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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    07/03/2013

    Stories of the Bund – Purple air

    Filed under: — JE6 @ 17:00

    Qualche giorno fa ho scaricato sul telefono un’app chiamata Shanghai Air Quality Index. I dati li fornisce il consolato americano in città, e in tanti pensano che siano più affidabili di quelli rilasciati dalle autorità cittadine. Ogni tanto la guardo, la legenda parte dal verde, passa al giallo, poi all’arancione, al rosso e infine al viola. Ricordo un arancione in una giornata piuttosto eccezionale di cielo azzurrissimo e aria tesa, e poi una lunga, eterna teoria di rosso e viola. Per tutto oggi la foschia che di solito copre la città è stata più densa del solito, si faceva fatica a vedere la punta dei grattacieli più alti; ho passato quasi dieci minuti ad un incrocio – uno di quelli giganteschi delle intersezioni di grandi vie di scorrimento, stavo a Gubei Lu e i taxi non arrivavano mai e quando finalmente sono riuscito a sedermi sul sedile di una delle migliaia di Volkswagen che portano la gente da una parte all’altra della città a cinque euro per mezz’ora ho chiuso gli occhi, ho sentito la gola che bruciava, il cerchio alla testa della mancanza di ossigeno, poi ho riaperto gli occhi, ho guardato lo schermo del telefono, una striscia viola lunga un giorno con la scritta “Very unhealthy”, ho richiuso gli occhi e ho pensato che di quell’app non avevo poi così tanto bisogno.

     

    06/03/2013

    Stories of the Bund – La ruota della fortuna

    Filed under: — JE6 @ 16:24

    Li vedo la mattina verso le nove andando in ufficio, e una dozzina di ore dopo quando torno a casa attraversando la piazza sulla quale danno quattro delle circa venti uscite della fermata della metro di People’s Square. Sono una fila di banchi come quelli usati in Italia per vendere arance, orchidee, pigotte e torte per beneficienza; sono tanti, non meno di sei o sette, dietro a ciascuno due o tre persone e sul piano di appoggio centinaia, forse migliaia di biglietti gratta e vinci. Se ne sente il richiamo da lontano, quasi tutti dispongono di un impianto di amplificazione che spara nell’aria il richiamo: qui lo fanno in tanti, negozi, grandi magazzini, a volte con un messaggio registrato, altre mettendo una ragazza all’ingresso con microfono e amplificatore che incessantemente invita i passanti a entrare – venghino signori venghino, oggi venti renminbi di sconto sui pantaloni da uomo, al secondo piano la nuova collezione da donna. Una sera mi sono fermato per guardare, accodandomi alle decine di clienti che a ogni ora del giorno si assiepano per comprare un biglietto e tentare la fortuna: ho contato nove lotterie diverse, un arcobaleno di tagliandi che a tenerli tutti in mano pare di giocare a scala quaranta. Non so quanto costi un biglietto, né quanto grande e attraente sia il montepremi, so solo che in quasi venti giorni non ho mai visto questi banchi vuoti: chissà quanto serve, per cambiare una vita a Shanghai.

    05/03/2013

    Stories of the Bund – Monetine

    Filed under: — JE6 @ 12:36

    Si avvicinano alle statue con una monetina in mano, di solito un yuan, a volte qualche centesimo. Nella mia ignoranza non so se le quindici statue che vedo in una grande stanza del Jingan Temple siano diverse raffigurazioni del Buddha o se impersonino qualcun altro, quel che so è che i fedeli arrivano, si inginocchiano su una specie di cuscino foderato di rosso e giallo, pregano con le mosse del loro culto, e poi lasciano questa moneta davanti alla statua. Non la appoggiano, la mettono dritta, in piedi, la tengono fra le punta delle dita fino a quando non viene raggiunto l’equilibrio che serve. Poi la guardano, si allontanano piano, e la moneta resta lì fino a quando un soffio di vento o il lieve sobbalzo di un vaso appena spostato perché i fiori si mettano nel modo giusto la sposta, e poi cade.

