< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"

    "Post sotto l'albero 2010"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • “Al Corvetto”
  • Dare casa alle cose
  • Il criterio mancante
  • La vita degli altri
  • Grandi Progetti
  • Cinquanta
  • Beau geste
  • Running, standing still
  • Quello che te ne resta
  • Call the call a call
  • December 2004
    M T W T F S S
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    2728293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    17/12/2004

    Dimmi cosa leggi

    Filed under: — JE6 @ 10:21

    Da qualche tempo, su Herzog si svolgono interessanti (benchè un filo troppo “elevate”, per i periti aziendali come il sottoscritto) discussioni letterarie.
    Leggendole, e comparandole con altre dissertazioni/recensioni nelle quali mi imbatto now and then, ragionavo sul fatto che le affinità di lettura sono tra le più forti ed indicative delle affinità tra persone – o meglio tra culture e stili di vita.
    Per dire, da una parte chi legge Eggers, Foster Wallace, Palahnjuk. Dall’altra chi legge Pessoa, Chatwin, Proust. Ecco, se esiste davvero una “scuola milanese” del blog, credo che questo abbia molto a che fare con le letture condivise, più che con il vivere nella stessa città.

    35 Responses to “Dimmi cosa leggi”

    1. Achille Says:

      Io leggo chatwin, foster wallace palahnjuk.
      Non leggo proust
      Non mi piace Eggers

      Di che scuola sono?

      P.s. Internos (arriva, entro stasera giuro che arrva)

    2. PlacidaSignora Says:

      Io leggo tutti.

    3. La Lipperini Says:

      Mi sento apolide, Sir. Io leggo quelli delle due scuole, più Stephen King. E faccio follie per Neil Gaiman. chi sono? da dove vengo? dove vado?

    4. Squonk Says:

      Mah, intendiamoci, la mia è una grossolana semplificazione. Il mondo non è fatto in bianco e nero, se mi permettete la banalità. Ognuno di noi, se non è affetto da pericolose monomaniacalità, spazia da un continente all’altro della letteratura (e della televisione, e del cinema, e della musica, eccetera).
      Ma, detto questo, sono convinto che le letture preferite (ecco, questo è il punto: quelle preferite, non tutte quelle che si fanno, magari solo per curiosità se non addirittura per dovere) dicono molto di noi, del nostro stile di vita, dei nostri riferimenti culturali. Per dire, io devo ancora affrontare i classici russi; eppure, so anche che, prima di portarmi a letto Dostojevski, devo e voglio passare da “Infinite Jest” di Foster Wallace. E che, prima di guardare per intero “Via col vento”, devo passare attraverso le due ultime stagioni di E.R. e la prima serie di C.S.I. New York.

    5. La Lipperini Says:

      Io direi, “tutte” le stagioni di E.R., eh?

    6. Squonk Says:

      Quelle precedenti le ho già viste, ça va sans dire.

    7. sere Says:

      sono stata dalle parti di pessoa e proust, mi diverto più di qua: deve essere stata la folgorazione dei capelli strani. e poi c’è il signor lansdale ma niente CSI – e niente Buffy, per carità. non credevo fosse possibile arrivare ai diciotto anni senza aver mai visto ‘via col vento’.

    8. tt Says:

      le ultime letture di grande intensità sono arrivate sul comodino direttamente dal remainder’s di fiducia e sono del tutto a-tipici. non mi colloco. provo un vago senso di non-appartenenza.

    9. tt Says:

      a-tipiche, non a-tipici.

    10. jorma Says:

      Non credo sia cosi’, secondo me e’ molto piu’ complicato.

    11. Zu Says:

      Bello il giochetto dei tris. Allora dico: Scorza, Izzo, Vonnegut.

    12. Squonk Says:

      Sere: si può, e con una certa leggerezza d’animo. E comunque, io e quel film non ci dobbiamo incontrare: pensi che quando sono stato ad Atlanta si è incendiata la casa natale di Margareth Mitchell. Ma giuro che non sono stato io.
      tt & jorma: ripeto, so che le cose sono più complicate di così. Ma credo anche di aver scritto una banalità (e quindi piuttosto vera).
      Zu: la cosa è involontaria, giuro. Scorza e Izzo non li conosco, di Vonnegut ho letto solo “Mattatoio” e mi ha deluso un po’.

