Greetings from Shanghai – Xin Yun
Quando Xin Yun ci saluta sento qualcosa di familiare nella sua voce, poi mi dico che non ho mai avuto grandi rapporti con persone cinesi quindi non ci penso più. Iniziamo gli incontri, lei fa il suo lavoro di traduttrice, noi il nostro che non sappiamo mai bene quale sia e tanto il biglietto da visita non aiuta un granché; durante una pausa facciamo quattro chiacchiere più di cortesia che altro, allora dice che è venuta in Italia tre volte, che ha deciso di studiare l’italiano come tante ragazze cinesi perché seguiva il calcio della Serie A – hai visto che avete vinto con l’Inghilterra? Complimenti – e adesso insegna italiano all’università, ma quando è venuta da noi ha insegnato cinese agli italiani – ovviamente – e lo ha fatto passando tre mesi a Sassari, ecco cos’era quel qualcosa di familiare che sentivo, era l’accento, voi siete di Milano, chiede, sì, ci sono stata una volta a trovare un’amica, tornavo da Sassari, ho fatto fatica perché mi sembrava troppo grande, non ero più abituata alla grande città, scusa ma tu di dove sei, Shanghai, e Milano ti sembrava grande, eh, eh. Non so perché ma le chiedo cosa significa il suo nome in cinese, lei si mette a ridere e mi dice “devo lavorare molto per essere una persona fortunata”, io non lo so se è vero, Google Translator dice che l’ideogramma suggerito significa solo “fortunato” però voglio credere alla sua spiegazione che è troppo complessa perché io riesca a ricordarmela, ma c’è qualcosa che mi piace in quel che mi dice, allora cerco di cesellare la pronuncia, su Xin me la cavo ma Yun mi torna ostico da ripetere, lei ride e dice che sono bravo, ma comunque non c’è bisogno, chiamatemi pure Annalisa, scusa? sì Annalisa, ma il tuo nome non vuol dire quello, lo so, ma mi piace il suono dice facendo una piccola smorfia timida dietro gli occhiali da professoressa, e allora va bene Annalisa, a che ora abbiamo il prossimo appuntamento.