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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    03/10/2012

    Greetings from Zagreb – Broken

    Filed under: — JE6 @ 22:08

    Dimentico in albergo la mappa del centro e allora mi faccio lasciare alla cattedrale e poi cammino senza una meta precisa, guardandomi intorno, passando in mezzo ai cento maxischermi che trasmettono tutti la partita della Dinamo in un gigantesco surround. Ho preso questa brutta abitudine, di guardare i posti nuovi dove mi trovo pensando a quelli vecchi, qui sembra Belgrado e qui Trieste e qui Buda (o Pest? Quella sulla collina, insomma) e qui Castel Tirolo, come se ogni luogo fosse un puzzle di altri luoghi ogni volta rimescolati. Ma ogni pur piccolo e sperduto villaggio ha qualcosa di suo, di proprio, e Zagabria non fa eccezione: e l’eccezione ha le finestre basse aperte su una via di acciottolato, le luci basse ma non troppo e un nome inglese. Si chiama Museum of Broken Relationships, l’anno scorso ha vinto il premio di Most Innovative Museum in Europe e fino a tarda sera permette di vedere una collezione di oggetti che donatori anonimi hanno regalato per ricordare catarticamente la fine di un amore. C’è di tutto, e da ogni parte del mondo, una banconota svedese, un paio di scarpe dalle Filippine, una parrucca rossa da New York, un paio di manette da Singapore, le mani di un manichino, un’ascia usata per fare a pezzi in quattordici giorni ogni singolo pezzo di un arredamento costruito insieme, una chiave, la chiave del cuore (“you just didn’t want to sleep with me. I realized how much you loved me only after you died of AIDS”), la lettera di un ragazzo di 13 anni scritta a una ragazza conosciuta per tre giorni mentre erano tenuti in ostaggio dall’esercito serbo fuggendo da Sarajevo, un numero di Zagor in turco – il gioiello è una collezione di sacchetti di carta per il vomito, quelli che danno in aereo: “I think I still have those illustrated safety instructions as well, showing what to do when the airplane begins to fall apart. I have never found any instructions on what to do when a relationship begins to fall apart, but at least I’ve still got these bags”. Quando esco, la Dinamo sta perdendo due a zero a Kiev.

    Greetings from Zagreb – Savska Cesta

    Filed under: — JE6 @ 14:27

    Sembra estate quando esco a mangiare qualcosa, il cielo azzurro senza una nuvola e un caldo feroce. Ho avuto freddo per tutta la mattina mentre attraversavo l’ultimo pezzo di notte italiana e la nebbia delle colline al confine tra Slovenia e Croazia, forse non sto bene, forse sono solo un po’ stanco, so solo che questo sole inaspettato ci voleva. Cammino lungo Savska Cesta, verso il centro, e penso che se mi avessero chiesto di immaginare una città della ex Jugoslavia avrei dato questa immagine, un po’ di medioevo prossimo venturo, le ragazze tutte altissime, i tram azzurri sferraglianti e stracolmi. Guardo una casa bassa alle spalle di un parcheggio sterrato, con mille panni stesi ad asciugare e un capofamiglia seduto dietro baffi enormi a guardare due bambini che corrono proprio come mi capitava di vedere nel campo nomadi di via Triboniano, un gommista che ha visto tempi migliori, centinaia di sedicenni appena usciti da scuola, uno più biondo dell’altro, uno più bello dell’altro – ma a quell’età non puoi non essere bello -, il palazzo di una banca italiana che avrebbe bisogno di una rinfrescata e i vetri lucenti come gli occhiali di uno sciatore della concessionaria Citroen. L’incrocio che porta all’autostrada per Ljubljana e Maribor funziona da spartiacque, da una parte il paese affaticato e sgangherato, dall’altra quello del terziario avanzato, e in mezzo passano, nei pochi secondi di un semaforo verde, biciclette e Mercedes.