Terra mia
[Bosnia Express – 2] Arriviamo al passo di Komar in una mattina di una bellezza commovente, il cielo limpido, il sole splendente, e cinque gradi sotto zero. Non abbiamo incontrato un’anima per chilometri e non ne incontreremo per altrettanti, e così a lungo per le cinque ore che separano Bihać da Sarajevo. Chissà se prima della guerra da queste parti c’era più gente, oggi questo vuoto umano non sorprende: la Bosnia, come il resto dei Balcani, si svuota giorno dopo giorno per mille motivi che sappiamo e non abbiamo voglia di ripeterci. Risaliamo in macchina, restiamo ancora con il volto girato verso la valle, verso sud. Qui, in quasi tutto questo paese meraglioso gli umani hanno combattuto, si sono ammazzati per possedere ogni singolo centimetro di terra, quella terra che oggi non ha più padroni se non sé stessa.