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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    18/09/2007

    Scoperte

    Filed under: — JE6 @ 14:06

    Poco fa condividevo con il più improbabile [1] e ciononostante credibile guru della mia bistrattata disciplina le gioie della newsletter degli Alumni Bocconi. Oggi siamo stati invitati ad un aperitivo [2] in occasione del quale potremmo conoscere Giordano Zucchi, esponente della famosa famiglia di imprenditori tessili. Credo che il copywriter dell’associazione sia un fan quantomeno di Renzo Montagnani, se non di Alvaro Vitali, avendo dato per titolo all’evento “Sotto il lenzuolo, l’Uomo” [3]. Per invogliarci a partecipare, il presidente di Alumni Bocconi punta tutto sul calembour e sfodera un clamoroso “Non so voi, ma io non vedo l’ora di scoprire l’Uomo che si cela sotto il lenzuolo!” che mi fa rimpiangere con tutte le forze l’impossibilità di essere presente – ma confido che il guru partecipi anche in mia vece.
    [mini]marketing
    [1] Non sembra, ma è un complimento.
    [2] Bocconi = Milano; Milano = Happy hour
    [3] Si notino le maiuscole, please.

    17/09/2007

    La prova provata

    Filed under: — JE6 @ 11:44

    Lungi dall’essere l’ennesimo segno dell’Armageddon ormai compiuto, l’acquisto su eBay di un cd di Cristina d’Avena al modico prezzo di 1.210 Euro mi pare una splendida conferma delle teorie sull’inprinting di Konrad Lorenz.
    Sorrisi e Canzoni

    14/09/2007

    L’evoluzione della specie

    Filed under: — JE6 @ 14:02

    Da queste parti i vecchi usavano un proverbio che suonava più o meno così: “chi vusa puse’ la vacca l’e’ sua” – e credo che non servano traduzioni. Tu gridi? E io grido più forte. E così mi prendo la ragione. Vinco. Quelli che non sono capaci di gridare, quelli che si sentono a disagio nel gridare – beh, affari loro: là fuori è una giungla, giusto? E allora arrangiatevi, adattatevi, imparate la lezione di Darwin.
    E allora mi sa che ci dobbiamo salutare, qui non dureremo ancora a lungo: qui, nonostante si conosca bene la parola e di tanto in tanto la si usi, ci si vergogna a mandare affanculo la gente. Vergogna, esatto, ma di quel tipo che non ha a che fare con le regole della buona creanza, le buone maniere, le crinoline e i telefoni bianchi: piuttosto, vergogna per se stessi, variante intimista della vergogna e dell’imbarazzo che ci prendono nel vedere altri fare cose che noi non faremmo mai – almeno in pubblico. Qui non si sarebbero mai tirate le monetine a Craxi, qui non si sarebbe mai andati in piazza a gridare “vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo”. Qui non si è capaci, qui non si vuole gridare più forte degli altri – quelli che vogliono prendersi la vacca.

    Preveggenze

    Filed under: — JE6 @ 08:33

    Spegnete la luce
    sentite una voce
    è ancora distante
    è un grillo parlante
    viene, viene, eccolo qua
    e adesso sentirete
    come canterà…

    È un grillo parlante
    si crede importante
    ha tanto studiato
    si è laureato
    viene, viene, eccolo qua
    e adesso sentirete
    che predica che ci farà…

    Tu grillo parlante
    che parli alla gente
    ma chi t’ha invitato
    ma chi t’ha pregato
    sei un profeta di varietà
    e la tua predica
    non ci servirà!…

    Comincia la festa
    ma la festa è festa
    soltanto ad un patto
    che spacchiamo tutto!
    per noi la festa è questa qua,
    e nessuna predica mai
    ci servirà!…

    Comincia la festa
    ma la festa è nostra
    e noi decidiamo
    che gioco giochiamo,
    rabbia, violenza chiamala
    come ti pare
    ma in qualche modo pure
    ci dobbiamo sfogare

    Sei un pozzo di scienza
    ma quella violenza
    di cui parli tanto
    ce l’abbiamo dentro
    si vende nei negozi della città,
    comprane un pò anche tu
    che ti servirà!…

    Tu dici che hai avuto
    un ricco passato
    che hai tanto girato
    sei tanto istruito
    e allora adesso
    impara un’altra verità:
    a fare il profeta, mai
    nessuno ci guadagnerà!

