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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    12/10/2018

    The Game

    Filed under: — JE6 @ 08:56

    Non vi sarà sfuggito che qualche giorno fa è uscito il nuovo libro di Alessandro Baricco: che facciate parte del vasto gruppo di eternamente infastiditi dalla sua sola e semplice esistenza in vita o siate perdutamente innamorati della più bella coppia di avambracci della letteratura italiana (per quel che conta: io faccio parte della seconda categoria, arrivando alla perversione di non perdermi nemmeno una delle sue lectures e di apprezzare tutta la sua produzione, in particolare quella saggistica) difficilmente non vi siete imbattuti in una qualche forma di promozione di The Game – un banner, una manchette, un’intervista a Vanity Fair, un passaggio radiofonico da Massimo Giannini.

    Il resto qui, su Left Wing.

    04/10/2018

    La casa vuota della sinistra

    Filed under: — JE6 @ 15:46

    (…) sarà che quando si ha la sensazione di vivere tempi grami si cede più facilmente alla tentazione di saperne di più delle disgrazie altrui, sta di fatto che sono diventato un fan del genere letterario “instant book dalla Casa Bianca” – Michael Wolff prima e Bob Woodward poi, in attesa di qualcuno che attenda almeno il termine del primo (ma temo non ultimo) mandato di Trump per scrivere qualcosa che esca dal perimetro “rivista da sala di aspetto del dentista – libro di Travaglio scritto un po’ meglio di quanto farebbe Travaglio stesso”, magari inserendolo in un contesto storico più approfondito. Non voglio però darti l’idea che queste letture siano state tempo perso: qualcosa di buono si trova sempre (e d’altra parte, a essere sinceri fino in fondo, ci sono poche cose più interessanti di un buon pettegolezzo ben raccontato).

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    04/06/2018

    Manifestazioni molto pacifiche

    Filed under: — JE6 @ 14:26

    (…) Insomma, vuoi per la comodità, vuoi perché oggi non voti Pd se non hai almeno una seconda casa a Varigotti, la piazza era piena di cloni di Nanni Moretti, faceva solo troppo caldo per la giacca di velluto a coste con le toppe sui gomiti. Come dire: non vinceremo mai con elettori di questo tipo. Che poi, cara Left Wing: piena. Piazza della Scala non è esattamente il Circo Massimo e se è vero come ci hanno detto dal palco che erano arrivati compagni (no, aspetta, come si chiamano adesso? Amici? Semplici conoscenti come quelli delle Sturmtruppen?) dal Veneto e dal Piemonte, dalle valli lombarde e dall’Emilia Romagna ecco, allora proprio tanti non eravamo. Ma non importa: pochi ma buoni, santocielo.
    E poi.

    Il resto qui, su Left Wing.

    14/05/2018

    La moneta di Prizren

    Filed under: — JE6 @ 11:41

    (…) Mi ero fermato in un locale per chiedere una birra, meritata dopo tre ore di guida lungo le strade e in mezzo alle montagne albanesi; avevo deciso di andare in Kosovo all’ultimo momento, per un buco del programma di lavoro che mi portava a Tirana, Durrës e Berat: per quanto ne sapevo, nella mia placida ignoranza, quella era una specie di ulteriore provincia albanese dotata di uno status giuridico non chiarissimo, né più ne meno che una dependance albanese. Invece il cameriere mi ha detto a brutto muso che non avrebbe accettato i Lek con i quali volevo pagare e che avrei fatto meglio a farmi cambiare quei pezzi di carta che lì, a una ventina di chilometri dal confine, non avevano alcun valore. Rapidamente ho capito che quella era la regola locale, che valeva senza eccezioni per i bar e i venditori di souvenir e i ristoranti e le decine di chioschi che si mantengono vendendo il servizio di fotocopiatura – apparentemente uno dei più richiesti dalla popolazione locale. Gli esercenti kosovari non volevano nemmeno usare la cortesia solita in Canton Ticino, quella di accettare il pagamento in euro a patto di poter dare il resto in franchi svizzeri. Così ho chiesto indicazioni, mi sono fatto dire dove stava il cambiavalute locale, ho costeggiato la riva destra della Bistrica, ho aperto il portafogli, ho tirato fuori il biglietto da 1000 Lek e ho aspettato l’equivalente in valuta locale. Che ho scoperto essere l’euro.

