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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    11/01/2008

    Passiamo al “Voi”, allora

    Filed under: — JE6 @ 13:59

    Insomma, sembra che i thirty- o forty-something che passano da queste parti considerino con terrore e raccapriccio l’idea di doversi mettere gli occhiali e quella di sentirsi dare del Lei. Ora, passi per la prima, chè mettere gli occhiali cambia la fisionomia della faccia, e poi d’estate si suda, e le lenti si sporcano e cose così.
    Ma che vi dia fastidio farvi dare del Lei, guardate, proprio non vi capisco.

    08/01/2008

    Non ci si crede

    Filed under: — JE6 @ 13:30

    Capita anche a voi di stupirvi se durante una cena di questo inizio di millennio non esce nemmeno una macchina fotografica digitale?

    05/01/2008

    Botteghe oscure

    Filed under: — JE6 @ 18:34

    In meno di un’ora, nei cinque chilometri che dividono Nerviano da Pogliano Milanese, ho visto una scatola di scarpe che al posto dei soliti “nero” o “testa di moro” aveva – giuro – “topo scamosciato”, e a seguire una Gelazzeria, cioè una gelateria che serve panna, cioccolato, pistacchio, limone e pizza al trancio. Alè.

    01/01/2008

    Up to date

    Filed under: — JE6 @ 10:35

    Nelle inquadrature del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica, l’elemento più recente era il Presidente medesimo.

    29/12/2007

    360°

    Filed under: — JE6 @ 13:50

    Pensate a quante volte sentite parlare di rivoluzione, e ditemi se – almeno in Italia – non è la parola peggio usata dell’intero vocabolario.

    21/12/2007

    Il mio concetto di lifestyle

    Filed under: — JE6 @ 13:42

    «Ho sempre rifiutato molte proposte in cui avrei dovuto prestare la mia immagine proprio perché volevo fare un progetto mio, un progetto in cui poter esprimere e trasmettere il mio concetto di lifestyle che ha accompagnato per oltre vent’anni la mia carriera. Ora, con i partner giusti, è arrivato il momento».
    Rocco Siffredi, annunciando la presentazione della sua prima collezione di abbigliamento uomo-donna.
    Italia Oggi (solo per abbonati)

    13/12/2007

    Cose serie, o dell’essere nella stessa barca

    Filed under: — JE6 @ 10:08

    Ieri sera parlavo con una persona che lunedì ha trascorso mezza giornata bloccata in autostrada e l’altra mezza giornata ferma in aeroporto in attesa dell’ultimo volo, in sostituzione di quello perso in mattinata – il tutto grazie allo sciopero degli autotrasportatori. Un caso fra mille o centomila, senza nessuna particolarità: una persona che aveva un appuntamento di lavoro a qualche decina di chilometri da Londra, niente di più. Una privilegiata? No. Una donna con una casa, un marito, due figli, che rientra tardi la sera e spesso si ritrova a leggere la posta alle quattro del mattino. Come molte, molte altre persone. Persone il cui lavoro è solo apparentemente meno precario di quello di un camionista o di un operaio alla catena di montaggio, il cui futuro professionale – e non si parla di crescita, bensì di puro mantenimento – dipende dalla chiusura positiva di un buon contratto nel Northumberland o dalla capacità/possibilità di sostituire una scheda difettosa a Trondheim in meno di 24 ore.
    Naturalmente tutti sono capaci di fare le debite proporzioni, di capire che il lavoro alla ThyssenKrupp può essere anche fisicamente pericoloso, oltre che di incerto futuro – pericolo che non viene corso dal sottoscritto o dalla persona con cui parlavo ieri sera, a meno di non comprendere nella categoria la possibilità di abbioccarsi al volante su un curvone dell’Autobrennero dopo aver guidato per settecento chilometri.
    Dove voglio andare a parare? Non lo so bene nemmeno io; so che provo infinita pena (e molta rabbia) per chi muore cadendo da un’impalcatura, ma so anche che provo un fastidio, chissà quanto irragionevole, che tengo a bada per questioni di educazione quando avverto la retorica strisciante dello sfruttamento – chè un conto è la schiavitù, e un conto il far parte, in punti e con funzioni diverse, dello stesso grande meccanismo, e sapete, capita anche a noi – noi scendiamo da un aereo per salire su un altro – di trovarsi un giorno di fronte allo schermo di un computer che mostra la faccia di un signore che si trova a duemila chilometri di distanza e dice a te e ai tuoi colleghi con l’aria più compunta e però serena che si possa immaginare “you’re fired”, siete licenziati.

    10/12/2007

    Lenny all’amatriciana

    Filed under: — JE6 @ 11:31

    [Magari le parole di Giuliano Ferrara sono più calzanti per altri personaggi che non per Luttazzi, ma mi interessa il senso del discorso. Poi, con Luttazzi io la finisco qui; promesso]

    “Vogliono tutti fare Lenny Bruce, ma non vogliono vivere e morire nella gloria dell’outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico, vogliono farlo con l’assistenza pubblica e privata del mercato televisivo per famiglie, possibilmente in prima serata, e con l’ulteriore assistenza del mercato della politica, che li fa deputati al primo segno di martirio. Ricchi e potenti perché liberi”.
    Repubblica.it

    05/12/2007

    Ossignore, che scandalo

    Filed under: — JE6 @ 09:58

    Tenetevi forte, gli orchestrali della Scala vogliono suonare senza indossare lo smoking – no, dico: senza indossare lo smoking. Dove andremo a finire.
    Repubblica.it

    04/12/2007

    “Dì buongiorno ai signori”

    Filed under: — JE6 @ 12:19

    Se c’era un modo per mandare in vacca il beau geste fatto domenica scorsa dai giocatori e – soprattutto – dall’allenatore della Fiorentina (schierarsi per applaudire gli avversari, al termine della partita) era quello di codificarlo, rendendolo burocratico come il controllo dei tacchetti prima di entrare in campo. Però i tempi sono quelli che sono, in fondo obblighiamo i bambini a imparare a salutare le persone sperando che arrivino ad averlo come un comportamento spontaneo, magari funziona anche con i frequentatori degli stadi di calcio.
    Corriere.it