Quando sarai grande
“Sono grande”, mi dici con le labbra che quasi ti tremano, dopo che ti ho opposto uno dei “no” che ti dovrebbero far crescere, o tenere lontano da un pericolo.
Non lo sei ancora, ma lo stai diventando. Poco alla volta. Ogni dannato giorno che passa.
E guarda, il fatto non è che tu cresci e io invecchio. No, questo fa parte del gioco. Il fatto è che oggi io posso ancora fare qualcosa per te: farlo al posto tuo, intendo, prendere una decisione per tuo conto portandone la responsabilità e giustificandola con l’amore. Tra un po’ – e anche questo, lo so: fa parte del gioco – tu sarai davvero grande. E allora l’unica cosa che io potrò fare per te sarà esserci quando ti servirò, quando avrai bisogno di sfogarti o magari di avere un consiglio per un nuovo lavoro. Ma tu sarai convinta di essere l’unica responsabile della tua vita, e io non potrò fare nulla per convincerti che non è così, che non è così per nessuno, non lo è mai stato e non lo sarà mai. Ti farò una domanda timida sul tuo fidanzato, e tu mi risponderai di malavoglia, alzando le spalle, mugugnando “guarda, io delle mie cose preferisco non parlare”; o magari mi dirai “ma non è nulla di speciale, io non sono fatta per legarmi a qualcuno” e tutto ciò che io potrò fare sarà stare ad ascoltarti, vederti uscire dalla porta per tornartene in quella che allora sarà la tua casa e aprirmi una bottiglia di birra. Un giorno, forse per farti compatire o in un momento di debolezza e di scoramento, guarderai fuori dalla finestra e dirai a voce bassa – ma abbastanza alta perchè io ti possa sentire – “faccio una vita di merda e continuerò a farla”, e io interpreterò il mio ruolo, ti farò l’elenco delle mille cose belle che avrai e avrai fatto, ti dirò di non dire scemenze, di pensare a chi la vita di merda la fa davvero e ti racconterò di quando, molti anni prima, mi licenziarono, o del cugino – quello che tu poi non hai mai visto – ridotto a un vegetale per un incidente stradale, o di non so quale altra sfiga che ti dovrebbe dimostrare quanto è sciocca la frase che hai appena detto. Un giorno succederanno tutte queste cose, e io non solo mi chiederò dove ho sbagliato, ma starò male come e più di te perchè starò male per te. Un giorno, a cena, dopo aver ricevuto la tua solita visita o telefonata frettolosa, guarderò tua madre e le dirò “avremo fatto degli errori, e chi non li fa, però tua figlia è adulta e vaccinata, e allora che si fotta” pentendomi di quelle parole e di quel pensiero nel momento stesso in cui prenderanno forma. Alla fine, la sola cosa che mi sarà rimasta da fare, quella che farò sempre, anche quando tu non vorrai o preferirai ignorarlo, sarà esserci. E siccome tu sarai quella che sei, con il tuo miliardo di difetti e i tuoi due miliardi di pregi, siccome le persone che se la meritano prima o poi ricevono una spruzzata di fortuna che manda a posto i pezzi del puzzle, siccome ci sono mille e mille imprevisti belli, allora forse ti renderai conto che io e tua madre siamo stati lì per tutta la vita, e lì saremo ancora, e magari ci racconterai di un uomo o di un lavoro nuovo, o sfoglierai una rivista e con finta indifferenza indicherai un vestito bianco dicendo “bello, però – secondo voi come mi starebbe?”, e quando uscirai nuovamente da quella porta io saprò – noi sapremo – che non lo diremo mai, ma che qualcosa ci abbiamo messo anche noi perchè le cose andassero bene come poi andranno. Perchè è così che succederà, e anche se non posso obbligarti oggi, anche se non potrò obbligarti mai a crederlo, anche se non potrò mai costringerti a non crederti peggio di quella che sei e a non vedere le cose più brutte di come sono davvero, anche se non potrò fare nulla di tutto questo, beh, le cose andranno proprio così. E per me sarà abbastanza avere l’occasione di farti salire in macchina, farti sedere al mio fianco, e sentire la tua mano che cerca la mia, appoggiata sulla leva del cambio, in silenzio.