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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    15/05/2010

    Ciao stella

    Filed under: — JE6 @ 17:06

    Ciao stella, come stai?
    Io sono appena partito. Sono le cinque del mattino, e guardando verso l’Albania si vede un filo di luce che arriva. Spero di arrivare a casa in tempo per portarti a mangiare una pizza, se hai voglia.
    Sono un po’ stanco, sai. Fare il camionista continua a piacermi, ma a volte è dura. E tu mi manchi. Però da quando mi hai fatto comprare questo telefono che è anche un computer e possiamo scriverci e mandarci i messaggi e le mail e le foto che così ti faccio vedere dove sono, ecco, anche se  non ho ancora imparato bene a usarlo sei un po’ meno lontana, anzi, è come se tu fossi sempre qui e anche se a me piace stare da solo se ci sei tu sto meglio.
    Che vita strana stella, vero?
    Che se la disegni è come una stella per davvero, tu al centro nella tua cittadina che prendi la bicicletta per andare al lavoro e quando esci con le amiche puoi anche farlo a piedi, dieci minuti e via, e io che vado e vengo, oggi un allevamento, domani una cantina sociale, dopodomani un’acciaieria, avanti e indietro, avanti e indietro come l’elastico di una fionda di quelle che ci giocavo da bambino per tirare i sassi alle rane o ai corvi. Che poi mi capita di passare in certi posti come quello della settimana scorsa, quello che ti ho detto ma sai che ho visto un cimitero di guerra piccolissimo poco prima di rimettermi in autostrada e tu mi hai risposto subito che quella strada l’avevi fatta mille volte quando andavi in vacanza da quelle parti e noi non ci conoscevamo e io non te l’ho detto ma ero geloso, che poi di chissà chi e di chissà cosa ma ero geloso lo stesso e non importa che tu allora avessi sedici anni.
    Tu lo sai che io ho studiato poco stella, ma adesso ho sempre uno o due libri nella cabina, a volte sono troppo stanco e non riesco nemmeno a prenderlo in mano ma a volte mi fanno compagnia, sono i libri che mi dici tu e io non sono un grande esperto, mica lo so se quello è un capolavoro o meno ma adesso ci capisco un po’ di più, per dire adesso lo capisco che quella storia lì dell’amore ai tempi del colera è una storia che a me all’inizio quando me l’hai detto che stavamo in piadineria mi pareva una roba da femmine e invece è una cosa che insomma racconta la vita e ci sono dei giorni che i colleghi al parcheggio mi dicono allora cosa aspetti, andiamo a mangiare, e io gli dico sì sì andate che arrivo subito e poi mi perdo via che ho voglia di leggere qualche pagina e mi passa il tempo e finirà che mi crederanno finocchio o uno che si pensa un gran signore che legge, ma alla fine mica mi importa tanto, sai.
    E quando sono un po’ triste, che è una cosa che capita a tutti, allora metto su quel disco che mi hai detto guarda che lo devi sentire per forza, e l’altro giorno pensavo che guarda i casi ma parla dei maiali che sono quelli che magari carico nel reggiano, e parla delle pecore che sono quelle che a volte mi fermano su certe statali in Sardegna che a me vien da gridare fuori dai coglioni che faccio tardi e loro nemmeno se le ammazzi si spostano, e parla dei cani che son quelli che abbaiano facendo la guardia e io li sento quando dormo la notte parcheggiato in una zona industriale, e alla fine mi sembra di aver capito che quella che tu che hai studiato chiami arte è un po’ la storia delle cose che facciamo io e te e tutti quanti, però detta bene che ci fa capire anche quello che prima non capivamo ed è una cosa bella proprio.
    Va bene stella, senti, sono quasi arrivato a fare il primo carico di oggi e ti devo salutare, però tu aspettami e stasera fatti bella, cioè ancora più bella del solito, che io per portarti fuori non sono mai stanco e non importa se domani mattina riparto. Ti voglio bene.