Cambio di consonante
Leggevo questo pezzo del Professore, nella mezzoretta dedicata al refresh postvacanziero, e pensavo che la voglia di leggerezza, per avere senso e dare vera soddisfazione, si deve incastrare con la voglia di serietà – intesa come voglia di cose “fatte bene”, di dignità, di intelligenza.
Però, in questi giorni mi è capitato di buttare l’occhio alle vicende post-elettorali, i giochini di Franco e Francesco fatti da adulti che immaginiamo essere nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, e mi è capitato di vedere l’ultimo pezzo di Report sull’allegra combriccola che canta “three is the magic number”, di leggere un paio di pezzi che l’Economist ha scritto sul nostro scalcagnato paese, di guardare un paio di centinaia di miei simili e connazionali riuniti in un luogo di vacanza (e di guardare anche me stesso, quindi).
E, sempre a proposito di letture, ho appena finito il miglior libro del 2006, che ha contribuito non poco a deprimere ulteriormente le mie speranze nelle italiche genti – quorum ego. Così, riflettevo, sento di ritrovarmi perplesso e sospeso, in mezzo al guado; e capite che il cambio di consonante viene facile, purtroppo.
Farfintadiesseresani, Internetbookshop
May 1st, 2006 at 20:24
Fa’ come me, stordisciti col Gutturnio (anzi, vieni qua che organizziamo di stordirci insieme, sempre serissimamente, s’intende).
May 1st, 2006 at 21:00
A casa mi sto allenando col Nero d’Avola. Però forse dovrei smettere di leggere Carver, se desidero un’impennata dell’umore.
May 2nd, 2006 at 00:38
scusa Squonk è questo il Carver che stai leggendo:
“”It’s strange. You never start out life with the intention of becoming a bankrupt or an alcoholic or a cheat and a thief. Or a liar.” — Raymond Carver”
se è lui altro che nero d’Avola, per contrastare questo inguaribile
ottimista oltre al vino ci vuole un narghilè pieno di cose buone.
May 2nd, 2006 at 11:18
ritorni al Maestro, non se ne pentirà