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06/07/2009
Insomma, ci sono tre candidati, anzi quattro. I cosiddetti “giovani del PD” (also known as “piombini” o “lingottini”, e vabbeh) hanno iniziato a prendere posizione, chi da una parte, chi dall’altra. In posizioni spesso secondarie, forse per scelta (si può trascinare il pubblico anche senza essere i frontmen) forse per debolezza o per miopia: eppure, ci sono. Tutto sommato, fermi restando i millemila dubbi sul loro conto, questo mi pare un bene, una prova per loro e per chi li sostiene, e anche per chi – come il sottoscritto – è scettico a dir poco. Perchè a questo punto, dato che le loro strade sembrano essersi separate, a me viene difficile avere le stesse identiche perplessità su Debora Serracchiani e su Pippo Civati, con l’eccezione di alcune – per me – necessarie considerazioni di carattere generazionale che magari verranno smentite entro sei mesi (per capirci, alla Andrea Romano quando giudica D’Alema-Veltroni-Folena-Mussi-Eccetera). Critiche o apprezzamenti ad personam, come sarebbe bello che avvenisse per tutti, anche per i poveri “apparati”. In tutto questo, io continuo ad essere più convinto dall’altro schieramento, quello dove qualche under-40 c’è ma, poveretto, non ha le stimmate del “nuovo”. Ma questo è un problema mio, immagino.
03/07/2009
Non per polemizzare ad ogni costo, ché alla fine a me Civati sta pure simpatico ed è uno che si sbatte e tutto quanto, ma spero che scherzi quando scrive “oh, guardate che i famosi contenuti che chiedete a noi Piombini li trovate tutti nel mio libro” – qui di programmi di 285 pagine ne abbiamo già visti, e come è andata a finire lo sappiamo tutti.
Ciwati (e Wittgenstein)
Se non sbaglio, “La Padania” di questa mattina titola “La sicurezza garantita per legge”. Fa sorridere il fatto che la famigerata diversità leghista si concretizzi nel concetto più profondamente italiano che si possa immaginare, quello per cui ciò che vogliamo che accada, accadrà di sicuro – basta che qualcuno legiferi in merito.
01/07/2009
[L’avesse detta la sedicenne figlia dei miei vicini di casa, va bene. E invece. Sarà che Debora Serracchiani si è affezionata alla sua immagine di “gggiovane del piddì”, e allora esordisce con questa che – spero – doveva essere una battuta come quella che aprì il suo intervento al Lingotto, quella di “alzi la mano chi fra di voi non mi ha telefonato o scritto in questi giorni”, e allora verrebbe da suggerirle di lasciar perdere, che fare la simpatica non è il suo mestiere – per quello abbiamo già il PresDelCons, o – in alternativa – Franceschini]
A parte l’incipit più scemo che si potesse immaginare, l’intervista di Debora Serracchiani a Repubblica nella quale annuncia il suo appoggio a Dario Franceschini è l’ultima (e non certo la prima) dimostrazione di quanto questa donna sia “politica” nel senso che tutti ormai attribuiamo al termine, un aggettivo sostantivato che non indica una qualità, bensì un modo di essere. Modo di essere che a me pare ben poco diverso da quello che caratterizza sia coloro che lei osteggia (Bersani, colui che “rappresenta l’apparato”) sia coloro che lei sostiene (Franceschini, il quale – a rigor di logica – con il cosiddetto apparato non dovrebbe avere nulla a che fare. Basta crederci, eh). Il tutto mi pare molto ben riassunto da questo scambio: Curzio Maltese le chiede di elencare i principali elementi dei massimi sistemi dei quali Debbie nostra avrebbe discusso con Franceschini nel loro incontro, e lei elenca tranquilla: “La laicità, la questione morale, il conflitto d’interessi, la riforma del welfare. Non generiche aspirazioni, ma proposte concrete da portare al congresso e sulle quali confrontarsi”. Oh, tesoro. Parole nuove, aria fresca. Va bene, va bene così.
Repubblica.it
30/06/2009
Se mai avessi desiderato scorarmi ancora un po’ seguendo le vicende del PD, il lungo post di ieri scritto da Luca avrebbe contribuito notevolmente al raggiungimento dell’obiettivo. Perché, al di là di tutte le differenze di visione sulle quali non vale la pena di tornare (quanto meno per evitarmi l’ennesimo “parli parli ma non ti informi e non fai un cazzo”, che alla fine uno si stanca anche di ripetere l’ovvio), mi sento di sottoscrivere questa frase del suo dodicesimo e ultimo paragrafo: “Vorrei una scelta che mi convinca, e non la vedo“. Ecco, siamo in due (duemila, due milioni). Luca da parte sua dice di fidarsi “di quello che decideranno le persone che hanno lavorato a tutto questo” (la creazione del piombinismo, ndr); io, nemmeno quello. Spero che abbia ragione lui.
Wittgenstein
28/06/2009
Non ero al Lingotto per seguire l’assemblea dei Piombini Democratici (ndr: il nome non gliel’ho dato io, han fatto tutto da soli; il fatto è che, a forza di ripeterle, ci si abitua anche alle cose più brutte, come questo nome disgraziato). Non giudicherò quindi l’evento, non potendone avere un’opinione. Ma ho visto e ascoltato gli interventi di Ignazio Marino e di Debora Serracchiani, due persone del PD che mi interessano, delle quali ho una buona opinione, delle quali in tanti dicono un gran bene e per le quali si disegnano magnifiche sorti e progressive. E insomma, non saprei come metterla diversamente: che delusione. Perché qui, noi semplici elettori ci saremmo anche un po’ stancati delle belle enunciazioni di metodo fini a se stesse. Perché è intristente e umiliante ascoltare nove minuti e quaranta secondi di dissertazione il cui punto più alto viene toccato pronunciando l’immortale massima “”Io vorrei che da queste riunioni qui venissero fuori anche le proposte”. Non so, forse l’evento di ieri non aveva questo come obiettivo – quello di fare proposte, dico – o forse le proposte le hanno fatte altri e non i due che ho seguito con attenzione. So solo che se io non avessi saputo chi fosse Debora Serracchiani, al termine del suo intervento non lo avrei saputo comunque. E so anche che invece pensavo di sapere chi fosse Debora Serracchiani, e adesso non lo so più.
10/06/2009
Fa brutto dire che se il loro so-called Partito Pirata prende il 7%, gli svedesi non sono messi un granché bene?
09/06/2009
Il 35,3% è una mezza sconfitta, il 26,1% è una mezza vittoria. No, dico, basta saperlo.
08/06/2009
Io non mi preoccupo del fatto che abbia votato meno del 44% dei cosiddetti aventi diritto. Se a te che non voti sta bene che il mio voto valga doppio, dov’é il problema?
06/06/2009
Io, se scrivessi un post per dire per chi votare e sapessi che uno lo ha letto e si è convinto a seguire quella indicazione, ecco, sarei contento.
Paolo Beneforti
[A scanso di equivoci, e per chi non fosse uso – per sua fortuna – a frequentare questo blog: i corsivi a pie’ di post si riferiscono ai link contenuti nei post medesimi. Ergo, la frase non è di Paolo Beneforti, bensì mia. Così, a tutela dell’onorabilità di tutti.]
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