    13. sere Says:

      e l’hanno comunque dichiarata maggiorenne? fiddle dee dee. [non sto nella pelle, sa?]

    14. lester Says:

      Io sto sempre “leggendo qualcosa” ma con pochissimo metodo; mi piacciono i libri singolarmente, non gli autori. Non saprei citare qualcuno di cui ho letto veramente molto, a parte King e, ora che ci penso, Asimov. Ammetto che la maggior parte è robetta best-seller, l’equivalente letterario di McDonald, come dice proprio King di se stesso.
      Ah, Sir, Via col vento è un polpettone perdibilissimo, col permesso di sere.

    15. Gilgamesh Says:

      Io pure appartengo alla categoria dei lettori onnivori.

      Leggo anche quel che non mi piace, anche perchè difficilmente potrei dire con cognizione di causa che un libro non mi piace senza averlo letto. E in genere quando vedo citato un autore che non conosco, cerco di leggere perlomeno qualche recensione o un digest per capire se potrebbe interssarmi.

      L’unico limite è il tempo. Sono un lettore piuttosto veloce oltre che vorace, ma il fatto di occuparmi anche d’altro mi costringe a fare delle scelte.

      Curioso ritrovare qui sia Mitì che LaLipperini dato che, senza aver letto qua, nei commenti del post di Effe di cui si parla, facevo riferimento a entrambe.

      Sia detto per inciso, anche io adoro Neil Gaman e mi ha perfino sfiorato l’idea di candidarmi come traduttore di “Smoke and Mirrors”, raccolta di racconti al momento inedita in Italia, e di “Good Omens” scritto a quattro mani con Terry Pratchett, pur di vederli pubblicati.
      Chissà che dopo il successo di Coraline qualche editore interessato non prenda contatti con chi ne detiene i diritti.

      Sir Mahatma Squonk (per curiosità, a chi si deve la middle initial? È qualcuno che le voleva bene, per definirla Grande Anima, direi. Oppure voleva solo creare l’acronimo SMS?) vorrei segnalare a Lei e a chi passasse di qua e fosse interessato che dovrebbe/potrebbe aggiornare il link della licenza Creative Commons. È ormai ufficiale l’annuncio della disponibilità del testo italiano della stessa, adattato al nostro ordinamento giuridico con la benedzione di Lawrence Lessig (del quale peraltro è andata in onda una breve intervista poche ore fa su Rai3).

    16. AleRoots Says:

      Prima di buttarsi in Dostojevski passare sotto le forche caudine di David Foster Wallace, e oltretutto Infinite Jest?
      Un punto di vista che trovo anomale e di cui mi sfugge il rationale.
      Quando (ri)leggo un libro di Dostojevski (esempio uno per tutti “Il giocatore”, tra l’altro scritto di fretta e furia per damocliane esigenze editoriali) non manco di stupirmi di come 120 anni dopo essere stati scritti tali libri siano ancora attuali, godibili, vivi (e non solo dal punto di vista “letterario” e culturale, anche come romanzi “intrattenimento” tout court).
      IJ l’ho letto pochi mesi fa, l’ho assorbito e amato, quasi sicuramente sarà nella mia top ten letture 2004, però se devo sceglierne uno dei due da inserire nella categoria che sembri intendere “Classici Un Po’ Aged Ma Che Hanno (Avuto?) Un Loro Perché E Comunque Vale La Pena Sforzarsi Di Leggere”, bhè, senza esitazione ci metto DFW.

    17. Squonk Says:

      Lester+Gilga: non confonderei il leggere tanti libri diversi con ciò che davvero piace, ciò che “rimane dentro”. Perchè è quello che ci qualifica come lettori, secondo me. Ed è sulla base di questa considerazione che ho scritto il post.
      AleRoots: non c’è una logica precisa, se non che i classici mi affascinano poco. Non metto in dubbio l’attualità dei grandi: in fondo, Shakespeare ha un senso ancora oggi. Però ho voglia di leggere qualcuno che mi racconti davvero il mio tempo – forse perchè faccio fatica a capirlo con la mia sola testolina.

