Diritti, doveri, varie ed eventuali
Poco tempo, oggi. Ma, per fortuna, c’è chi ha già scritto, e bene.
Io ho votato, come faccio sempre. Voto per rispetto di quegli anziani che domenica mattina erano al seggio con me, quelli che dicevano “io me lo ricordo com’era quando non si poteva”, voto per rispetto di tutti quelli che ancora oggi non possono farlo. Per questo la prossima volta che vedrò qualcuno di questi politici che si stanno congratulando con l’alto senso di responsabilità civile di chi si è astenuto, cercare di vendermi ancora la favoletta dell’esportazione di democrazia o inalberarsi per quegli “stati canaglia” che non hanno ancora lo strumento del voto, o commuoversi per le “libere” elezioni in Iraq, ecco, io chiedo che per decreto legge mi sia concesso di sputargli in un occhio. Detto questo, eravate liberi di astenervi e l’avete fatto, avete vinto, stravinto anzi. Ho come l’impressione che nei prossimi giorni il vostro non-voto sarà parecchio strumentalizzato, ma l’avete scelto, quindi affari vostri. Personalmente io sono piuttosto orgogliosa di quel timbro sulla tessera elettorale, sapevo di perdere ma ho giocato. (Patrizia)
L’astensione è un diritto, d’accordo. E i diritti di chi vota, di quelli vogliamo finalmente parlare? Il diritto all’inazione viene riconosciuto e difeso a spada tratta: perché quello all’azione deve essere sotteso al primo? Eliminiamo il quorum, dopodiché ognuno si faccia un po’ i diritti suoi. (Fainberg)