< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"

    "Post sotto l'albero 2010"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • “Al Corvetto”
  • Dare casa alle cose
  • Il criterio mancante
  • La vita degli altri
  • Grandi Progetti
  • Cinquanta
  • Beau geste
  • Running, standing still
  • Quello che te ne resta
  • Call the call a call
  • August 2021
    M T W T F S S
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    31/08/2021

    La vita degli altri

    Filed under: — JE6 @ 10:51

    Ero in macchina e ascoltavo una vecchia puntata del podcast di Marc Maron, quella con Bruce Springsteen. E fra le molte cose in mezzo alle quali stavo passando – un ciclista tirato sotto da un camioncino all’altezza dello Sheraton di via Caldera, la storia dei problemi mentali del padre di Springsteen, cose così – mi si è fermato in mente un pezzo del dialogo fra i due, nel quale parlano degli ideali americani, del modo di essere americani. Mi si è fermato in mente perché, al netto di una certa inevitabile retorica, non solo quei due uomini parlavano di concetti che chiaramente avevano in comune e non solo quei concetti li condividevano ampiamente almeno nella loro formulazione con decine e centinaia di milioni di loro connazionali (l’applicazione, ovviamente, era ciò che invece li divideva da una metà di questi) ma quei concetti li conoscevo bene persino io. La forza della narrazione: non puoi nascere e crescere in mezzo a centinaia di libri e migliaia di film e canzoni e ore di serie televisive che vengono da un paese e ne raccontano la vita – quella dei ricchi e quella dei poveri, quella delle megalopoli e quella delle cittadine ai bordi di una Interstate e quella delle infinite pianure dove ti viene il mal di mare a guardare il mais muoversi sotto il vento, quella dei neri e quella dei bianchi e quella dei latinos e quella degli inuit – senza che tu alla fine ne sappia un po’. Un bel po’. Abbastanza da non stupirti venendoci a contatto, come non mi stupii io la prima volta che mi misi a camminare in una città americana – era Atlanta, era il maggio del 1996 – quando vidi, sempre per la prima volta, la palazzina della YMCA e le vetrine del monte dei pegni sulla parallela di Auburn Avenue piene zeppe di ogni tipo di arma da fuoco inventata e prodotta dall’uomo: non mi stupii perché erano cose che conoscevo già, che avevo già visto, di cui sapevo ruolo, valore, significato, storia. Quel pezzo di dialogo tra Maron e Springsteen mi si è fermato in mente perché nel momento in cui passavo sotto il ponte della tangenziale ed entravo nella zona industriale di Seguro mi è venuto il dubbio di conoscere e e quindi capire meglio gli americani degli italiani, meglio – giusto per fare un esempio – gli hillbillies del Kentucky dei miei connazionali che assaltano un gazebo 5S al grido di traditori; ed è un pensiero che mi mette a disagio perché temo che dica di me più di quel che voglio sapere.

    Leave a Reply