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04/12/2006
Leggendo questo post di Massimo (e pensando alla mia – breve – esperienza berlinese) mi chiedevo se l’espressione “città a misura d’uomo” ha un senso e, a maggior ragione se lo ha l’espressione “città meno a misura d’uomo che si possa immaginare”.
Non so: cos’è, com’è fatto un luogo a misura d’uomo? La città, a differenza di un bosco o di una grotta, è un prodotto dell’uomo. E’ disegnata dall’uomo, è costruita dall’uomo, è abitata dall’uomo. Anche quando si prova una sensazione di invivibilità, quella è il frutto delle nostre azioni. Non riesco a immaginare un qualcosa che sia più “umano” di una città, ecco. Ma forse mi sfugge qualcosa.
Mantellini (feat. Wittgenstein)
02/12/2006
Che poi, i tempi moderni hanno anche del buono, per fortuna. Keith Ellison, primo mussulmano ad essere stato eletto al Congresso degli Stati Uniti, chiede di poter giurare ponendo la mano sul Corano, e non sulla Bibbia: «la Costituzione consente a tutti di giurare, per assumere un incarico, su qualsiasi testo preferiscano. È questo il pilastro della libertà di religione», ha detto, e a me pare che abbia ragione.
Repubblica.it
Cesare e Luisa hanno aperto il loro negozio una quarantina d’anni fa. A quei tempi, a Milano c’era ancora la nebbia, quella vera. I nuovi abitanti di un quartiere che cresceva giorno per giorno, man mano che i palazzi prefabbricati dell’IACP si completavano, quando invitavano amici e parenti a vedere la loro casa nuova dovevano portarsi fino alla Montagnetta di San Siro, perchè da lì in poi la gente si perdeva in quelle strade non ancora segnate sulle cartine della città. A quei tempi nessuno sapeva cosa fosse un centro commerciale o un ipermercato, e le casalinghe (le casalinghe!) andavano a fare la spesa ogni giorno: latteria, panetteria, macelleria, ortofrutta, lasciando talvolta i figli a giocare da soli (da soli!) in cortile (in cortile!).
Per quarant’anni, Cesare e Luisa hanno venduto latte, e bottiglie di vino, e etti di pancetta coppata. Alcuni dei loro clienti sono cresciuti, altri sono invecchiati, e altri sono morti. Per quarant’anni hanno fatto servizio a domicilio ad anziani che non si potevano muovere, hanno fatto credito, hanno ascoltato lamentele e progetti. Oggi è l’ultimo giorno di attività di Cesare e Luisa; sono entrato, ho visto gli scaffali ormai vuoti, ho chiesto le solite quattro cose che compro ogni sabato, ho pagato, ho detto “buona domenica” come tutte le altre volte e poi ho aggiunto “ci vediamo”. Dove, non so.
Cesare e Luisa non sono i veri nomi dei “lattai”. Importa qualcosa? Penso di no.
30/11/2006
Un tempo, le persone erano divise dai chilometri, dalle distanze.
Oggi, capita che siano separate dalla mancanza di RAM.
26/11/2006
Lorena Bianchetti, Domenica In, 14.40 circa, al termine di uno sproloquio su anoressia e dintorni a cura di Simona Izzo, Paolo Crepet, Ela Weber, Sara Tommasi, Arianna David.
“E mi raccomando, mettete sempre al centro la persona e non quello che rappresenta. E adesso, musica!“
24/11/2006
Forse non ci voleva tanto a capirlo, che ai giorni nostri l’unico argomento efficace da usare per combattere le tossicodipendenze è quello estetico.
Repubblica.it
Ti piace Kate Moss. M. Va bene. Invece a me piacciono le donne. Non prendertela.
Leonardo (nei cui commenti stiamo riuscendo [soli maschi, ndr] a mandare tutto allegramente in vacca)
23/11/2006
Ieri, dopo aver letto il post di Dandyna, e aver ascoltato un po’ di Otto e mezzo, pensavo che forse la cosa più stupefacente dell’anoressia femminile è l’assoluta esclusione degli uomini, dei ragazzi, dei maschi da questo mondo parallelo che si viene a creare.
Perchè una cosa è certa. Fatta la tara di tutto l’insopportabile e falso fighettismo modaiolo dei nostri tempi, prendete cento maschi (ragazzi e adulti, studenti e dirigenti, ricchi e poveri), metteteli di fronte alla foto, chessò, di Kate Moss e alla foto, chessò, di Monica Bellucci, e chiedete loro brutalmente: “con chi vorresti andare a letto?”. Io credo di sapere la risposta. Il porno, i cui dati di diffusione sono abbastanza ampi da farlo ritenere un indicatore attendibile di ciò che alberga nel cosiddetto immaginario collettivo maschile, è fatto di donne – mi si passi la grevità – “tante”, al punto, a volte, da essere grottesche. Ma, con tutta evidenza, a centinaia di migliaia di ragazze non interessa piacere ai maschi della loro classe, o il fatto di essere considerate attraenti dai ragazzi non basta a compensare i mille problemi che le portano a desiderare di dissolversi sulla bilancia.
E’ tutto troppo grande e troppo complicato per chi scrive – ieri sera, però, non potevo fare a meno di guardare mia moglie e ringraziare il cielo, e di guardare mia figlia e preoccuparmi preventivamente.
21/11/2006
Un po’ per simpatia umana nei confronti dell’autore, un po’ perchè da queste parti non si sopportano i periodici di genere (qualsiasi: maschile o femminile, non fa differenza), un po’ perchè evidentemente le proprie esperienze insegnano comunque poco, qui si decide di portare all’attenzione dei lettori il post odierno del Dottor Attentialcane, che già dal titolo mostra di essere in cerca di guai. Li troverà, ne sono convinto.
Squonk, Attentialcane
20/11/2006
Leggendo la storia di Renato Farina, in arte Betulla, raccontata da Filippo Facci, mi viene da dire che no, Giuliano Ferrara non ha ragione; io – se mai avessi letto gli articoli di Betulla, in arte Renato Farina – mi sarei formato delle opinioni influenzate non da altre opinioni, bensì da distorsioni dei fatti più o meno clamorose. Non ho un’opinione estremamente alta del giornalismo e dei giornalisti, ma non ce l’ho nemmeno così bassa.
Il Giornale, via Macchianera
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