< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"

    "Post sotto l'albero 2010"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Quando sarà finita
  • 13D
  • Mille, mille e cento metri
  • Deflated
  • Lungo il fronte
  • Dentro la circonvallazione
  • Dito, luna
  • “E non dire di quelli che sono morti sulla via di Allah: ‘Sono morti’. No, sono vivi ma tu non li senti”
  • Ieri
  • “Aspetto”
  • October 2026
    M T W T F S S
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign

     

    16/10/2014

    E’ possibile

    Filed under: — JE6 @ 13:42

    Giuro che ero animato dalle migliori intenzioni, stavo proprio per mettermi ad approfondire la legge di stabilità, avevo da poco sentito il PresDelCons definirla rivoluzionaria per la quantità di tasse tagliate (passando oltre con nonchalance sul fatto che i finanziamenti in deficit si chiamano così perché poi quei soldi ti servono e li vai a chiedere in prestito e ci paghi sopra gli interessi e ci siamo capiti), quando ho letto che il ministro dell’economia, della finanza e di tutto ciò che sta sotto il cielo stellato e non è comandato dal PresDelCons (cioè nulla) ha detto che sì, certo, è possibile che gli enti locali aumentino le tasse per recuperare i soldi che non gli verranno dati dallo Stato ma saranno comunque i cittadini a giudicare quei cattivoni, allora sono andato sulle slides del governo a vedere se nel footer, là dove spesso si mette il titolo della presentazione, ci fosse scritto l’audace colpo dei soliti ignoti e con mio grande stupore non l’ho trovato ma a quel punto le migliori intenzioni erano scomparse, vediamo se tornano, intanto voi fatemi sapere.

    23/09/2014

    In serie

    Filed under: — JE6 @ 15:02

    Io ho un problema con la serialità, nel senso che per noia, incostanza, sbadatezza e hoaltrodafarismo ho visto due sole serie intere in tutta la mia vita (The West Wing e Studio 60), ed entrambe sottoponendomi a insensate full immersion a parecchi anni di distanza dalla loro conclusione. Non so com’è finito Friends, ho mollato E.R. dopo sette-otto stagioni a spizzichi e bocconi, sono arrivato in fondo a quel capolavoro dei Soprano con la certezza di aver lasciato per strada una dozzina di puntate, ho guardato la prima stagione di Homeland e mi sono fermato a venti minuti dalla fine dell’ultima puntata perché sono andato a bere qualcosa e non sono più tornato, sto cercando di ricordarmi a che punto della prima stagione di House of Cards mi sono fermato qualora mi girasse di riprenderla, mi pare di aver intuito che la squadra di CSI Vegas non la dirige più Gil Grissom: vanto un discreto curriculum di tempo perso, insomma. Quindi, se qualcuno fosse così gentile da farmi un bigino di quel che è successo e sta succedendo nel PD, ecco, perché ho mollato da un pezzo anche lì e l’ultima volta che ho cercato di riportarmi in pari i personaggi erano più o meno gli stessi ma mi si erano tutti mischiati di schieramento e sono andato in confusione.

    19/09/2014

    Così, per dire

    Filed under: — JE6 @ 15:20

    Io lavoro da ormai un sacco di tempo, ho girato mezza dozzina abbondante di aziende, sono entrato in contatto con qualche centinaio di altre, ho decine di amici nelle mie stesse (fortunate, per il momento) condizioni e non ho mai – ripeto: mai – sentito qualcuno che fosse stato toccato dall’articolo 18. Così, per dire.

    12/09/2014

    La pelle dell’orso

    Filed under: — JE6 @ 08:14

    Io ogni tanto penso che altro che settimana corta, altro che trentacinque e trentadue ore, forse – dico forse, si sa che siam maestri nell’arte di arrangiarci – una settimana lavorativa da ottanta, ottantacinque ore spalmata preferibilmente su sette giorni impedirebbe a un buon numero di persone di avere il tempo sufficiente per rendersi ridicole nello scrivere e sottoscrivere indignati appelli e richieste di dimissioni di qualunque carica istituzionale conosciuta causa orso morto nell’espletamento delle sue funzioni.

    26/08/2014

    Em(mah)

    Filed under: — JE6 @ 07:14

    Ci sono giorni, quelli nei quali la home è infest monopolizzata da decine di ooohhhh e whoa e tappeti rossi, ci sono giorni che ti sembra di essere più vicino al mondo, e quindi di riuscire a capire meglio i ragazzi delle curve sud, o i PapaBoys – sono anche i giorni nei quali senti un rinnovato interesse a saperne di più della politica interna francese, vedi che non tutto il male viene per nuocere.

