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19/05/2008
Quando vediamo che anche questa sera la cena è a base di vino bianco e finger food, decidiamo di restare al networking party per una mezz’ora, e poi di andare a cercarci un posto dove mangiare seduti cibo degno di questo nome. Scendiamo a Portoroz, sfidando la sorte e una serie di temporali, fino a trovare un Ristorante-Pizzeria che ci fa accomodare premettendo che possiamo avere tutto tranne la pizza. Offro le spalle al musico assoldato per allietare – si fa per dire – i clienti: i quali, oltre al sottoscritto e al suo compare norvegese, sono una coppia di italiani e un terzetto di pensionati tedeschi. Mentre ordiniamo una costoletta di maiale, il musico attacca Celentano, poi un brano che cancello dalla memoria, e Wonderful Tonight di Clapton. I pensionati tedeschi si alzano e salutano. Dopo un midi di Patty Pravo la coppia si alza e saluta. Rimaniamo noi, l’italiano e il norvegese, a finirci la nostra birra mentre il musico fa andare Masini e Toto Cutugno. Chiediamo il conto.
Nell’albergo dove passiamo questi due giorni, oltre al nostro seminario si tiene anche un incontro di Eurojustice, dall’inquietante titolo di “Strategic meeting on trafficking of human beings and witness protection”. I miei clienti sloveni ieri sera sono stati approcciati da due energumeni bulgari, due armadi ambulanti dall’aspetto sinistro anzicheno, che gli hanno chiesto con aria sospettosa chi erano e cosa facevano lì. Secondo Riko e Daniel i due bulgari sono qui per tenere una presentazione sulle tecniche di evasione e di latitanza.
18/05/2008
E’ la terza volta in sei mesi che vengo in Slovenia, e mi sono fatto persuaso che da queste parti il sole lo vedono – forse – solo nei cataloghi delle agenzie di viaggio. Ma, nonostante la pioggia torrenziale – e l’aggettivo non è usato a caso – per la terza volta in sei mesi rimango affascinato da questo paese, dalla sua natura, dalla sua estranea somiglianza con la cosiddetta Europa occidentale, che sta a due passi ma che per decenni è rimasta irragiungibile.
Arrivo a Portoroz passando per Koper, la Capodistria che ho sentito nominare mille volte fin da quando, agli albori dei miei ricordi televisivi, sugli schermi di un piccolo televisore portatile posizionato nella cucina di casa passavano le nebulose immagini di Telecapodistria – appunto. Guardo i cartelli stradali, tutti bilingue come se fossimo in provincia di Bolzano, entro in questo magnifico albergo a picco sul mare e tutti mi parlano in italiano – e penso a quanto siamo stupidi, alle guerre fatte per annettere territori e persone che hanno un’altra storia e un’altra anima, penso a quanto male ci siamo fatti e continuiamo a farci, per poi trovarci – trenta o cinquanta anni dopo – a tornare sui nostri passi perchè in fondo basta una carta di credito, paghi il conto e chissenefrega di dove sei nato e di dove vivi.
16/05/2008
Siccome l’intensità della delusione è direttamente proporzionale all’intensità dell’aspettativa, il dopo-elezioni del titolare qui si è svolto – e si sta svolgendo – all’insegna di una tranquilla rassegnazione: insomma, la rivoluzione non passerà, purtroppo o per fortuna, attraverso il sottoscritto.
Ciò nonostante, in attesa di capire come verrò maggiormente tassato per andare a coprire il buco dell’ICI o come verranno cambiate (presumo in peggio) le norme su aborto e procreazione assistita, mi godo il triste spettacolo del partito che ho votato, nel quale un segretario che perde le elezioni con quasi dieci punti di distacco non avverte la necessità almeno formale delle dimissioni, nel quale il suo più acerrimo nemico interno si industria per spodestarlo in nome di una linea politica diametralmente opposta da quella sostenuta (da entrambi, quindi anche dal più acerrimo nemico interno) fino a cinque settimane fa, nel quale emergono comportamenti come quello del PD di Napoli che se fossero stati tenuti in campagna elettorale sarebbero stati rubricabili come paraculismi finalizzati alla ricerca voti e che invece oggi sembrano smascherare la vera natura dei responsabili. Che dire: applausi.
