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29/07/2009
Se dovessi dire perché mi sono incaponito a leggere le tre mozioni dei candidati alla segreteria del PD, non credo che sarei in grado di dare una spiegazione valida. Comunque, l’ho fatto: uscendone inopinatamente vivo. I politologi di professione e quella decina di wannabe spin doctor che probabilmente di tanto in tanto capita anche a voi di leggere saranno certamente in grado di evidenziare le profonde differenze che rendono l’una preferibile all’altra e viceversa: per quanto mi riguarda, al netto dei giudizi sulle diverse prose, al termine del periglioso tragitto lungo l’ottantina di pagine che dovrebbero rappresentare la summa della progettualità democratica mi sono sentito risucchiare dal più bieco gorgo demagogico e mi sono detto “beh, letta una, lette tutte”. E in effetti: merito, fiducia, inclusività, redistribuzione del reddito, spazio alle donne, Europa, green economy. Non che mi aspettassi nulla di diverso, intendiamoci. Poi, per non farmi mancare nulla, mi sono fatto un giro su YouDem, ho sentito Pippo Civati dire “sono totalmente d’accordo con quasi tutto quanto è stato appena detto da Pierluigi”, sono passato su RED e ho visto Zingaretti pappa-e-ciccia con Vendola, alla fine mi sono fatto persuaso che avevo molto probabilmente buttato via qualche ora del mio (non così prezioso) tempo, ho girato sul 118 di Sky e mi sono guardato una bella puntata di “Malattie imbarazzanti”.
24/07/2009
Non ci vuole un grande allenamento per capire quando, in un discorso di una mezz’ora o giù di lì, l’oratore dice qualcosa a cui tiene veramente, qualcosa di “suo” più di tutto il resto. Lo avverti, e basta: le parole scorrono meglio, vengono scandite nel modo giusto, hanno anima. E’ quello che è successo a Ignazio Marino ieri pomeriggio, presentando il suo programma a Milano. Non sto a parlarvi di Civati-Vincenzi-Calipari, i presenti non erano lì né per loro né per sciropparsi le citazioni di Mitterrand e del Dalai Lama, pomposamente declamate all’inizio della manifestazione. Io e tutti gli altri eravamo lì per sentire cosa Marino aveva da dirci, al netto dello scetticismo o dell’entusiasmo che ci avevano accompagnati in sala. E insomma, le cose stanno così, che Ignazio Marino ha cambiato registro solo quando ha parlato di testamento biologico e di diritti civili; le cose stanno così, che la gente si è scaldata davvero solo in quei momenti, durante quei passaggi. Non sono mancati gli applausi alle celebrazioni della meritocrazia, né alle aeree immagini degli aquiloni di alta quota capaci di catturare il vento e trasformarlo in energia pulita, né alle proposte di detassazione dei prodotti biologici – di fronte alle quali solo l’incrollabile cinismo di noi nostalgici del Politburo opponeva l’ironia di un’IVA agevolata per lo shampoo bio. Ma la vera comunione tra chi stava sul palco e chi stava in platea è arrivata solo quando il chirurgo senatore ha parlato di ciò davvero gli sta a cuore, di ciò a cui ha dedicato vita e passione – al netto delle note spese fasulle di cui mi dicono che parli oggi “Il Foglio”; ed è per questo che mi chiedo perché, nelle oltre due ore di kermesse, non sia mai stato fatto il nome di Beppino Englaro, che pure sedeva in prima fila e che pure è candidato in quota-Marino a guidare il PD lombardo; ed è per questo che mi sono ulteriormente convinto sia dell’inadeguatezza di Marino ad essere il segretario del PD sia della dimensione del suo errore a candidarsi. Votare Marino è come votare il partito dei cacciatori, o quello dei pensionati: è votare un soggetto che non solo è monodimensionale, ma soprattutto è avvertito come tale, in primis dai suoi sostenitori, quelli veri, convinti e ingenui (ché gli altri, beh, lasciamo stare). Però, lo ammetto, non mi è dispiaciuto ascoltarlo, anche se avrei preferito evitarmi tutto il pre-: in questi tempi grami, Marino dà l’impressione di essere una persona valida, capace e in buona fede. Non è poco, e speriamo che il bambino non venga gettato con l’acqua sporca.