    21/08/2014

    Esser morti da sempre anche se possono respirare

    Filed under: — JE6 @ 18:21

    Amore mio, t’assicuro che da noi er mare e ‘na latrina, nun so se Ostia te disce quarcosa, ma armeno a ogni lido se bballa fino alle cinque der mattino, qui sarà pure ‘n paradiso ma bello mio è proprio ‘n mortorio

    18/08/2014

    Santificare le feste

    Filed under: — JE6 @ 15:37

    Ogni tanto penso ai miei nonni, che hanno passato una vita a fare i contadini, che hanno passato una vita a santificare le feste e a non perdere una sola ora di un solo giorno che servisse a fare quello che c’era da fare – falciare, seminare, potare – ogni tanto penso a loro, e a cosa direbbero ascoltando me e i miei colleghi e noi del terziario che è avanzato quando parliamo di questa ora al giorno che dobbiamo sottrarre al nostro totem delle vacanze per dedicarla al lavoro, e a cosa direbbero ascoltando quelli che ci disprezzano perché lo facciamo senza sapere se dobbiamo farlo o se abbiamo voglia di farlo. Forse non direbbero nulla, i miei nonni erano tutti di poche parole. Forse non avrebbero capito, forse avrebbero capito fin troppo bene.

    14/08/2014

    Unisci i puntini (da San Patrignano a Slane Castle, via Madre Teresa)

    Filed under: — JE6 @ 09:27

    [I casi della vita] Ieri, nella stessa sera, ho prima ascoltato un intero disco di Cherubini Lorenzo in arte Jovanotti – ascoltato proprio, con tanto di testi – e poi letto la letterina inviata al PresDelCons da Hewson Paul in arte Vox Bono. E mi è parso di intravvedere un pattern, diciamo, quello del pischello-che-sa-costruire-una-rima-baciata-e-quando-cresce-si-crede-e-gli-fanno-credere-di-essere-un-pensatore-nonché-una-guida-sociale-e-politica – d’altra parte anche Gesù Cristo va a “American Popstar”, no?

    08/08/2014

    Cinque vasi e uno sgabello

    Filed under: — JE6 @ 18:05

    Come si scordano in fretta le cose, l’anno scorso mi cercavo immagini per descrivere Detroit ed erano tutte olocausti nucleari, bombe H, alieni, quando sarebbe bastato ricordare L’Aquila vista un anno dopo il terremoto in una deviazione tra Teramo, Tivoli e una via dalle parti di Castro Pretorio.
    C’è qualche impalcatura in meno oggi, e ci sono un paio di bar aperti in più lungo il corso che porta al Duomo. Su un balcone sono rimasti cinque vasi e uno sgabello, un fermo immagine che ti porta indietro di cinque anni secchi. Non ci sono le divise dell’Esercito, le ricorda una scritta su un telo bianco all’ingresso della Zona Rossa, “mi mancano i militari”, dice. E non c’è più l’atmosfera di tragedia, la sensazione di dolore e compassione, ci sono lo stesso silenzio polveroso, lo stesso tintinnare di ganci che sbattono sui ponteggi, lo stesso clic delle macchine fotografiche e dei telefoni che portano a casa il che-disastro-che-tristezza di foto che nessuno guarda, solo depurato dalla sensazione di imbarazzo e vergogna che si ha nel ritrarre la sventura altrui. Le macerie, quando sono fumanti, hanno ancora dentro abbastanza morte da ricordare la vita; quando si raffreddano diventano museo, e quei dieci uomini con l’elmetto giallo che girano intorno a una delle cento gru messe al posto delle antenne televisive devono esserne i guardiani, o gli uscieri.

    06/08/2014

    You cannot be serious

    Filed under: — JE6 @ 09:48

    Impiego qualche minuto a realizzarlo, quel tanto che basta per allontanarmi e restare solo e chiedere un altro spritz; ma poi ci arrivo, mi rendo conto che in quel domandare come vanno le cose in ufficio in modo del tutto slegato dal simulacro di conversazione che stiamo avendo, in quel piazzare frasi nobili sull’etica e il rancore e il business-is-business c’è lo stesso sguardo allucinato dello stalker che finge di passare casualmente davanti al portone della ex e poi si ferma nel bar di fronte a sfinirsi di caffè per vedere lei con chi esce, la stessa incapacità da dodicenne ferito di stemperare rabbia e delusione fino a dimenticarle almeno per stanchezza, la stessa egocentrata inconsapevolezza del ridicolo, del grottesco. Dopo un po’ saluto, con un misto di sollievo e di inquietudine, ma forse più di quest’ultima perché trovarsi di fronte lo spettacolo del desiderio di dominio, del bisogno di vendetta, della necessità di riappropriazione e avvertire che potrebbe rivoltarsi su di te in qualunque istante, non importa quanti momenti belli o buoni avete vissuto insieme è una cosa che non fa paura, ma tristezza, e stanchezza, quelle sì.