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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    08/12/2005

    La meglio gioventù (reprise)

    Filed under: — JE6 @ 16:38

    Luca risponde, con un lungo e argomentato post, a quanto scritto qui sotto qualche giorno fa, in tema di età e rinnovamento della classe dirigente italiana.
    Senza avere alcuna capacità di preveggenza, e senza nemmeno tacciare Luca di prevedibilità, dirò che mi attendevo tutte le obiezioni che mi vengono mosse: per il semplice motivo che alcune tra loro sono le stesse che farei io al mio ragionamento. Però.
    Luca scrive, riferendosi al sottoscritto: “Non credo che si trovi nessuno che possa obiettare al suo argomento: mentre si trovano moltissimi che il suo argomento lo usano strumentalmente e in cattiva fede per opporre resistenza a qualsiasi rinnovamento“. Bene: allora, il problema non sta nel contenuto del ragionamento in sè (che era “quello che conta è la capacità delle persone, non la loro età“), ma nel fatto che esso viene usato per difendere rendite di posizione piuttosto palesi, e quindi per continuare una distorsione che porta un italiano medio a nascere, crescere, diventare adulto e andare in pensione avendo costantemente Giulio Andreotti come compagno di strada.
    In altre parole, Luca mi fa notare che sostengo una tesi giusta in termini di principio, ma che, ciò nonostante, questa va forzata perchè rischia di rafforzare uno stato di cose non più sopportabile.
    Sarà. Io, però, continuo a pensare che intelligenza, preparazione e sintonia con il mondo non sono prerogativa dell’età: nè di quella avanzata, nè della gioventù (per inciso: estremizzando il ragionamento di Luca, ogni ventenne avrebbe diritto a guardare a gente come me e lui sbuffando di impazienza e roteando gli occhi, considerandoci come due insopportabili barbogi). A me andrebbe benissimo essere governato da un quarant(acinqu)enne, figuriamoci: purchè mi possa fidare di lui e mi possa riconoscere nella sua visione del mondo. Ora, sarò miope, o disattento, ma di gente di questo tipo, in giro ne vedo poca. Alla fine, i nomi sono sempre gli stessi: Enrico Letta, Matteo Arpe, Annamaria Artoni, Giuliano da Empoli e altri cinque o sei. Questa la si può definire una classe dirigente? Io ho parecchi dubbi, perchè una classe dirigente deve essere composta da centinaia, migliaia di persone capaci – appunto – di dirigere. Se penso al mondo che frequento tutti i giorni per motivi di lavoro, devo onestamente – e con rammarico – dire che il passaggio dai sessantenni ai quarantenni ci porterebbe come unico reale beneficio quello di vedere qualche faccia nuova al telegiornale. E questo non farebbe altro che dare il colpo di grazia alla credibilità, già non elevatissima, della mia generazione; spiace dirlo, ma se è vero che in molti si sono impegnati per non farci sedere al tavolo, è anche vero che quando ne abbiamo avuto la possibilità ci siamo giocati male le nostre carte. Trovatemi qualcuno che sappia mettere giù una scala reale per questo strambo paese, giuro che della sua carta d’identità non me ne frega nulla.
    Wittgenstein