    04/03/2013

    Stories of the Bund – Proust reloaded

    Filed under: — JE6 @ 10:00

    Ancora a proposito di Proust: cammino per andare a un appuntamento, lungo Nanjing Lu West scorre il solito traffico enorme e insensato. Ho appena guardato sul telefono lo Shanghai Air Quality Index elaborato dal consolato americano. Rosso lungo tutto il giorno, con un picco porpora: queste città sono talmente inquinate che il governo centrale ha detto che, se verranno fatti tutti gli sforzi pianificati, ci vorranno altri diciassette anni prima di avere aria respirabile. Passo vicino a un’aiuola, in questo tratto il marciapiede è molto largo, c’è una residenza governativa, hanno probabilmente pensato di darsi un po’ di colore, viola, e giallo screziato. Dura il metro che è lungo un passo, ma lo sento distintamente – profumo di fiori. Non faccio in tempo a rendermene conto che è già andato via. Mi fermo, torno indietro, lo cerco ancora ed eccolo, tenue ma c’è, fiori come in un vaso su un balcone, come in un parco sul lago di Como, come in tutti quei posti che insieme, ancora, fanno casa.

    03/03/2013

    Stories of the Bund – Migranti

    Filed under: — JE6 @ 17:11

    Non so da dove arrivano, né chi li porta, con quali mezzi, a che ora del giorno o della notte. So che ogni tanto li vedo, seduti su un marciapiede vicino al pub dove ogni tanto mi fermo mentre ritorno a casa oppure alle spalle del teatro dell’opera. Hanno facce stanche, a volte inebetite, siedono accanto a grandi sacchi di plastica o di tela, talvolta su valigie stremate quanto loro. In quei sacchi e in quelle valigie sta tutto quel che hanno: che è poco, come dicono i loro vestiti, le loro scarpe e i loro occhi. Sono migranti, e qui a Shanghai – come in tutte le grandi città cinesi – rappresentano una figura sociale ben definita, e di dimensioni terrificanti: secondo le ultime rilevazioni pubblicate nell’ultimo anno poco meno di nove milioni e mezzo di persone sono arrivate qui dalle aree rurali per passarci almeno sei mesi continuativi. Nove milioni e mezzo. Di tutte quelle che incontri, più di una persona su tre (la città ne contiene oggi ventiquattro milioni) è, appunto, un migrante: qualcuno che ha lasciato il suo paese ed è venuto qui a cercare lavoro. Lavoro a basso prezzo nella città più cara del paese, dove il comune mette mensilmente all’asta le targhe delle macchine di futura immatricolazione e a gennaio si sono pagati fino a ottantaseimila reminbi, grosso modo undicimila euro, per poter far circolare le proprie quattro ruote. Sono contadini, vengono da ogni dove, si adattano in ogni dove, parlano dialetti che nessuno capisce ad eccezione dei conterranei sui quali contano come primo appoggio per sopravvivere ad una megalopoli che spesso intimorisce pure noi occidentali, guardano smarriti il traffico feroce, tossiscono per l’inquinamento fuori da ogni loro esperienza, a volte muoiono senza che nessuno se ne accorga. C’è una Shanghai dickensiana (ma lo stesso si potrebbe dire per Beijing, Shenzhen, Guangzhou e decine di altre città) fatta di milioni di persone senza nome che in pochi mesi si bruciano i risparmi di una vita solo per sopravvivere nella megalopoli. Sono sempre di più quelli che capiscono che il sogno può essere un incubo, e tornano a casa: dove però spesso non hanno più la terra, né la casa che gli è stata espropriata durante la loro assenza. A guardarla dall’alto, la Cina sembra un reticolo di enormi formicai. Vicino ad alcuni di questi qualcuno, più o meno inconsapevolmente, ogni tanto avvicina un fiammifero, e allora tutto può succedere.

    02/03/2013

    Stories of the Bund – Una rivoluzione di mezza età

    Filed under: — JE6 @ 17:13

    Qui a Shanghai se non piove vado a lavorare facendomi una camminata di una mezz’ora. Lo so, l’inquinamento e tutte quelle cose lì: ma di norma vivo a Milano, mi sa che i polmoni li ho già ben foderati di polveri sottili, quindi tanto vale. Ma non divaghiamo: facendo questa passeggiata passo due volte al giorno davanti a un cantiere. Sta su Nanjing Lu West, che è una via ricca, piena di negozi lucenti e costosissimi, e grattacieli vetrati e alberghi a cinque stelle. A due passi dal Fake Market, del quale ti racconterò magari un’altra volta, c’è appunto questo cantiere. Si vedono le basi delle gru, e le ruspe. Non è difficile immaginare cosa ci sarà tra sei mesi in quello che adesso è un gran rettangolo di terra smossa: una decina di negozi lucenti e costosissimi, o un grattacielo vetrato, o magari un albergo a cinque stelle.

    Il resto della storia, più un’altra manciata di righe su ruspe e cimiteri sta qui, su Left Wing, insieme alla risposta del Direttore.