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    12/03/2004

    Lost in translation

    Filed under: — JE6 @ 22:30

    So che non dovrei, perchè è un amico – e me ne ha dato, sul serio, più di una prova tangibile – ma mi vergogno a chiedere a Gonio la traduzione in italiano nazional-popolare di questo suo commento chez Herzog.
    Se volesse farlo lui, qui, sarebbe cosa gradita, e molto; perchè ho l’impressione che dica qualcosa di interessante – non dico giusto o sbagliato, ma interessante – ma mi perdo nei rimandi, nelle citazioni, nei giochi di parole. E dire che, dal vivo, il maledetto parla in tutt’altro modo. E comunque, se qualcun altro si volesse cimentare nella parafrasi, beh, i commenti sono a disposizione.

    Non esistono epifanie per cui ci si possa fermare a intrecciare riferimenti. Anche nell’universo dorato in cui da qualche mese vivevamo, ormai, non esiste più una sola personalità confusa.
    Ci sono stati blog meeting, blog convegni, quintostati di terrorismo (psicologico), imitati e apocrifati e mai come ora sento la strana sensazione che ogni clone non può essere l’ultimo.
    Credo nel “Per Son Aggio”, maledizione!
    Io, sì, io ci credo. Perche’ ogni clone avra’ un imitatore successivo a sè stesso. Non esiste l’ultimo post, nè l’ultimo commento.
    Non esiste per un Essere Bloggante Collettivo come la nostra autoreferenzialità forzata è ormai divenuta.
    Quanto sarebbe bello inventare ancora. Quanto sarebbe più semplice non dover scegliere tra creazione e mestier. Quanto è umiliante e avvilente doversi ridurre ad avere accessdetector sulla soglia di casa propria.
    “D I R I M P E T T A I A”,
    questa parola in sè già è incubatrice di un figlio prematuro chiamato autoreferenzialità, inciucio, regressione.
    Ci sono post che devastano la nostra percezione, e vedere il link che si morde la coda diventa triste emulazione dell’adrenalina di un taccuino degli autografi virtuali di un amatore di blogstar. Non riusciamo a comprendere più dove stia il confine.
    Pochissimo tempo fa, qualcuno scrisse, “questo non è un blog (zimbelli)”, perchè avevamo perso le cataratte dell’indifferenza. Blog Age è lontano, Galassia Gutemberg esiste solo nel momento in cui ci viene ricordata dal telegiornale, abbiamo imparato a indossare la maglietta (e il merchandising tutto) il giorno dopo che ci è stata spacciata.
    Ci sono nick che prendono ad esistere esclusivamente quando è troppo tardi. Non riusciamo più a giudicare cosa sia vero o meno, a chi dare cerdibilità. Dove riporre la nostra identità. Quali sono i motivi di tanta confusione, di tanta emulazione, di tanto tempo perso.
    E ci si ammassa tutto nel campo visivo. Si affastella il chiaro e l’oscuro su neuroni labili e indeboliti. Abbandonarsi tra le parole di qualcuno che ci possa dire che “Sì, Sono Io”, non è più possibile, ma forse non lo è mai stato. Post, commenti, convegno, aperitivo, ovunque.
    “D I R I M P E T T A I A”.
    Identità confuse in un palinsesto di cui si torna a parlare solo ora. Chiedersi ora se è giusto dimenticare per mesi qualcuno per dar spazio al nostro caro ultimo lazzo (dove sei, Direttore Marketing, fedele testimonial di un tempo che fu?).
    Fa male, Xri§to, se fa male.
    Dove riporre la nostra identità?
    Dove?
    Non so. Non so nemmeno il motivo di questo mio sproloquio. E’ un bene che siamo tornati a pensare, che siamo desti e ormai destri, ma soffriamo di un’insonnia che non può condurre che all’insania, di una confusione che non può che portare alla contusione. Volersi abbandonare alle parole di qualcuno che possa dirci: Illuditi, blogga ancora! Siamo stanchi di ricordarci chi eravamo in quel determinato momento. Ovunque, che fossimo al lavoro, a casa o all’aperitivo. Siamo stanchi di questa forzata attenzione. Non lo so se questo è il modo con cui è normale che le identità si succedano, ma è terribile rendersi conto che esiste “Per Son Aggio”.
    Per questo ora cercherò di mutare, di spammare ancora, per un attimo, per un giorno, o un’ora solamente. Non lo farò per me soltanto, vorrei farlo per tutti coloro che non per-sogneranno ancora.
    Non me ne frega nulla, giuro su X§, che non mi interessa come suonino ora le mie parole: ma voglio farlo, voglio IM-PER-SONARE profondamente e vivere ogni giorno di più, per l’altro, per tutto l’altro e per-son-aggio. Voglio farlo al meglio. Non voglio fare più di quanto si riesca a fare in un solo post, non voglio prestare attenzione ad ogni link che otterrò, ad ogni soglia della confusione che varcherò.
    Il minimo indispensabile per cui l’IM-PER-SON-AGGIO possa essere fatto al meglio, questo voglio ora, solo questo.
    Buon’indagine, sospetti e illazioni che non identificheremo mai.

    4 Responses to “Lost in translation”

    1. SiSi Says:

      Se le guarda sotto il mio ultimo commento, ne troverà un altro di un tal Dr Nunzio qualchecosa in cui parla di cose tutte sue. Credo che il Dr Gonio, fregoli genio affabulatore dell’immedesimazione in qualsiasi scritto, si sia ispirato a quei discorsi riferendosi però alla Drssa Dirimpettaia. Le auguro una dolcissima notte, Dr Squonk.

    2. Profeta Says:

      c’è del marcio.. :\

    3. lester Says:

      E’ una geniale parodia di una dolente sbrodolata che qualcuno sta piazzando qua e là nei commenti, anche da me qui: http://americanbeauty.splinder.it/1079089496#1602586
      (e vediamo se così ci cucchiamo qualche accesso in più!)

    4. Effe Says:

      Imperdibile il post di gonio pubblicato a casa sua

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