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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    30/4/2004

    Digital Vesuvio

    Filed under: — Squonk @ 16:52

    Mi pare doveroso segnalare Culture Digitali, il blog del convegno organizzato dalla Facoltà di Sociologia dell’Università Federico II di Napoli.
    C’è di mezzo gente seria ma non seriosa come Giuseppe Guru Granieri e Paolo Valdemarin; insomma, non dovrebbe essere un altro BlogAge.

    Tough stuff

    Filed under: — Squonk @ 14:48

    Uh, quante volte i commenti nobilitano i post (magari già nobili di per sè).
    Licenziamentodelpoeta cita Tom Wolfe, chez Jacopo: “… mai presumere che il lettore debba interessarsi a noi: nello scritto dev’esserci roba tosta (lui disse “tough stuff”), roba che lo tenga incollato alla pagina, e non i fatti nostri. E forse, per chiarire il concetto, vale la pena di riportare qui ciò che disse allora: – Io sono una persona comune, tu sei una persona comune, non abbiamo fatto la guerra, non siamo stati in galera, non abbiamo ammazzato nessuno, siamo stati entrambi a letto con un numero di donne più o meno normale, io mi sono sposato e ho fatto dei figli, tu per ora no. Che può fregargliene al lettore di quello che abbiamo fatto noi due? Niente. Ti puoi permettere di ammorbare il lettore con la roba che hai fatto tu nella vita? No”.
    Mi tocca chiudere il blog.
    PS – Non scherzo.

    Il Giovanni

    Filed under: — Squonk @ 09:36

    E’ raro che passi nella sala dei biliardi. Il Giovanni è uno di quelli che arriva alle tre del pomeriggio, grazie ad una pensione concessa troppo presto e con troppa benevolenza, per mettere subito le gambe sotto il tavolo del ramino.
    Da lì si alza a sera, con la camicia stropicciata, il nodo della cravatta allentato, gli occhi rossi per le mille sigarette, le dita coperte di nicotina e della tipica patina untuosa delle Dal Negro passate di mano in mano per ore e ore.
    A volte, ma non più di una per pomeriggio, si alza per andare a pisciare dietro quella porta sulla quale sta una targhetta che, involontariamente ironica, recita “servizi igienici”. Si sgranchisce le gambe, butta l’occhio sul tavolo dove corrono le biglie e cadono i birilli. Ci vede ma non ci guarda. Noi ricambiamo, chè in una garuffa con taglio a tenere c’è – per noi – un’arte che gente come lui non sarà mai in grado di capire.
    Marmoreo, il Giovanni se ne torna al suo tavolo, a far girare le carte, a farsi cadere la cenere sui pantaloni, a perdere implacabile la sua pensione e chissà dove cazzo li trova i soldi per arrivare alla fine del mese, se ne torna alla sua vita per noi insensata ed inutile.
    A sera, ognuno se ne torna a casa propria. Noi, il Giovanni ce lo immaginiamo seduto davanti ad un piatto di pasta, in silenzio, chiuso a pensare a quando avrebbe dovuto tirare su il cinque di cuori e calare subito il tris e non l’ha fatto e vaffanculo quanti soldi ho perso, mentre la moglie accende la piccola televisione della cucina ed inizia, come ogni sera, a pensare a quanto le piacerebbe farsi scopare da uno, uno qualsiasi, uno purchessia degli attori di “Un posto al sole”.