La squadra di Dario Franceschini si arricchisce – ehm – grazie alla presenza di Marione Adinolfi. Come se mi mancassero i motivi per sostenere Bersani (che di Marino, dopo la presentazione del programma di ieri sera, vabbeh. Ma di quello magari se ne parla dopo).
Mario Adinolfi
22/07/2009
Questa mattina, leggendo che Beppino Englaro verrà candidato alla segreteria regionale del PD in quota Marino, mi sono chiesto sulla base di quali requisiti è stata fatta questa scelta. Ho fatto una breve ricerca per trovare un qualche curriculum politico di Englaro, ma con scarsi risultati. Poi ho pensato a Ronald Reagan e Arnold Schwarzenegger, e ho smesso di cercare.
Repubblica.it
Ci ho pensato, e ci ho pensato parecchio. Poi, alla fine, ho pensato che, come mi ha detto un’amica carissima, “alla fine è questione di cercare di essere veri con se stessi, prima che con tutto il resto”. Ho pensato che prendere la tessera di un partito solo per poter dare la propria preferenza per il futuro segretario non è serio, che bisogna avere tempo e voglia di fare riunioni, discutere, andare al mercato a distribuire volantini, fermarsi dal barbiere a parlare, provare a convincere qualcun altro. Non so se le difficoltà di tesseramento del PD siano figlie della crisi del partito stesso, o più in generale di una diffusa scarsa voglia di (o attitudine a) impegnarsi nelle forme che la politica continua a richiedere. Non saprei dirlo bene nemmeno per me stesso, sinceramente; poi, è vero, ognuno trova la sua strada, posto che voglia farlo, e non è detto che ce ne sia una sola.
19/07/2009
Io sono terrorizzato da questo presunto desiderio di cambiare vita espresso dal PresDelCons, c’è il rischio che si metta a lavorare – e davvero, non abbiamo bisogno di altri guai.
Repubblica.it
15/07/2009
Noi che abbiamo nostalgia del Politburo perché abbiam voglia dell’omino forte [1] oggi ci siamo acconciati ad ascoltare per una mezz’ora Ignazio Marino su RED Tv [2], ricavando da tale ascolto conferma di un’opinione che va via via consolidandosi, e così sintetizzabile: “Mi pare persona degna, spero riesca ad andare alle primarie, ma non me lo vedo proprio come segretario PD. E secondo me non si vede neppure lui“.
Wittgenstein, Frienfeed/Mae* feat. mschwarz
[1] A volte si scoprono delle cose su sé stessi, guardate, che uno ci resta di stucco.
[2] Nella tana del lupo, eh sì. Tu guarda.
12/07/2009
Nel PD volano e ancor più voleranno gli stracci, e fin qui niente di sconvolgente: per dire, non è che Obama e HRC si siano lisciati il pelo per un annetto abbondante; è che non si vede la massaia capace di rimettere tutto a posto (ma secondo me quelli della bocciofila ce la possono fare, ce l’han nel DNA).
10/07/2009
Io pensavo che scrivere un programma elettorale di 285 pagine fosse un record imbattibile, poi mi sono iscritto a questa room di Friendfeed ed ho capito che mi sbagliavo.
[Scherzi a parte, al di là delle perplessità e dei pregiudizi che il titolare qui ha da sempre nei confronti delle “cose dal basso”, è che al titolare medesimo davvero non verrebbe mai in mente di mettere tra i punti di un programma elettorale la contrattazione di secondo livello, l’educazione sessuale nelle scuole, Malpensa vs. Fiumicino, i prodotti ogm nei supermercati, l’amnistia sugli anni di piombo, eccetera. Però tutto serve, immagino e spero]
Friendfeed
08/07/2009
Leggo in giro di un certo numero di persone, più o meno affezionate alle sorti del PD, che dicono “Marino? Ma certo che lo voto, voglio qualcuno che difenda la laicità di questo partito”. E mi chiedo se mi stia sfuggendo qualcosa di molto, molto importante: perché, al netto della stima personale, l’idea di scegliere come segretario del mio partito di riferimento una persona solo per il suo essere un nobilissimo difensore della laicità del partito stesso, e dello stato più in generale, ecco, mi pare un’idea un po’ bizzarra. E l’economia? L’ambiente? La politica estera? Tutto meno importante della laicità? Mah.
[Che poi, io sono abbastanza convinto che Marino abbia le sue idee su economia, ambiente, politica estera; ma non verrà votato per quelle, e allora c’è qualcosa che non torna]
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