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24/01/2005
[Oggi, romanticume di bassa lega]
Non mi spingo a dire che lo amo, no.
Però è vero che il blocco del traffico mi piace. Mi piace mettermi alla finestra, guardare fuori e vedere la forma dell’immobilità, o, al massimo, della lentezza. E’ come ascoltare un grande sospiro uscire dai palazzi e dalle strade che si rilassano. E’ come tornare nel paesino sardo dei miei avi, è come camminare ancora nel mezzo di quel campo di football abbandonato, tra Atlanta e Chattanooga.
Ci vuole, ogni tanto. Davvero.
21/01/2005
Leggo dalle brevi di Italia Oggi: “Tv Magazine supera quota 500 mila copie” e “Mondadori: Esaurite le 600 mila copie di Star+Tv“.
Ora, assommiamo a queste cifre le tirature di “Sorrisi e Canzoni TV“, della miriade di giornali e giornaletti dedicati alla televisione già presenti in edicola, di magazine che dedicano un’ampia sezione alla programmazione televisiva (vedi quelli del Corriere e di Repubblica). Se ne deduce che ci sono molti milioni di persone che spendono soldi (pochi o tanti, non è questo il punto) per sapere a che ora vanno in onda le scimmiette della Ventura e (credo soprattutto) per sapere se davvero la Ventura medesima si è accompagnata al magnolio Gori.
Deduzione facile facile, certo, chè son mica Poirot. Un moralista, immagino, definirebbe questo come un segno della decadenza dei tempi.
19/01/2005
Fossimo in New Mexico, non ci si sorprenderebbe più di tanto.
Ma siamo a Milano. Che, evidentemente, assomiglia al New Mexico più di quanto ci si immaginerebbe.
Il luogo sta dalle parti dell’imbocco dell’Autolaghi. Lo si vede da lontano, perchè ci sono due grandi torri, con le insegne di Allaxia e Castorama. Ma il luogo non ha nome. E’ una via lunga quasi mezzo chilometro, che esiste da un decennio, e che la Toponomastica di Milano non ha mai battezzato. La consegna di posta, pacchi, materiale vario avviene secondo modalità paragonabili solo a quelle tipiche della caccia al tesoro: si danno ai malcapitati recapitatori una serie di indizi, nella speranza che essi siano solutori più che abili e quindi siano capaci di costruirsi la loro personale mappa per raggiungere la meta.
A questo si aggiunge il fatto che la via in questione è diventata parcheggio per TIR, che una volta, invece, stazionavano al Gallaratese, intorno al cimitero di Musocco: percorrendola, si passa attraverso un pout-pourri di nazionalità e di mezzi di trasporto assolutamente affascinante. La cosa conferisce, per l’appunto, un certo fascino al luogo: peccato che questo non abbia un nome.
Corriere della sera, su carta, di domenica 16 gennaio
18/01/2005
Scrive Claudio Sabelli Fioretti: Da oggi in poi non ci sono scuse. I candidati nei vari collegi non dovranno più essere paracadutati da Roma ma dovranno essere scelti dalla gente che poi li dovrà votare.
Ora, mi chiedo: ma Vendola chi lo ha scelto? I pugliesi? Oppure Bertinotti e il correntone DS? Voglio dire, non è che si sta facendo un po’ troppa retorica sulla questione delle primarie?
Sabelli Fioretti
16/01/2005
Oggi, l’orario del blocco totale del traffico a Milano è un bizzarro 9-12 e 15-18. Se vi fidate di un testimone oculare, alle 12.08 c’erano già le code ai semafori, in via Gallarate. Me li vedo, questi Schumacher de’ noantri, che alle 11.59 accendono i motori, abbassano la visiera del casco, inseriscono la marcia, e alle 12 in punto, via: dopo la ventiquattrore di Le Mans, la treore di Milano. Che soddisfazione, eh?
10/01/2005
Per chi non lo sapesse, le prossime evoluzioni del trasporto pubblico urbano saranno la mini-mongolfiera, l’asino (o il mulo, in città ad altimetria variabile) e, probabilmente, uno schiavo corpulento. Per il momento, abbiamo il “risciò a pedalata assistita”.
Motorino.it
PS – Sul serio, qualche frequentatore del centro di Milano ne ha visto almeno uno in circolazione?
