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    13/04/2006

    Guardarci per quello che siamo

    Filed under: — JE6 @ 11:13

    Facciamo finta per un momento che il PresDelCons non esista, lui, i brogli (denunciati mezza giornata dopo aver ricevuto il due-di-picche sulla Grosse Koalition, tu guarda il caso) e i cosacchi che sono già in Piazza San Pietro. Lo so, non è facile data l’ubiquità del soggetto, ma proviamoci.
    Ora, sarà il sole, o la Pasqua del Signore che si avvicina, ma sento e leggo il diffondersi di questa idea: ci siamo scornati all’inverosimile, ci siamo detti le peggio cose, abbiamo reciprocamente dubitato della moralità nostra e pure di quella della mamma; adesso “Basta. Fate tutti un bel respiro. E’ finita. Siamo sempre i soliti. Quella è la solita giornalaia. Che vi sorride e vi lascia il giornale anche se vota il contrario di voi. Lasciatela stare, sorridetele di rimando e tornate alle vostre occupazioni“.
    Sembra sensato, vero? Eppure.
    Eppure questo è solamente il frutto della stanchezza. Il soldato che sta otto mesi nella trincea del Carso, con l’austriaco di fronte, alla fine è talmente stanco di quella vita che con l’austriaco andrebbe a bersi due birre e gli farebbe persino da testimone di nozze per partecipare a una bella festa sull’aia pur di andarsene dal fango e dalle pallottole. Ma finita la guerra, passato un anno o due, allo stesso soldato si rizzeranno i peli ogni volta che sentirà due parole di tedesco, fossero anche solo “danke schoen”.
    Voglio dire, gli appelli a guardarci per quelli che siamo andrebbero fatti prima, non dopo. Pare banale, ma è meglio – molto meglio – evitare gli strappi piuttosto che mettere le pezze. Abbiamo un’elezione ogni sei mesi, anche meno: qui a Milano adesso siamo già in ballo per il sindaco, per dire. Cambierà qualcosa? No. I rossi continueranno a bollire i bambini, e gli azzurri continueranno a falsificare i bilanci. E lo faranno anche per le prossime regionali, per le prossime europee, per il prossimo referendum sulla salvaguardia delle cave di marmo delle Alpi Apuane, per le prossime politiche.
    Questa constatazione mi porta a fare anche un altro ragionamento: gli appelli a guardarci per quello che siamo sono armi a doppio taglio, perchè ci fanno realizzare che noi, cazzo, siamo proprio così. A me piacerebbe, giuro, provare a discutere pacatamente di politica (e quindi di società, di economia, di scuola) con uno che pensa che Calderoli sia stato un buon ministro e abbia fatto la cosa giusta con la sua magliettina della salute davanti alle telecamere di Vespa. Ma non ci riesco, abitiamo due mondi diversi e – temo – non comunicanti. Sto facendo un esempio estremo, certo: con Marco Beccaria sono convinto di poter fare quella discussione; ma sono abbastanza sicuro di terminarla in preda allo smarrimento più assoluto, roteando gli occhi e borbottando “non è possibile, è troppo intelligente per credere alle cose che dice”. Ci sono almeno due Italie, è vero. Che hanno smesso molto tempo fa di comunicare tra loro, e quando lo fanno si mandano, nemmeno tanto allegramente, affanculo. Io credo di far parte di una di quelle Italie.
    Amica N e Amica B, Farfintadiesseresani

    8 Responses to “Guardarci per quello che siamo”

    1. Brain Says:

      Condivido.

    2. abissi Says:

      E’ una delle cose piu’ tristi che abbia letto in questi ultimi giorni.

    3. farfintadiesseresani Says:

      Io non penso affatto che “Calderoli sia stato un buon ministro e abbia fatto la cosa giusta con la sua magliettina della salute davanti alle telecamere di Vespa”. Così, per dire, come base per cominciare la discussione.

    4. Squonk Says:

      Io e lei dobbiamo farci un piatto di pisarei e fasò, una bottiglia di Gutturnio, e due chiacchiere.

    5. farfintadiesseresani Says:

      Finalmente una proposta sensata in tutto questo bailamme (si scriverà così “bailamme”).

    6. Domiziano Galia Says:

      Ora che abbiamo appurato che ci sono due Italie. Primo: quando hanno cominciato ad esserci due Italie e perché? Secondo: si può far qualcosa per renderla, non dico una, almeno una e mezza?

    7. lester Says:

      Il post di AmicaN è interessante non perché dice che ci dobbiamo volere tutti bene e che siamo tutti uguali, compresi quelli che pestano i negri. Dice che la gente non è necesariamente ciò che vota, che ci sono persone che non sono più razziste di me e lei, e però votano AN, Lega o forse anche Alternativa Sociale, per i motivi più vari, magari sbagliati, ma ciò fa di loro persone che votano per motivi sbagliati, non esseri spregevoli e antropologicamente inferiori. Sembra ovvio, vero? Legga un po’ cosa si scrive in giro in questi giorni, e mi dica quanti lo considerano ovvio.

      Il pezzo di Marco Beccaria è interessante perché spiega per quali motivi una persona lontanissima da tutti gli stereotipi del berlusconismo vota Forza Italia. Sono ragionamenti che non condivido, ma non devo condividerli, altrimenti finirei per votare Forza Italia anch’io; però mi interessano perché sono sensati e comprensibili, anche se indubbiamente rivelano priorità e interessi diversi dai miei.

      Io non so quante Italie ci siano: le dirò che la distinzione più importante che vedo è tra fanatici e persone ragionevoli. Io cerco di stare fra le seconde, indipendentemente da come hanno votato.

    8. Squonk Says:

      Concordo con il giudizio sul pezzo di FFDES. Non condivido praticamente nulla, ma mi interessa.
      Quanto alla prima parte: “la gente non è necessariamente ciò che vota”. Ecco, su questo faccio un po’ più fatica a essere d’accordo. Mettiamola così: non è solo ciò che vota, ma è anche ciò che vota. Con il suo voto esprime adesione a proposte concrete e valori ideali, e questo è tanto più vero quanto più il voto è “estremo”. Non penso che chi vota Alternativa Sociale sia antropologicamente inferiore, ma se lo fa significa che ha una visione della vita e della società che a me fa orrore. In certe idee della destra liberale io, che mi credo di sinistra, mi riconosco – mi spingo a dire che vorrei che la sinistra riuscisse a incorporarle nei suoi programmi (un’altra sinistra è possibile, insomma). Ma Lega, Alternativa Sociale, gente così: no, mi dispiace. Siamo diversi, non ci piacciamo e non possiamo piacerci. Ne prendo atto, e anzi difendo questo stato di cose: senza sentirmi nè fanatico nè intollerante.

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