    Edoardo Bennato, “Tu grillo parlante”, 1977

    07/09/2007

    Arrivederci, speriamo

    Filed under: — JE6 @ 12:55

    Il “Diario della settimana” interrompe le pubblicazioni, e dispiace un po’. Tra i motivi che portano alla chiusura vengono citati anche i blog, e in generale le opportunità di trovare informazione affidabile in modo rapido ed economico, ma si tratta di un’osservazione che pare scritta con un mezzo sorriso sulla bocca, quasi a dire “noi ci smeniamo, ma che questo succeda è solo un bene”. La considerazione sul mercato pubblicitario italiano è ugualmente sobria, ma ben più amara: vorremmo tutti vivere in un mondo migliore, ma questo è quello che ci tocca.
    Il Diario della settimana

    La razza di partenza

    Filed under: — JE6 @ 08:47

    Io di sicuro non sono in grado di valutare le doti artistiche di Luciano Pavarotti (se non con il metro del “mi piace, non mi piace”: no, non mi piaceva, ma in genere non mi piace la lirica). Però mi sento di sottoscrivere le prime righe di questo post di Sasaki, che – per quanto mi riguarda – non tolgono il dovuto rispetto nei confronti della morte e del dolore che questa porta:
    Con la morte di Luciano Pavarotti se ne va un pezzettino di una Italia che esiste solamente nella testa di quelli che vivono fuori dai confini del bel paese. E’ una nazione, quella, fatta di pizza, mammà (con l’accento: se possibile lo trovo ancora più fastidioso), furbizia, belcanto, vado-in-vacanza-a-Milano-vicino-a-Napoli. Adesso restano la signora Fracci, Laura Pausini, Eros Ramazzotti, quell’altro pacco mostruoso di Andrea Bocelli e pochi altri. E’ la razza di partenza, poi c’è il gene-valentino-rossi (il dottore) ma quello è già un altro tipo di italiano famoso all’estero. Divertente notare che entrambe le specie hanno in comune l’innata capacità di farsi belli ed essere idolatrati in un Paese per il quale non fanno nulla: nemmeno contribuire e/o sottostare all’erario pubblico.
    Sasaki Fujika

    06/09/2007

    La forma delle cose

    Filed under: — JE6 @ 12:27

    So che Gianluca ha ragione, quando scrive “mi chiedevo se il concetto di template abbia ancora senso: tra quelli che leggono su aggregatore, via mail, o addirittura via Facebook, il controllo della forma è già perduto, la sostanza è tutto ciò che importa, la forma migliore di usabilità non la decidi più tu, ma il tuo lettore“. Questa è la realtà. Però, sono sincero: a me questa storia che la forma di una cosa mia non la decido io mi infastidisce un po’, se non altro perchè nella scelta della forma io provo (ho provato) a dire qualcosa di me stesso. Non mi spingo oltre, anche se mi viene da chiedermi se la grande smania di collaboratività, di comunità che si è impossessata di (quasi) tutti noi non ci abbia preso troppo la mano, togliendoci – insieme alla boria – anche un po’ di senso di responsabilità: mi chiedo perchè devono essere gli spettatori a decidere la scaletta di un concerto o il finale di una serie tv, tanto per fare due esempi piccoli ma non credo poco significativi. Poi, certo, anche a me fa comodo che questo blog possa essere letto via rss – ma quanto mi piacerebbe che tutti gli aggregatori lo ripresentassero così come davvero è, con le sue parole e le sue immagini.
    [mini]marketing

    05/09/2007

    Effetti collaterali

    Filed under: — JE6 @ 12:20

    Premesso che tutto farei tranne che vantarmi, qualora venisse dimostrato che il DNA della persona corta fosse pesantemente influenzato dal mio, suppongo che la decifrazione del genoma individuale funzionerà ottimamente come detonatore di microconflitti generazionali – tutta roba di cui si sentiva un gran bisogno, insomma [1].
    Corriere.it

    [1] La prevenzione delle malattie, lo so – non siate sempre così seriosi, chè basto già io.

    Il passo del gambero

    Filed under: — JE6 @ 09:17

    Che la scuola italiana fosse ancor più andata in vacca da quando l’avevo lasciata mi era abbastanza chiaro, ma non credevo che lo studio di grammatica e aritmetica fosse andato in disuso. Non si finisce mai di imparare (lo so, i doppi sensi si sprecano).
    Repubblica.it

    03/09/2007

    Mosche bianche

    Filed under: — JE6 @ 11:00

    Per dire come stiamo messi (o magari, semplicemente come sto messo io), oggi a me e mia moglie non pareva vero di dialogare con un impiegato comunale capace di capire una intricata situazione di tasse sui rifiuti relative a diversi appartamenti, in grado di proporre soluzioni alternative e di suggerire quella più ragionevole per noi cittadini-contribuenti, il tutto in un lasso di tempo decisamente contenuto. La quantità di ringraziamenti nei quali ci siamo profusi accomiatandoci da questo signore è stata francamente imbarazzante.