Sarà pure diventato un moralista piccolo-borghese (per me non è vero, ma non è questo il punto), ma tra le poche parole sensate che ho letto/ascoltato in merito all’Italia no-smoking (ma chi li fa i titoli, a Repubblica?) ci sono queste di Michele Serra:
Il moltiplicarsi dei narcisismi (“io sono così e mi piaccio così, che ci volete fare”) che già ammorba la convivenza sociale suggerirebbe – per mitezza, per intelligenza – di provare, ciascuno nel suo, a contenersi, ovvero a modificarsi, a cambiare, a non rimanere impermeabili alla presenza e al giudizio degli altri.
Si tratterebbe, poi, più o meno di quello che i nostri vecchi chiamavano buona educazione. Le leggi intervengono, in genere, laddove le persone non sono più in grado di normarsi da sé sole, di chiedersi, cioè, dove e quando il proprio diritto invade e lede quello altrui. Così questa legge, che mi è sommamente antipatica perché nasce (…) dal paternalismo di Stato, e insomma ci tratta da discoli immaturi, mi sembra comunque una legge necessaria e inevitabile, perché fa da contrappasso a una delle tante incontinenze sociali, e aiuta a percepire meglio l’esistenza del prossimo.
PS – Sempre a proposito di fumo, i titolisti dell’intero gruppo L’espresso devono aver aspirato ingenti quantità di sostanze invise al Ministro degli Esteri, altrimenti non si spiega come si sia potuto scrivere che il sigaro toscano è “fuori dal decreto Sirchia“.
30/12/2004
Se la crisi economica si misura dalla quantità di botti pre-Capodanno sparati nella periferia milanese, siamo messi male, sul serio.
Sarà pure una mostra largamente inferiore a quelle organizzate in altre parti del mondo, e mostra lacune evidenti anche ai profani come me (chessò, lo sbilanciamento sui ritratti di personaggi famosi ed una-sala-una-sola a “Death and Disaster”), ma questo “Andy Warhol Show” per me è più che sufficiente a farmi venire la curiosità di saperne di più di questo figlio di slovacchi nato in Pennsylvania e morto a New York.
Sono uscito dalla mostra con tanti punti di domanda (che non è una brutta cosa: anzi), e con la chiara sensazione che Warhol era un artista nel vero senso del termine: colui che dice la parola che tutti hanno sulla punta della lingua ma nessuno riesce ad esprimere. Metteva in mostra cose e persone che tutti vedevano mille volte al giorno: ma lo faceva in modo da tirarne fuori un significato che si poteva capire solo usando i suoi occhi, quelli dell’Artista, appunto. Warhol era la nostra vista, il nostro udito, il nostro tatto: era uno di quelli che ci faceva – e ancora ci fa – capire il tempo nel quale viviamo, quel tempo che crediamo di conoscere e che invece ci sfugge. Per me, è difficile chiedere di più, e infatti non lo faccio. Chapeau, Andy, e che ti sia lieve la terra.
29/12/2004
Ammetto di aver seguito distrattamente la questione specifica, un po’ perchè le cose importanti di questi giorni erano altre e più vicine alla cronaca che alla speculazione filosofico-religiosa, un po’ perchè, di solito, da discussioni del genere se ne esce semplicemente confermati nelle proprie idee.
Comunque, mi pare bizzarro che le prime pagine ospitino da un lato “opinionisti cattolici” impegnati a dire “Lasciamo stare il Padreterno, le cui logiche sono oscure a noi umani”, e dall’altro “opinionisti laici” che invece battono il pugno sul tavolo dicendo “E allora, signor Jahve, come ce la giustifichi una tragedia del genere, tu che sei il buono per eccellenza?”.
Lo trovo bizzarro perchè i primi, dai quali ci si attenderebbe la capacità di capire e spiegare il perchè e il percome di una simile enormità, sembrano voler svicolare, quasi come se il buon Dio tanto buono non fosse – o non fosse del tutto. E perchè i secondi, dai quali ci si aspetterebbe invece una mera analisi fattuale dell’accaduto, fatta tutta di formule e grafici, si mettono a discutere con l’Onnipotente e ad interrogarlo neanche fossero teologi di chiara fama.
Non suonasse inappropriato, visti i tempi ed i fatti, si direbbe che il mondo è sossopra. Ma forse è solo confuso, o forse ci sono solo cinquanta righe da riempire, e qualcuno disposto a farlo lo si trova sempre.
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