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    10/04/2018

    Le finte della storia

    Filed under: — JE6 @ 11:00

    (…) È il momento in cui le sedici migliori squadre (su trenta che fanno parte della lega: una selezione talmente lasca da far pensare a un cedimento proporzionalista) si preparano alla parte più difficile della stagione, sfruttando gli ultimi possibili giorni di riposo e affinando gli schemi. A proposito di questi ultimi, ce n’è uno affascinante anche per i profani: si chiama backdoor e sostanzialmente consiste nella finta che il giocatore che dovrebbe ricevere la palla fa rispetto al difensore che lo ha anticipato bloccandogli il primo passaggio, per sgusciargli alle spalle e raccogliere la palla in vicinanza del canestro con una sorta di marameo. La reazione tipica dei difensori è un mix di irritazione e sconcerto, una cosa tipo ma come abbiamo fatto a farci uccellare come dei fessi in questo modo; negli spettatori, anche tra quelli che tifano per la squadra che ha segnato, si diffonde una sorta di compassione affettuosa nei confronti di chi se ne stava con gli occhi da lince fissi sul playmaker avversario, concentrato fino allo spasimo e sicuro di avercela fatta a bloccare l’azione d’attacco, che si gira e si ritrova gabbato senza aver capito come, e quando, e perché: ci siamo passati tutti nella vita, in fondo.

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    12/10/2017

    Lontano da dove

    Filed under: — JE6 @ 17:04

    Ieri è stata una giornata come molte altre per uno che fa il mio lavoro (in sostanza: vendere). Alle 8.30 sono partito da Milano. Alle 9.05 sono entrato in Svizzera. Alle 9.55, dopo aver sperimentato l’inatteso talento dei ticinesi di incasinare i numeri civici in un modo da far invidia ai cinesi, cercando di raggiungere gli uffici direzionali delle poste elvetiche sono finito prima in un solarium gestito da una signora apparentemente slava e poi dentro una chiesa di avventisti orientali (nel bel mezzo della loro funzione, ma questa è un’altra storia). Alle 13.40 ho fatto ingresso a Cinisello Balsamo, che ci tiene a far sapere di essere e considerarsi «città europea». Alle 14.00 mi sono seduto per mangiare una pizza margherita cucinata da un ragazzo turco in un locale adornato da gigantografie della Cappadocia e di Istanbul. Alle 17.30 ero nuovamente a Milano, per un appuntamento con un signore il cui cognome denunciava chiaramente l’origine sarda, stipendiato da una nota casa automobilistica francese.

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    25/03/2017

    Compagni

    Filed under: — JE6 @ 13:27

    (…) Ho scoperto oggi che «kermesse» viene dalle parole olandesi «kerk» (chiesa) e «mis» (messa) e insomma stava a indicare non un evento ciclistico ma la messa in onore del santo patrono. Mai termine fu più azzeccato, insomma.

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    23/03/2017

    L’Italia fuori dalla mischia

    Filed under: — JE6 @ 13:25

    (…) secondo il più classico dei cliché siamo i maestri dell’arte di arrangiarsi, i prìncipi della deroga, i visconti della variante in corso d’opera. Siamo quelli che hanno avuto come ministro dell’economia il teorico della finanza creativa, quelli che passano metà del loro tempo a cercare di intortare Bruxelles sull’interpretazione delle regole di bilancio facendo schizzare la pressione arteriosa dei tedeschi e degli olandesi.

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    21/03/2017

    Oval Office

    Filed under: — JE6 @ 13:25

    (…) Forse c’è che esistono alcuni momenti speciali nella vita, e sono pochissimi, nei quali provi la sensazione precisa e inspiegabile di fare parte di qualcosa che è molto più grande di te. Succede essenzialmente grazie a due cose, la musica e lo sport (e la politica se abiti a Milano e vince Pisapia). Quei due secondi nei quali Tardelli si passa la palla sul sinistro e tira e tu e tutti gli altri vicino a te vi alzate seguendo la striscia perfetta che entra vicino al palo e gridate e vi abbracciate mentre lui corre impazzito dalla gioia, per dire. O l’istante in cui Jagger grida I can’t get no e tu e tutti gli altri vicini a te rispondete Satisfaction – c’è un bellissimo verso di Lucio Dalla che la dice bene, dice tre milioni e il respiro di un polmone solo.

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    19/02/2017

    Tennis, tv, trigonometria, scissione

    Filed under: — JE6 @ 18:23

    «Sembrava che chiunque stavo seguendo iniziasse a giocare meglio. La maggior parte di loro erano già piuttosto bravi, io li portavo a un altro livello. Mi faceva sentire bene vederli avere successo e vederli felici».

    La storia di Michael Joyce e qualche pensiero sulla bellezza dell’insegnare e del passare le cose buone che abbiamo imparato, su Left Wing.