Giusec&frienz
15/05/2008
Per quel che ritenete possa valere un mio consiglio in materia televisiva (per dire: non ho mai visto Lost, non ho mai visto Desperate Housewives, Californication mi ha annoiato a morte, ho una fissa indecorosa per CSI Vegas, I Soprano, NYPD e – ah, i ricordi – Hill Street giorno e notte), sappiate che secondo me passare una novantina di minuti sul divano a guardare Quo Vadis Baby – la serie non è una perdita di tempo.
A me pare che ci sia un sottile filo rosso che lega questo post di Mantellini e questo post della Tengi, dei quali sottoscrivo i contenuti e in particolare due frasi:
La qualita’ dei commenti di un blog segue secondo me un diagramma a campana. C’e’ un giusto mezzo prima del quale ed oltre il quale il rapporto segnale/rumore tende inevitabilmente a peggiorare. E quello che e’ peggio lo scadimento dei commenti ha un effetto dirompente nei confronti dei commentatori migliori che – giustamente – non sono disposti a partecipare ad un ambiente caotico, nervoso e volgare.
E chissenefrega degli accessi, delle numero di visite (che quando sono troppe, è tutta gente che si presenta a mani vuote, tanto per leggere qualcosa mentre si scaccola e al termine tirare un rutto), chissenefrega dei visitatori (“ma sono unici? se non sono unici non conta, cazzo!”).
Poi, il titolare qui si ritiene fortunato: tranne due o tre casi non ha mai avuto quantità strabilianti di accessi e visitatori, e per quanto lo riguarda quantità e qualità dei commenti (e quindi dei commentatori) gli sembrano del tutto soddisfacenti: poi, si sa, tutto è relativo. Ma questa è un’altra storia.
Mantellini, Pezzidufficio
14/05/2008
Avete presente quelle giornate lunghissime, massacranti, calde – e che però finiscono come dovrebbero, con la consapevolezza di aver fatto tutto e averlo fatto bene; una di quelle giornate nelle quali le parole, tutte, hanno un senso e le immagini sono vivide come la luce che entra in una camera di albergo sul mare. Ecco, nel suo piccolo, oggi per il titolare qui.
Sono l’unico a cui la visione della famosa Current Tv di Al Gore procura attacchi di noia di portata davvero inaspettata?
12/05/2008
Mi chiedevo, qualche giorno fa, se davvero mi interessa sapere dove sono e cosa fanno tutti i miei 95 “following” di Twitter. E la risposta è stata “mah, forse venti o trenta, non di più”.
[Sarò un asociale come sospetto da tempo?]
[E quelli che seguono due o trecento persone: ma come fanno? E, soprattutto: perchè?]
10/05/2008
Una decina di persone, in uscita serale. Facciamo quattro passi fuori dal Grand Hotel, ci chiediamo se vale la pena andare a vedere la rocca medievale; facciamo cenno ad un individuo dall’apparente età prossima ai trent’anni: questo si ferma, scende dalla bicicletta, gli chiediamo se è un indigeno e risponde di sì, gli chiediamo cosa c’è di bello alla rocca e lui ci guarda sorridente e ci fa “ah, non so, non ci son mai stato”. Pensando alla manciata di vie che costituisce il paese, escludendo Terre del Sole, ci domandiamo come diavolo sia possibile che quest’uomo non sia mai andato all’unica cosa – oltre alle terme – per la quale possa valer la pena fermarsi a Castrocaro. Lo stupore è tale che rinunciamo alla gita, e finiamo in un bar che una volta era gestito da ungheresi e adesso cerca di sopravvivere alla crisi di un paese che viveva sulle convenzioni Inps degli alberghi – convenzioni che non esistono più, e allora fra poco forse non esisterà più nemmeno Castrocaro Terme.
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