< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"

    "Post sotto l'albero 2010"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Quando sarà finita
  • 13D
  • Mille, mille e cento metri
  • Deflated
  • Lungo il fronte
  • Dentro la circonvallazione
  • Dito, luna
  • “E non dire di quelli che sono morti sulla via di Allah: ‘Sono morti’. No, sono vivi ma tu non li senti”
  • Ieri
  • “Aspetto”
  • October 2026
    M T W T F S S
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign

     

    04/12/2006

    Umano, troppo umano

    Filed under: — JE6 @ 11:03

    Leggendo questo post di Massimo (e pensando alla mia – breve – esperienza berlinese) mi chiedevo se l’espressione “città a misura d’uomo” ha un senso e, a maggior ragione se lo ha l’espressione “città meno a misura d’uomo che si possa immaginare”.
    Non so: cos’è, com’è fatto un luogo a misura d’uomo? La città, a differenza di un bosco o di una grotta, è un prodotto dell’uomo. E’ disegnata dall’uomo, è costruita dall’uomo, è abitata dall’uomo. Anche quando si prova una sensazione di invivibilità, quella è il frutto delle nostre azioni. Non riesco a immaginare un qualcosa che sia più “umano” di una città, ecco. Ma forse mi sfugge qualcosa.
    Mantellini (feat. Wittgenstein)

    02/12/2006

    Tempi moderni 3

    Filed under: — JE6 @ 14:55

    Che poi, i tempi moderni hanno anche del buono, per fortuna. Keith Ellison, primo mussulmano ad essere stato eletto al Congresso degli Stati Uniti, chiede di poter giurare ponendo la mano sul Corano, e non sulla Bibbia: «la Costituzione consente a tutti di giurare, per assumere un incarico, su qualsiasi testo preferiscano. È questo il pilastro della libertà di religione», ha detto, e a me pare che abbia ragione.
    Repubblica.it

    Tempi moderni 2

    Filed under: — JE6 @ 14:51

    Cesare e Luisa hanno aperto il loro negozio una quarantina d’anni fa. A quei tempi, a Milano c’era ancora la nebbia, quella vera. I nuovi abitanti di un quartiere che cresceva giorno per giorno, man mano che i palazzi prefabbricati dell’IACP si completavano, quando invitavano amici e parenti a vedere la loro casa nuova dovevano portarsi fino alla Montagnetta di San Siro, perchè da lì in poi la gente si perdeva in quelle strade non ancora segnate sulle cartine della città. A quei tempi nessuno sapeva cosa fosse un centro commerciale o un ipermercato, e le casalinghe (le casalinghe!) andavano a fare la spesa ogni giorno: latteria, panetteria, macelleria, ortofrutta, lasciando talvolta i figli a giocare da soli (da soli!) in cortile (in cortile!).
    Per quarant’anni, Cesare e Luisa hanno venduto latte, e bottiglie di vino, e etti di pancetta coppata. Alcuni dei loro clienti sono cresciuti, altri sono invecchiati, e altri sono morti. Per quarant’anni hanno fatto servizio a domicilio ad anziani che non si potevano muovere, hanno fatto credito, hanno ascoltato lamentele e progetti. Oggi è l’ultimo giorno di attività di Cesare e Luisa; sono entrato, ho visto gli scaffali ormai vuoti, ho chiesto le solite quattro cose che compro ogni sabato, ho pagato, ho detto “buona domenica” come tutte le altre volte e poi ho aggiunto “ci vediamo”. Dove, non so.

    Cesare e Luisa non sono i veri nomi dei “lattai”. Importa qualcosa? Penso di no.

    30/11/2006

    Tempi moderni

    Filed under: — JE6 @ 13:42

    Un tempo, le persone erano divise dai chilometri, dalle distanze.
    Oggi, capita che siano separate dalla mancanza di RAM.

    26/11/2006

    E adesso

    Filed under: — JE6 @ 15:00

    Lorena Bianchetti, Domenica In, 14.40 circa, al termine di uno sproloquio su anoressia e dintorni a cura di Simona Izzo, Paolo Crepet, Ela Weber, Sara Tommasi, Arianna David.
    “E mi raccomando, mettete sempre al centro la persona e non quello che rappresenta. E adesso, musica!“

    24/11/2006

    Consigliato dall’Associazione Medici Dentisti Italiani

    Filed under: — JE6 @ 12:09

    Forse non ci voleva tanto a capirlo, che ai giorni nostri l’unico argomento efficace da usare per combattere le tossicodipendenze è quello estetico.
    Repubblica.it

    Invece a me piacciono le donne

    Filed under: — JE6 @ 10:08

    Ti piace Kate Moss. M. Va bene. Invece a me piacciono le donne. Non prendertela.
    Leonardo (nei cui commenti stiamo riuscendo [soli maschi, ndr] a mandare tutto allegramente in vacca)

    23/11/2006

    For women only

    Filed under: — JE6 @ 08:17

    Ieri, dopo aver letto il post di Dandyna, e aver ascoltato un po’ di Otto e mezzo, pensavo che forse la cosa più stupefacente dell’anoressia femminile è l’assoluta esclusione degli uomini, dei ragazzi, dei maschi da questo mondo parallelo che si viene a creare.
    Perchè una cosa è certa. Fatta la tara di tutto l’insopportabile e falso fighettismo modaiolo dei nostri tempi, prendete cento maschi (ragazzi e adulti, studenti e dirigenti, ricchi e poveri), metteteli di fronte alla foto, chessò, di Kate Moss e alla foto, chessò, di Monica Bellucci, e chiedete loro brutalmente: “con chi vorresti andare a letto?”. Io credo di sapere la risposta. Il porno, i cui dati di diffusione sono abbastanza ampi da farlo ritenere un indicatore attendibile di ciò che alberga nel cosiddetto immaginario collettivo maschile, è fatto di donne – mi si passi la grevità – “tante”, al punto, a volte, da essere grottesche. Ma, con tutta evidenza, a centinaia di migliaia di ragazze non interessa piacere ai maschi della loro classe, o il fatto di essere considerate attraenti dai ragazzi non basta a compensare i mille problemi che le portano a desiderare di dissolversi sulla bilancia.
    E’ tutto troppo grande e troppo complicato per chi scrive – ieri sera, però, non potevo fare a meno di guardare mia moglie e ringraziare il cielo, e di guardare mia figlia e preoccuparmi preventivamente.

    21/11/2006

    In cerca di guai

    Filed under: — JE6 @ 14:11

    Un po’ per simpatia umana nei confronti dell’autore, un po’ perchè da queste parti non si sopportano i periodici di genere (qualsiasi: maschile o femminile, non fa differenza), un po’ perchè evidentemente le proprie esperienze insegnano comunque poco, qui si decide di portare all’attenzione dei lettori il post odierno del Dottor Attentialcane, che già dal titolo mostra di essere in cerca di guai. Li troverà, ne sono convinto.
    Squonk, Attentialcane

    20/11/2006

    Come Nero Wolfe – Reprise

    Filed under: — JE6 @ 11:00

    Leggendo la storia di Renato Farina, in arte Betulla, raccontata da Filippo Facci, mi viene da dire che no, Giuliano Ferrara non ha ragione; io – se mai avessi letto gli articoli di Betulla, in arte Renato Farina – mi sarei formato delle opinioni influenzate non da altre opinioni, bensì da distorsioni dei fatti più o meno clamorose. Non ho un’opinione estremamente alta del giornalismo e dei giornalisti, ma non ce l’ho nemmeno così bassa.
    Il Giornale, via Macchianera