    18. Gilgamesh Says:

      Si, ma intanto non m’ha detto chi per primo l’ha chiamata Mahatma, Sir.
      Non mi faccia “accusare” ingiustamente un’altra volta Lord Marquant, che poi mi s’adombra.

    19. Gilgamesh Says:

      Circa quel che “rimane dentro”, perfettamente d’accordo.

      Però, però… Ci sono libri che ho amato profondamente e che penso di ricordare alla perfezione eppure a rileggerli, a distanza di anni, ci ritrovo sempre qualcosa di nuovo.

      Un libro, talvolta, si comporta come una creatura viva. Magari, dipende anche dallo stato d’animo nel quale siamo quando lo leggiamo, quel che ci troviamo dentro. E quel che non ci troviamo a una prima lettura, ma magari a una seconda, o una terza. Che ne dice?

    20. floria/lorenza Says:

      Le prof. di lettere nel mio liceo son tutte, senza eccezioni, folgorate da Camilleri, che di conseguenza ( con atteggiamento piuttosto snobistico, lo ammetto) io non leggo per partito preso (viceversa sono una grande appassionata di S. King e mi piace, per dire, Valerio Evangelisti, autori che non godono di gran fama nelle aule scolastiche). Al momento sto leggendo Wallace ma non ho ancora capito se mi piace o meno. Per Dostojevski, letto a partire dai miei quindici anni in poi, non ho avuto di queste esitazioni. E se dico che mi piace Dante (che mi piace leggerlo per sfizio,voglio dire) vengo considerata irrecuperabile?

    21. Squonk Says:

      Gilga: la colpa è del piccolo Chettimar. Di più non le so dire.
      Lorenza: secondo me, con Camilleri ti perdi qualcosa. Non un’enormità, ma qualcosa di buono sì. King è sottovalutato; su Dante non mi pronuncio, ma “irrecuperabile” lo userei per altre perversioni.

    22. mafe Says:

      Io non posso commentare serenamente perché ieri pomeriggio la serie della Torre Nera [S. King], in questo dove e quando, è finita. All’inizio pensavo di essermi commossa, poi ho iniziato a singhiozzare, e mi viene da piangere ancora adesso (un po’ come quando è morto Ciccio). Diciamo grazie.
      Comunque, più che per scrittori, la mia affinità è con chi trova questo – piangere perché ti devi accomiatare da dei personaggi – assolutamente normale.

    23. b.georg Says:

      gli unici scrittori sicuri sono quelli morti (quelli che continuano ad esistere da morti). Il fatto che sia così ostico convincersi a leggerli ne è sufficiente testimonianza.
      Il resto lo leggiamo per piacevole distrazione, gradevole passatempo, quando non semplicemente per essere alla moda o per poter prendere la parola in società. E nel 90% dei casi si tratta di carta da camino.
      Per dire: qualcuno di voi ha sentito pronunciare anche per sbaglio negli ultimi 15 anni le parole “Alberto Moravia”?
      Sic transit…

    24. Squonk Says:

      BG, non sono del tutto d’accordo. Estremizzando – ma non troppo – il tuo pensiero, si direbbe che la qualità viene premiata solo “dopo”, e nemmeno sempre. Insomma…

    25. mafe Says:

      Leggere gli scrittori morti è ostico perché ce li hanno fatti odiare a scuola. E poi, a un certo punto finiscono 🙂

    26. b.georg Says:

      sergio, conosci altro criterio? non troverai alcun critico letterario onesto che te ne indichi uno (e questo, il solo che c’è, è goliardico, va da sé).
      mafe: dubito che ti abbiano fatto odiare a scuola Flaubert. O Gadda. O Gombrowicz. Di gente ne muore continuamente, credimi. Dopodiché si legge di tutto, of course, ed è divertente (una dei veri motivi per cui si leggono i contemporanei) scommettere su chi sopravviverà a se stesso. O anche bearsi di chi certamente non lo farà.

