Tenere il punto
Non so voi: io per un po’ ho creduto che la gente (cioè quel microcosmo del quale faccio parte composto da amici, colleghi, conoscenti, vicini di casa, persone che ascolto mentre parlano in metropolitana: quella storia dei sei gradi di separazione, per intenderci) avrebbe provato ad arrivare a domenica prossima in modo, non so: ragionato? Ecco, forse il termine è quello: ragionato. Per un po’ ci ho creduto, mi è anche capitato di partecipare a incontri pubblici dove veramente la sensazione era quella, quella che si potesse ascoltare, fare domande, ricevere risposte, ragionare e poi scegliere. Per un po’; poi mi sono svegliato, e ho ritrovato la gente (cioè quel microcosmo del quale faccio parte) che iniziava un discorso anche sinceramente ben disposta per poi, in soli cinque minuti e senza passare dal via, proseguire per pura tigna, nascondendo soprattutto a se stessa le mille inevitabili magagne della propria posizione. Tenere il punto, ecco cosa conta. Tenere il punto fino alla fine. Forse è così che si vince, spesso è così che si vince. Cosa, non so.