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20/04/2006
“Contro i perpetui“ di Ivan Scalfarotto ti accompagna per un lasso di tempo ancora più breve, diciamo da Madrid a Barcellona, a farla lunga. Ma si sa, never judge a book by its cover – or by its length.
E’ difficile non essere d’accordo con molte sue posizioni, che sono di mero buon senso; questa, ad esempio: un paese senza giovani è un paese senza futuro.
Però.
Secondo Scalfarotto, i Perpetui (la classe dirigente over cinquanta) non se ne vanno, tengono un’intera generazione in anticamera. E tra le molte ricadute negative di questo riprovevole comportamento, c’è anche il fatto che la «classe creativa» fugge all’estero o si logora in interminabili gavette.
Ora, pensare che chi ha raggiunto (per meriti o per cooptazione) un certo ruolo di potere decida autonomamente di lasciarlo per sopraggiunti limiti di età, invitando la generazione che segue a prendere il suo posto, è un desiderio piuttosto naive, soprattutto in un’epoca in cui, almeno da un punto di vista fisico, si diventa vecchi davvero molto tardi. E io non credo che Scalfarotto sia naive.
Quindi, si suppone che stia alle giovani e scalpitanti generazioni darsi da fare per scalzare, con le buone o con le cattive, i barbogi che occupano da decenni le cosiddette stanze dei bottoni. Ma, evidentemente, questo non avviene. Certo, per le resistenze dei barbogi di cui sopra. Ma anche per altri motivi. I nostri genitori, e i nostri nonni prima di loro, messi di fronte alle impellenti necessità della vita e spinti dal loro desiderio di una vita migliore, si sono imbarcati sui più improbabili piroscafi e sui treni più scalcinati, e se ne sono andati a milioni – in Argentina, negli Stati Uniti, in Belgio, a Milano e a Torino. E gli Andreotti e i Ciampi, sessant’anni fa, si sono imposti come classe dirigente, a volte affiancando ma più spesso sostituendo i barbogi dell’epoca.
Dove voglio arrivare? Al fatto che i giovani di questo paese, nella grande maggioranza, non stanno bene, no; ma non stanno abbastanza male da fare la rivoluzione che Scalfarotto pare augurarsi ma per la realizzazione della quale non sa dare idee e consigli pratici. Così, aspettano il loro tempo, che prima o poi verrà: l’Italia non è un bel posto per essere giovani, ma ci si invecchia da dio.
Il Saggiatore
13/04/2006
Facciamo finta per un momento che il PresDelCons non esista, lui, i brogli (denunciati mezza giornata dopo aver ricevuto il due-di-picche sulla Grosse Koalition, tu guarda il caso) e i cosacchi che sono già in Piazza San Pietro. Lo so, non è facile data l’ubiquità del soggetto, ma proviamoci.
Ora, sarà il sole, o la Pasqua del Signore che si avvicina, ma sento e leggo il diffondersi di questa idea: ci siamo scornati all’inverosimile, ci siamo detti le peggio cose, abbiamo reciprocamente dubitato della moralità nostra e pure di quella della mamma; adesso “Basta. Fate tutti un bel respiro. E’ finita. Siamo sempre i soliti. Quella è la solita giornalaia. Che vi sorride e vi lascia il giornale anche se vota il contrario di voi. Lasciatela stare, sorridetele di rimando e tornate alle vostre occupazioni“.
Sembra sensato, vero? Eppure.
Eppure questo è solamente il frutto della stanchezza. Il soldato che sta otto mesi nella trincea del Carso, con l’austriaco di fronte, alla fine è talmente stanco di quella vita che con l’austriaco andrebbe a bersi due birre e gli farebbe persino da testimone di nozze per partecipare a una bella festa sull’aia pur di andarsene dal fango e dalle pallottole. Ma finita la guerra, passato un anno o due, allo stesso soldato si rizzeranno i peli ogni volta che sentirà due parole di tedesco, fossero anche solo “danke schoen”.
Voglio dire, gli appelli a guardarci per quelli che siamo andrebbero fatti prima, non dopo. Pare banale, ma è meglio – molto meglio – evitare gli strappi piuttosto che mettere le pezze. Abbiamo un’elezione ogni sei mesi, anche meno: qui a Milano adesso siamo già in ballo per il sindaco, per dire. Cambierà qualcosa? No. I rossi continueranno a bollire i bambini, e gli azzurri continueranno a falsificare i bilanci. E lo faranno anche per le prossime regionali, per le prossime europee, per il prossimo referendum sulla salvaguardia delle cave di marmo delle Alpi Apuane, per le prossime politiche.
