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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    26/08/2008

    Best of

    Filed under: — JE6 @ 23:28

    L’autostrada scorreva veloce e monotona.
    Lui pareva assente, mentre in realtà si godeva una delle poche cose che davvero gli piacevano nella vita, guidare per ore in silenzio.
    Lei si aggiustò l’abito estivo, abbassandone di un centimetro o due l’orlo sulle ginocchia e chiudendo appena la scollatura sotto la quale lui ogni tanto,con la coda dell’occhio, intravvedeva il bianco del reggiseno.
    Con la voce sicura e imbarazzata, lei lo ringraziò; ti voglio bene perchè tiri fuori il meglio di me, gli disse.
    Lui abbozzò un sorriso; non sai quanto ti voglio bene anch’io, le rispose, ma non faccio nulla oltre ad essere qui per te. Poi, nel silenzio che seguì le sue parole, volse piano gli occhi, spostandoli dal grande santuario in cima alla collina fino al mare della riviera, e si chiese come fosse possibile fare emergere il meglio degli altri, e non riuscirci con se stesso.

    Il sonno dell’ingiusto

    Filed under: — JE6 @ 13:42

    Se davvero il sonno servisse a permettere al cervello di sbarazzarsi dei pesi inutili, farei l’impossibile per dormire più delle quattro ore che sono ormai diventate la media, da queste parti. E’ che non ci credo molto, e mi chiedo se esistano davvero dei ricordi inutili.
    Corriere.it

    I have missed you

    Filed under: — JE6 @ 13:07

    [Una delle cose belle della cosiddetta blogosfera è riuscire a trovare, ogni tanto, chi dice le cose per te, molto meglio di come le diresti tu.]

    “Sono gelosa. Gelosa dei miei splendidi amici lontani. E’ una sensazione bellissima”.
    Poi, lo so anch’io che ciò di cui parla La Flauta è un surrogato di ciò che desidereremmo avere. Ma anche i surrogati hanno il loro valore, eccome.
    La Flauta

    Mark as read

    Filed under: — JE6 @ 00:07

    Ho imparato a non guardare le classifiche, ma mi piace dare un’occhiata alle mie statistiche – chi viene da dove, quanta gente viene, quanto tempo si ferma, cosa legge.
    Chi segue questo blog ha probabilmente notato che da un po’ scrivo quasi unicamente di fatti miei – non riprendo notizie, non parlo di Veltroni, eccetera. Nulla di pianificato, intendiamoci, non mi sono svegliato [1] un giorno con la precisa intenzione di cadere in una deriva intimista: le cose, spesso, vanno come vanno senza un motivo particolare. Ho scritto parecchie cose prendendo spunto da una persona che ho avuto l’enorme fortuna di conoscere negli ultimi mesi (resta da vedere se la fortuna venga considerata reciproca, ma passiamo oltre: non importa) e soprattutto ho scritto per “tirare fuori”, spesso come vano sfogo di un minuto – scrivere fa stare meglio solo (e non sempre) nel momento in cui lo si fa.
    Di fatto, il numero delle persone che qui passa e si ferma non è cambiato, mentre io mi aspettavo che crollasse. Il che, lo ammetto, mi sorprende, e lo dico senza falsa modestia. Mi fa piacere, sia chiaro: ma non posso evitare di pensare che in questo comportamento vi sia una componente di pigrizia, come quella di chi si ferma a bere il caffè sempre nello stesso bar non perchè quello sia buono ma perchè il locale è di strada. Comunque sia, siccome non si scrive mai solo per se stessi, qui si prova ogni giorno a rendere il locale degno di una visita – si pulisce il bancone, si riscalda la macchina, si prepara lo spritz Aperol. Il resto è bontà vostra.

    [1] Svegliarsi presuppone dormire, e qui vengono i guai.