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    28/11/2006

    Saluti da Chioggia – 5. Jackie Tonight

    Filed under: — Sir Squonk @ 22:32

    Entro in una calle, della quale leggo e subito dimentico il nome. Mi fermo davanti a una piccola porta di legno, a fianco della quale stanno un cartello con i nomi di alcuni piatti e un lumino da morto. Acceso. Chiedo all’uomo che sta sulla soglia se il locale è aperto. Mi dice che quella è una casa privata, che dà da mangiare solo agli amici che vengono a trovarlo “da mezzo mondo”, ma che se ho voglia e piacere mi offre un bicchiere di rosso – “hai da fare?”, “no, ma non ti voglio disturbare”, “ma entra, allora non hai capito niente”.
    Entro, e l’uomo, che sembra John Lennon in versione guru indiano – solo, senza occhiali – dopo due minuti mi ha piazzato in mano un bicchiere, e dopo due minuti e mezzo lo ha riempito di un rosso fresco e abbastanza leggero da scendere con facilità quasi eccessiva. “Hai mangiato?” mi fa. “No, stavo giusto andando a cena, è per quello che ti ho chiesto se il locale era aperto, pensavo che fosse un piccolo ristorante”. “Siediti, ti preparo un pesce che neanche te lo sogni”.
    A volte non ti rendi nemmeno conto delle cose che succedono. Così, cinque minuti fa camminavo vicino ad un canale che sfocia in laguna, e adesso sono seduto in un locale microscopico, poco illuminato, con la panca appoggiata ad un confessionale rubato in chissà quale chiesa, a guardare un perfetto sconosciuto che dice di chiamarsi Jackie Tonight mettere sulla griglia un pesce enorme e un pezzo di polenta – “siediti e versati quello che vuoi”, mi dice. Arriva con una padella di cozze, mentre mi racconta dei suoi nove fratelli, uno che fa il cantante e l’altro che ha perso una miniera di diamanti, la madre in un ricovero di San Giovanni Lupatoto in attesa della pensione di guerra del padre marinaio morto a quarantanove anni dopo essere stato accusato di diserzione per aver lasciato il porto di Trieste per andare a vedere uno dei dieci figli appena nati, le vincite al lotto, il figlio che lavora in fabbrica e la moglie che fa la cuoca negli alberghi, “io mi sono ritirato da tutto, sto qui e offro quello che ho a chi entra, e non me ne frega più un cazzo”, ed è tutto un mix di storie vere o verosimili e di millanterie straordinarie, mentre inizio a mangiare pesce – pesce! io che lo odio – e polenta e vino, “sai, oggi mi sono fatto qualche bicchiere più del solito, ma sono contento così, e poi questo pesce alla Pecos Bill com’è?” – “Buono, cazzo, sul serio”.
    Parliamo per un’ora, “di dove sei?” mi chiede, e io “Milano”, e lui “Quando torni a casa dillo in giro che sei stato da Jackie Tonight, digli di venire che qui un bicchiere di vino c’è per tutti”, e alla fine mi fa fare il giro della casa, e giuro che in una stanza ha una bara, e c’è uno spazio che chiama “la mia tomba” e c’è la sua foto da giovane come se fosse appesa su una lapide e poco sotto un lumino come quello che stava fuori in strada, poi insisto per pagare, per lasciare qualche soldo non per il pesce che ho mangiato io ma per quello che mangerà qualcun altro come me, domani o dopo, ma Jackie Tonight non vuole nulla, dice “mi ha fatto piacere trovare un amico che viene da fuori”, poi esco, mi stringe forte la mano, mi dice di guidare piano, e salgo gli scalini di un ponte che scavalca un canale.

    Saluti da Chioggia – 4. Nonni

    Filed under: — Sir Squonk @ 22:11

    Cammino guardando i pescherecci che iniziano a prepararsi per la notte. I marinai mettono a posto le reti, scambiano quattro parole, mentre in sottofondo si sente il borbottio dei motori. Leggo i nomi che vengono dati alle barche: Obbedisco, Chimera, Mistral. E poi, i nonni. Nonna Guerina. Nonno Milio. Nonno Brando. Vogliono bene ai loro vecchi, da queste parti.

    Saluti da Chioggia – 3. Panni

    Filed under: — Sir Squonk @ 22:08

    Non so voi, ma io sono cresciuto credendo alla leggenda che i panni venissero stesi ai balconi solo al sud – e, al nord, solo dai meridionali. E invece, qui è tutta una teoria di lenzuola, magliette, scarpe, mutande, giubbotti, canottiere, decine di fili tirati da una finestra all’altra, e panni, panni, panni.

    Saluti da Chioggia – 2. Turista per caso

    Filed under: — Sir Squonk @ 22:06

    A furia di girare l’Europa in luoghi improbabili dai nomi a volte grotteschi, finisci per dimenticare che hai ancora mille posti da vedere e dai quali farti stupire giusto a due o tre ore da casa tua. Così, giro stupito per le vie di Chioggia, una micro-Venezia della quale non conoscevo l’esistenza, fermandomi a guardare i campanili, gli infissi in legno, i canali, i muri color pastello. Al telefono, Claudia mi dice “con la macchina venga sempre dritto, quando sta per finire in acqua giri a destra e arriva all’albergo”, seguo le istruzioni e mi trovo a mettere le ruote a cinquanta centimetri dall’acqua della laguna. Cammino per l’isola pedonale, che è stracolma di gente alle sette di sera – penso a Milano, poi decido di godermi la serata, telefono a casa, sta ballando il primo dente della persona corta, dietro una tenda vedo una signora in pigiama.

    Saluti da Chioggia – 1. Il panorama

    Filed under: — Sir Squonk @ 22:00

    I sessanta chilometri che dividono Mogliano Veneto da Chioggia sono il ritratto dell’Italia. Ville magnifiche, di una pulizia delle linee e di un gusto che lasciano basiti. Mobilifici. Pizzerie. Da Betto, da Toni. Ciminiere. La laguna, i canali, mucche al pascolo ai lati della Romea. Mentre scende la luce nel grigio di novembre, si vedono le luminarie dei Tir – CB Stefano – attraversare la pianura. L’entrata a Chioggia è di una bellezza che mette quasi malinconia, con l’acqua a destra e a sinistra. Le gru del porto. Sessanta chilometri.

    Prendere la palla al balzo

    Filed under: — Sir Squonk @ 10:43

    A me hanno insegnato che non bisogna mai lasciarsi scappare le buone occasioni.
    La Stampa

    A caso

    Filed under: — Sir Squonk @ 09:16

    Non pensate anche voi che il criterio con il quale vengono messi i cartelli con i limiti di velocità sulle autostrade italiane sia quello della disponibilità di magazzino?