    27. mafe Says:

      Non parlo per me, che sono stata fortunata (e Flaubert certo che l’ho letto al liceo, insieme a Wilde, Coleridge, Melville, Conrad): è che chi lo è stato meno con i professori di solito tende a sfuggire a tutto ciò che sai di highbrow, Moravia compreso (che esempio facile-facile, dai).
      Che leggere i contemporanei sia divertente, beh. Carver e De Lillo divertenti? Dickens noioso? naaaaaaaaaaaaaa

    28. b.georg Says:

      divertente scommettere. leggere sovente una tortura (ma anche no). un po’ come certi doveri sociali, del resto.
      Esempio facile, infatti funziona 😉

    29. Squonk Says:

      Mi spiego meglio: per come la metti tu, sembra che il riconoscimento di qualità (non parlo di “successo”: quello è, in parte, un’altra cosa) dato ai contemporanei sia in massima parte infondato, perchè non sottoposto al setaccio del tempo e del gradimento dato da chi contemporaneo non lo è più. Mi pare, se ti interpreto correttamente, una descrizione “in bianco e nero”, proprio come quella che faccio io – sbagliando un po’ – nel post.
      E poi, credo che si possano trovare non pochi casi di autori che, nel corso del tempo, sono passati dalle stelle alle stalle e viceversa: se un lettore nasce nel periodo “stalle” si fa una certa idea, e se nasce nel periodo “stelle” se ne fa un’altra. Insomma, nulla è certo, nemmeno il tuo criterio.

    30. b.georg Says:

      proseguendo nell’ozio: non ho detto che sia un riconoscimento sicuramente infondato (tantomeno che sia impossibile trovare scrittori tra i vivi), ma che non c’è un criterio per sapere se lo sia. L’unico – goliardico, immagino sia evidente, e non mio ma copiato – è quello indicato. Non è che sia “meglio” imbarcarsi in Melville che in Wallace, mi limitavo a dire che è nettamente più sicuro (e 9 volte su 10, in casi simili, più formativo e persino piacevole. La distanza, anche se non ci protegge del tutto dalle mode, perlomeno fa giustizia degli abusivi e fa salire in superficie, di chi rimane, maggiore o minore che sia, la scrittura a scapito della dittatura del messaggio, da cui all’inizio è difficile prescindere, permettendo di vederne in controluce l’architettura reciproca. Difficile non consentire che il gusto si affina davvero, in ogni campo, sui classici).
      Che poi le cose “sicure” non siano necessariamente e sempre preferibili e che io sia il primo a smentire i miei propositi è un fatto assodato (per prudenza però leggerò prima “Oblio” di “Infinite”: la lettura di “Verso l’occidente” mi ha perplesso non poco)”

    31. mafe Says:

      Io non li capisco mai questi discorsi.
      I contemporanei, i classici, i mezzo-e-mezzo, li leggo per il piacere che danno, non per il valore che hanno. Qualcun altro davvero riesce a fare una cosa privata e impegnativa e spesso dolorosa come leggere un libro perché “validato” dal tempo o da qualcun altro?

    32. Squonk Says:

      Mafe, la questione è “come” ci si arriva, a certi libri. Passaparola, pubblicità, professori, bookcrossing, pura fatalità, e così via. Dopo, solo dopo, diventa una una faccenda privata. E certo, impegnativa, e talvolta dolorosa.
      BG: adesso ho capito, e sono sostanzialmente d’accordo. Insomma, basta spiegarsi (a volte).

    33. mafe Says:

      B.g, io leggerei “la ragazza dai capelli strani”, prima di Oblio. Meglio ancora i saggi di “tennis, tv, trigonometria e tornado”.
      Squonk, sul come si arriva ai libri sono andata in loop. E’ l’unico problema che non mi sono mai posta: i libri belli sono di più di quelli che posso umanamente leggere e non sono mai mancati…

    34. b.georg Says:

      mafe, fecit. e comunque non si partecipa a una discussione dichiaratamente oziosa per dire che è oziosa. E’ ozioso! 😉

    35. EvaCarriego Says:

      Conosco diversi stronzi che leggono Chatwin e Dostojevski e questo non me li rende affini.
      Invece con i lettori di Martin Mystere siamo come fratelli, praticamente.

    Leave a Reply