120 DF FM (è tanto che aspetti?)
Un giorno qualcuno ha deciso che i termini di pagamento delle fatture potevano essere spostati a proprio piacimento, sempre più lontani in un futuro remoto e indefinito. Chi sia stato non lo so – la Fiat, i complottisti giudoplutocattomassoni, il Ministero delle Finanze – ma di certo qualcuno ha iniziato. E gli altri sono andati al seguito, magari rilanciando: avevamo concordato 30 e tu hai spostato a 60? Facciamo che io rimando tutto a 90 e non se ne parli più (in attesa dei 120 e multipli di 30 che ognuno può facilmente calcolare). Tutti impegnati a mostrarsi più furbi – o meno stupidi – degli altri, tutti presi nella gara a chi ce l’ha più lungo (il termine di pagamento). C’era una regola? Chissenefrega, i record sono fatti per essere battuti, le regole per essere violate, o almeno modificate a proprio piacimento. La cosa che mi è sempre sfuggita di questo modo di fare e pensare è il cui prodest, insieme alla sua pervasività: è uno dei paradigmi dell’italianità, la furbizia miope, la coltivazione del proprio interesse a discapito di quello altrui senza considerare che tutto si trasforma – presto o tardi – in un gigantesco boomerang. Che è la stessa storia, a pensarci bene, del fissare appuntamenti con le persone e non rispettarli: ti dico che ti chiamo alle nove e poi lo faccio alle undici, il minimo che possa capitare è che tu restituisca il favore e mi lasci ad aspettare sul marciapiede mentre stai ancora cercando le scarpe giuste e così via, avanti, in un infinito perverso meccanismo di mancanza di rispetto e spreco di tempo. A volte mi chiedo se non siamo tutti così stupidi da non saper nemmeno essere sanamente egoisti: il problema è che conosco la risposta.