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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    22/12/2020

    Parlare da soli

    Filed under: — JE6 @ 12:45

    Questa mattina ho fatto quattro chiacchiere con un vecchio amico, uno di quelli che ho conosciuto nei lontani tempi in cui aveva senso definire qualcuno blogger (nonché impiegato alle poste o imprenditore o pensionato o filosofo prestato al terziario avanzato). Abbiamo parlato, vedi la sorpresa, di blog. Ma anche di libri, di scrittura e lettura. Di cose che abbiamo in comune, insomma. E quando abbiamo finito mi è rimasta addosso la curiosa sensazione che avremmo potuto continuare a lungo: un po’ perché siamo ormai due anziani (io più di lui, va detto) e quindi coltiviamo quel gusto del rimestare nei bei tempi che furono tipico dell’età avanzata, un po’ perché la realtà è che quegli anni lì, i primi anni Duemila, ci hanno lasciato addosso un’impronta sulla quale abbiamo poi lavorato negli anni a venire, a volte anche nelle forme opposte del rifiuto o della dimenticanza. Quando fai chiacchiere così è inevitabile fermarsi a fare il confronto tra oggi e ieri, e non c’è nulla di male fino a quando non diventa un crogiolarsi patologico. Serve a notare differenze e pensarci sopra, che non è mai una cosa cattiva. E quel che ho pensato è che poco meno di vent’anni fa in tanti (tanti si fa per dire: eravamo quattro gatti, ma pure i Police erano in tre eppure riempivano come la Filarmonica di Berlino) abbiamo pensato di usare uno strumento per esprimere noi stessi ma soprattutto per conoscere e confrontarci con altri. Erano i tempi dei manifesti che dicevano che persino i mercati erano delle conversazioni e noi in qualche modo, nel nostro piccolo sentivamo di farne parte: magari non ci fregava nulla di dialogare con Nike, ma ci tenevamo moltissimo a parlare con uno di Pisa o una di Teramo. I blog e le loro propaggini per tanti di noi sono stati quello, in sostanza: uno spazio e una palestra di conversazione; una palestra, sì, perché a parlare con gli altri, anche nella maniera sbilenca e asincrona di un post con i suoi commenti, ci si allena. O si dovrebbe farlo, almeno. E quel che ho pensato dopo è che le cose cambiano: che oggi gli spazi di conversazione sono infiniti, siamo immersi in un’unica infinita chiacchiera fatta di mille chat su Telegram e duemila su Whatsapp e tutti i social possibili e immaginabili, ma quel che spesso ci manca è lo spazio dove parlare con noi stessi. Proprio parlare da soli, che è una cosa che fanno i matti ma anche quelli che invece a una certa salute mentale ci tengono; e forse il blog oggi può tornare a essere utile per questo: a mettere giù un pensiero, articolarlo, e poi discuterlo. Una volta avremmo parlato di lana nell’ombelico e chissà, forse avremmo avuto ragione di farlo; oggi no, credo che sbaglieremmo, così come credo che abbiamo uno strumento bello e potente non per cambiare il mondo come qualcuno si illuse di poter fare, ma per migliorare un po’ noi stessi. Che, tutto sommato, può suonare come un obiettivo modesto, ma anche come un vaste programme che vale la pena affrontare.