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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    30/07/2019

    La benda

    Filed under: — JE6 @ 09:34

    [Cose scritte altrove]

    Io, da figlio di carabiniere, sulla cosa della foto della benda non ho sentimenti contrastanti: è una porcata. La benda, non la foto. Fatta questa necessaria premessa, poi va detta un’altra cosa: le forze dell’ordine vanno educate, vanno formate a fare il loro lavoro, soprattutto quello lì, quello brutto sporco e cattivo. Vale la stessa cosa per i professori/insegnanti/maestri, vale la stessa cosa per i medici e gli infermieri, vale la stessa cosa per una serie di altri lavori particolari nei quali c’è una componente che non so bene come definire perché il mio vocabolario è quello che è ma sento che ha a che fare non con la tecnica, con gli strumenti, ma con il modo di stare al mondo. Avere a che fare con la gente, con le persone, con i singoli esseri umani è tutto tranne che facile: in generale, diciamo; praticamente sempre. Quando però tocca farlo sotto la pressione di circostanze nelle quali una persona cosiddetta “normale” – un impiegato del terziario più o meno avanzato, giusto per fare un esempio dettato dal guardarsi nello specchio – viene per sua fortuna a trovarsi molto raramente per non dire mai (tipo avere tra le mani il probabile/possibile/presunto assassino di un collega, o dover spiegare Platone a un quindicenne di un quartiere a forte densità delinquenziale), allora c’è bisogno di ricorrere a qualcosa che non è detto sia stato donato da madre natura. Ed è nell’interesse di tutti che quel qualcosa venga dato.

    [Una piccola aggiunta: è una porcata anche la foto, ma temo che non siano i tempi giusti per argomentare pure questa cosa]

    15/07/2019

    Fiscal Chernobyl

    Filed under: — JE6 @ 10:12

    (…) È stato in quel momento, fermo a un semaforo nell’intermittente forno dell’estate milanese, che mi è tornata in mente una scena che mi sta accompagnando da poco meno di due anni. Eravamo tutti e nove, quelli del gruppo bizzarramente assortito che aveva investito qualche giorno della sua vita e qualche centinaio di euro dei suoi risparmi per andare a vedere i resti di una catastrofe nucleare; stavamo all’interno di una torre di raffreddamento, un prodigio incompiuto ed enorme, messi in semicerchio davanti a Igor, il ragazzo di Kiev che ci faceva da guida. Qualcuno gli aveva appena chiesto quale sarebbe stato il destino, cosa ne avrebbero fatto di quel posto che ha la stessa indefinibile maestosità di una cattedrale medievale e l’identica mancanza di futuro di un giocattolo rotto, e per una frazione di secondo, prima di rispondere, vedemmo passargli sul volto l’espressione di chi si chiedeva se eravamo veramente così cretini da aver fatto sul serio quella domanda.

    Il resto lo trovate qui, su Left Wing.

    01/07/2019

    I cimiteri di Trieste

    Filed under: — JE6 @ 09:53

    Avevo un’oretta libera prima di pranzare nella microscopica trattoria dove vado di solito, tenuta da una profuga dalmata sposata con un ex camionista del Testaccio, e l’ho passata, appunto, per cimiteri. Plurale, perché quella città meravigliosa ne ha sette, tutti raccolti in forse meno di mezzo chilometro.

    Sono tornato a Trieste, e ho scritto una cosa che sta su Leftwing.