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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    10/10/2008

    Greetings from Las Vegas – 1. Snake on a plane

    Filed under: — JE6 @ 23:49

    Dieci ore, e poi tre, e poi ancora quattro. Il programma della giornata, diciassette ore per lasciarsi alle spalle la pianura lombarda e arrivare nel deserto del Nevada. Mi armo di pazienza, di libri e di un po’ di alcool – Air One serve Peroni fresca, e tre lattine aiutano a passare il tempo. L’A330 che ci porta a Chicago deve essere stato riadattato per il volo intercontinentale: niente schermi, giusto due monitor nella fila centrale. Non ho l’adattatore per guardarmi un dvd sul portatile senza sfinire la batteria. Apro “La lezione di anatomia” di Roth. Nei sedili a fianco siedono tre ragazzi, tra i 25 e i 30 anni. Ragazzi. A 29 anni. Alessandro mi chiede dove vado, mi racconta del giro che faranno loro, Los Angeles, San Francisco, qualche parco, Las Vegas. Nascondo l’invidia e ricordo l’InterRail di tanti anni fa e le lacrime di qualcuno che lesse di quel viaggio, chissà se si ricorda. Si fa raccontare di San Francisco, gli si illuminano gli occhi quando gli dico della City Lights Bookstore mentre si gira tra le mani una vecchia edizione di “Furore” di Steinbeck, informa gli amici “ehi, lui dice che è bella” e loro roteano gli occhi e ridono e gli rispondono “ok, mentre tu guardi i libri noi andremo a berci qualcosa”. Mi chiede che lavoro faccio, mi dice che gli piacerebbe averne uno che lo portasse in giro per il mondo, vuole sapere com’è fare questa vita neanche fossi Marco Polo, e se ho famiglia. Sbarra gli occhi quando gli dico che mia figlia ha quasi otto anni, mi chiede l’età, gliela dico e pensa che lo sto prendendo in giro, mi fa “ma dai, te ne davo al massimo 35, e mentre rido a denti stretti provo la tentazione di fargli leggere Roth perchè ammette di non conoscerlo, e la quarta di copertina che ho sotto gli occhi e che riassume così l’inizio della storia, poi confermata dalle successive 239 pagine che mi accompagnano fino al Canada: “a 40 anni, Nathan Zuckerman cade vittima di un misterioso disturbo – puro dolore, che inizia dal collo e dalle spalle, invade il torace e prende possesso dello spirito.” Roth, dannato figlio di puttana, tu e lo Svedese e Everyman e Zuckerman e questa collezione di ritratti non richiesti. Al check-in mi sono fatto dare un posto per poter vedere la Groenlandia come l’anno scorso, ma è nuvolo, e l’aereo fa una rotta diversa e, nonostante sia un volo diurno, le hostess spengono le luci e fanno abbassare le tendine dei finestrini perchè loro – loro – devono dormire. Finisco il libro, compilo la scheda verde, dichiaro di non essere un terrorista e di non aver gasato ebrei. Aspetto.

    Answering machine

    Filed under: — JE6 @ 10:40

    Davvero, il mondo è bello perchè è vario. Oggi la Pupa scrive “mi relaziono spesso con persone che se non ricevono risposta non se ne fanno una ragione, ma chiedono “perché non rispondi?”. Io, lo ammetto senza vergogna, sono una di queste persone. Faccio di tutto per rispondere, perchè mi sembra non solo un gesto di buona educazione ma soprattutto una manifestazione di rispetto: non è una questione di forma, insomma. Non sempre ce la faccio, chè nessuno è perfetto e tantomeno il sottoscritto; poi, con il tempo si impara ad accettare le persone, o comunque a mandar giù, pensando che è la stessa cosa che gli altri – quelli che ti vogliono bene – fanno con te. Però come fai a non sorridere ironico, quando ti viene detto “certo che se non parli, come si fa a capirti?”.