Questa constatazione mi porta a fare anche un altro ragionamento: gli appelli a guardarci per quello che siamo sono armi a doppio taglio, perchè ci fanno realizzare che noi, cazzo, siamo proprio così. A me piacerebbe, giuro, provare a discutere pacatamente di politica (e quindi di società, di economia, di scuola) con uno che pensa che Calderoli sia stato un buon ministro e abbia fatto la cosa giusta con la sua magliettina della salute davanti alle telecamere di Vespa. Ma non ci riesco, abitiamo due mondi diversi e – temo – non comunicanti. Sto facendo un esempio estremo, certo: con Marco Beccaria sono convinto di poter fare quella discussione; ma sono abbastanza sicuro di terminarla in preda allo smarrimento più assoluto, roteando gli occhi e borbottando “non è possibile, è troppo intelligente per credere alle cose che dice”. Ci sono almeno due Italie, è vero. Che hanno smesso molto tempo fa di comunicare tra loro, e quando lo fanno si mandano, nemmeno tanto allegramente, affanculo. Io credo di far parte di una di quelle Italie.
Amica N e Amica B, Farfintadiesseresani
06/04/2006
Poi uno dice Tangentopoli: L’alunno L. P. alla consegna delle verifiche di inglese, allega alla sua verifica dieci euro.
7 in condotta
04/04/2006
Tra i non molti lati negativi del potere, penso che almeno questo dovrebbe essere conservato: io, almeno privatamente, posso insultare il PresDelCons; il PresDelCons, almeno pubblicamente, non può fare altrettanto nei miei confronti.
28/03/2006
Trovo meraviglioso che i barefooter(s) – detti anche gimnopodisti, insomma quelli che vanno in giro vestiti di tutto punto ma a piedi nudi – mettano tra le motivazioni della loro scelta il ritorno al contatto con la natura, e poi si trovino costretti, per ragioni oserei dire elementari, a portare “sempre con loro un kit d’emergenza nel quale tengono una pinzetta per le sopracciglia per estrarre eventuali intrusi e carta vetro per levigare lo strato di “cuoio” da impurità.”
Repubblica.it
27/03/2006
Capita (spesso? boh) anche a me: scrivere una critica nella quale si sostiene che il tale ha detto/fatto/scritto/cantato una fesseria epocale, e tentare di addolcire la pillola sottolineando ogni due frasi che il tale è un amico.
Per dire, Christian Rocca ritiene che Daniele Capezzone sia un cialtrone pro-tempore (almeno limitatamente alla questione di ciò che i radicali sponda-Capezzone pensano della posizione olandese sull’eutanasia infantile). Lo scrive, portando a sostegno della sua argomentazione la lettura e interpretazione del protocollo di Groeningen. Al tempo stesso, sente il bisogno di mettere nero su bianco: “nelle mie primarie ideali, sceglierei sempre e comunque Capezzone” – “i miei amici radicali” (due volte) – “ho ascoltato il mio amico Daniele a Radio radicale”.
Lo so, è un dettaglio, una quisquilia, una pinzillacchera. Ma se Rocca e Capezzone sono davvero amici, c’è davvero bisogno di scriverlo per giustificare il fatto di non trovarsi d’accordo?
Camillo
24/03/2006
[Moretti mi fa una pippa]
Sex & The City* è stato una catastrofe culturale. Ho una figlia di cinque anni, e rabbrividisco all’idea che possa venire su intelligente, acuta, professionalmente realizzata, sexy; ma tendenzialmente sola, e con una borsa** al posto del cervello.
* Che vale in sè, ma anche come metafora.
** Pare giusto, per par condicio, quotare Luca: “Ma quando noi uomini parliamo di iPod – per esempio: o di Elvis Costello – sembriamo così cretini come le ragazze quando parlano delle Birkin (si scrive così, spero)?”
E allora mi coglie lo sconforto. Basta con questo nordest – penso – via da qui. Ma a Milano sarà diverso? Non sarà che il paese sta cambiando e io non me ne accorgo perché frequento sempre le stesse persone? L’Autogrill ti fa vedere uno spaccato della società abbastanza attendibile, perché tutti ci si fermano, dal manovale all’amministratore delegato.
In testa mi frullano pensieri neri. Addento la mia Rustichella e resto un attimo a guardare le macchine che sfrecciano sotto di me, verso un futuro che non so immaginare.
Leggetelo tutto, però, questo post di Macubu. Fa pensare, eccome.
La vita istruzioni per l’uso (via Massimo Morelli)
23/03/2006
Sono le 22.04, su Canale Italia ci sono Luciano Rispoli, Silvio Berlusconi e Mariano Apicella.
21/03/2006
La citazione del giorno del New York Times spiega molto, molto bene cos’è l’Iraq a tre anni dall’inizio della guerra:
“It is not a solution. But Iraqis can be attacked by anyone, just walking on the street: Americans, insurgents, the Iraqi Army. “
Muhammad Said, dopo aver comprato una polizza di assicurazione che copre i rischi derivanti da esplosioni causate da armi da guerra e autobombe, tentativi di assassinio e attacchi terroristici.
NYT
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