Greetings from Brussels ’07 (3) – 1. Nel Sancta Sanctorum
Dei novanta minuti trascorsi in uno dei cento o mille palazzi che la Commissione Europea occupa in questa città, mi rimangono in mente tre cose, non necessariamente in ordine di importanza:
1. All’entrata registrano i tuoi dati, ma in cambio non ti danno un badge o uno di quegli aggeggi con la spilla che rendono la giacca simile ad un emmental; ti danno un adesivo, rettangolare, che tu ti attacchi addosso e naturalmente perdi dopo uno o due minuti. Peraltro, la security interna fa capannello intorno alle macchinette del caffè alle spalle della reception.
2. Percorrere i corridoi e leggere i nomi degli occupanti degli uffici è come ripetersi una di quelle barzellette che ci si raccontava da bambini: ci sono un francese, un tedesco, un italiano (e un greco, e un polacco, e un belga, e un inglese, eccetera); a questi, il manuale Cencelli gli fa una pippa.
3. Sarà che non sono abituati al caldo (occhio e croce, l’assenza di attrito ascellare indica una temperatura esterna intorno ai trenta gradi), ma sembra che non conoscano l’esistenza dell’aria condizionata. Magari l’informazione vi torna utile, se venite da queste parti.