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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    14/09/2006

    Greetings from Leeds – 6. Let’s go shopping

    Filed under: — JE6 @ 19:40

    Da Briggade, la lunga isola pedonale che taglia in due il centro della città, partono le Arcades. Sono quattro gallerie coperte, dedicate allo shopping. Sono dei posti magnifici, con i mosaici, le colonne di marmo, le vetrine in legno, le volte disegnate. Ho fatto una passeggiata nella County Arcade senza avere la minima intenzione di comprare qualcosa, e sono riuscito a trattenermi soltanto pensando con forza all’esorbitante mutuo che sottoscriverò tra qualche tempo. Poi ho pensato a Via Montenapoleone, e al fatto che mi basta avvicinarmici per essere colpito da una forma virulenta di consumerismo. Insomma, non sempre ogni scarrafone e’ bello a mamma soia.

    Greetings from Leeds – 5. England By The Pound

    Filed under: — JE6 @ 19:36

    A furia di andare a Londra, si finisce per convincersi che quella sia l’Inghilterra. Il che, con ogni evidenza, non è vero. Perchè qui non ci sono i negozi aperti twentyfour/seven, non ci sono veli a coprire le teste delle donne mussulmane, non ci sono persone di colore, non ci sono cinesi e antillani. Ci sono gli inglesi, quelli dello Yorkshire, con le loro facce larghe, le guance che tendono velocemente al rosso, le prime pagine dedicate al Leeds United penultimo in classifica in serie B – altro che i miliardari che giocano a Stamford Bridge. Ci sono i boschi, tutt’intorno, le casette linde, la stazione ferroviaria ha due platform e non duecento. Secondo me, Elisabetta vorrebbe vivere qui.
    Peraltro, ripensandoci, l’account con la quale sto lavorando è una ragazza mezza brasiliana e mezza tedesca, che vive a Leeds e parla un perfetto italiano. Ogni regola vuole la sua eccezione, dicono.

    Greetings from Leeds – 4. Heroes (just for one day?)

    Filed under: — JE6 @ 19:31

    Devo essere rimasto indietro di un paio di decenni, almeno. Pensavo, infatti, che il culto della personalità fosse un tratto distintivo del comunismo reale; invece, basta fermarsi davanti alle vetrine delle librerie per rimanere esterrefatti di fronte alla quantità di autobiografie di personaggi che, francamente, non sembrano avere quel che si dice le phisique du role. La più imbarazzante mi sembra quella di Wayne Rooney; che, per chi (con ogni diritto) non lo sapesse, è il centravanti del Manchester United. E ha vent’anni. Venti, esatto. Un po’ pochi, direte voi, per scrivere un’autobiografia – forse per questo gli hanno suggerito di avere il buongusto di titolare il libro “My Story So Far“.

    Greetings from Leeds – 3. All’Equatore

    Filed under: — JE6 @ 18:16

    Forse il concetto di “pioggia tropicale” non si adatta ad una città dello Yorkshire, ma è appena finita la pioggia più torrenziale che abbia mai visto in vita mia. Adesso, dalle finestre dell’albergo, guardo il più classico dei cieli inglesi, con gli sprazzi d’azzurro intervallati da nuvole che corrono senza una logica. La gente torna a casa, l’erba splende verde, le aiuole danno quasi fastidio con le loro geometrie perfette, i mattoni delle case sono rossi come dovrebbero essere. Come fai a spiegare che non ti fanno un piacere, a portarti a cena in un ristorante italiano?

    Greetings from Leeds – 2. You can call me dog

    Filed under: — JE6 @ 18:11

    Quanto si può essere soddisfatti per essere stati capaci di rintracciare una fabbrica di birra grazie all’olfatto? Troppo, dite voi?

    Greetings from Leeds – 1. Via con me

    Filed under: — JE6 @ 18:10

    Mentre mezza Europa, se non di più, vorrebbe venire qui (non dico esattamente a Leeds, forse, ma certo in terra d’Albione) per motivi di lavoro e/o di divertimento, a giudicare dallo spropositato numero di cartelloni e pubblicità che invitano i sudditi di Sua Maestà a comprare casa e trasferirsi in Spagna (o Portogallo, o Malta) si direbbe che gli indigeni tutto vogliano fare tranne che invecchiare dove sono nati e cresciuti.