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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    26/10/2008

    Anestesia 2

    Filed under: — JE6 @ 16:37

    Ascoltavo Veltroni, ieri. Lo ascoltavo, e guardavo la gente, le bandiere, i colori.
    Mi sono ricordato che c’è stato un tempo nel quale mi pensavo di sinistra. Un tempo lontano. Nè bandiere rosse, nè eskimo – noi del ’66 eravamo fuori tempo per tutto – ma la sensazione che quella fosse la parte giusta, intrinsecamente giusta. E’ stato un periodo abbastanza breve. Mi guardavo intorno e mi pareva che “dall’altra parte” non tutto fosse brutto, sporco e cattivo. La curva di Laffer e la trickle down economy, che in Bocconi mi spiegavano per quello che erano, senza pregiudizi nè nell’uno nè nell’altro senso, mi risultavano delle rovinose idiozie; ma la Thatcher con i minatori e Reagan con i controllori di volo, e i 40.000 impiegati Fiat che marciavano a Torino – beh, saranno anche stati “dall’altra parte”, ma non era una parte sbagliata. Sì, a pensarci bene credo che sia stata proprio l’università, la famigerata Università Commerciale Luigi Bocconi in Milano a insegnarmi una certa libertà di pensiero. Da allora non sono mai stato più veramente, completamente “di sinistra”. Non so bene come spiegarlo, so che è stato così, e so che lo è anche adesso. Quando ho sentito Veltroni ripetere per due, tre, dieci volte “L’Italia è un paese migliore della destra che la governa” mi sono sentito prendere da uno sconforto profondo. Perchè delle due l’una: o ne è convinto, e allora ha gli occhi foderati di amianto, o non lo è – e quindi è un bugiardo. Non chiedetemi di dare definizioni di destra e sinistra: non sono in grado di farlo, non è il mio mestiere. So di non essere “migliore” di chi ha votato Berlusconi, e di non essere migliore di chi sta oggi nella stanza dei bottoni italiana. Ciò che c’è là fuori è anche merito e colpa mia, così come di chi era al Circo Massimo. La logica conclusione di questo discorso è che non sono nemmeno migliore di Veltroni, ed è una cosa della quale mi vergogno un po’.

    Anestesia 1

    Filed under: — JE6 @ 13:34

    Guardò fuori dalla finestra. Era una di quelle giornate di autunno nelle quali non si trovava altro che cielo azzurro fino alle montagne. Diede un’occhiata all’orologio, fece il conto del numero di ore passate in attesa, poi prese il palmare e guardò l’ora dell’ultimo messaggio inviato, che era anche l’ultimo in assoluto. Pensò che era l’ora di fare qualcosa. Pensò che era l’ora di farsi del male per stare meglio. Fece il giro delle stanze, e in ciascuna abbassò le tapparelle fino a portarle nel buio. Lasciò per ultima la cucina, dove aprì il frigorifero e prese la bottiglia della wodka comprata in un lontano duty-free polacco. Andò a sedersi sul divano. Allungò la mano, sapendo dove avrebbe trovato il palmare. Schiacciò un tasto, lo schermo mostrò una fotografia e quella fu la sola luce in tutta la casa. Bevve un sorso. Aprì la rubrica, andò alla lettera giusta, e fece pulizia.