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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    09/03/2008

    Giorno di festa

    Filed under: — JE6 @ 14:52

    Un errore nel quale cado spesso è quello di considerare il mio microcosmo come rappresentativo se non del cosmo intero almeno di una sua buona parte. Mi limiterò allora a notare che ieri sera mi sono trovato in compagnia (anche) di una decina di donne che quelli cool chiamerebbero thirty- e fortysomething – comuni esemplari femminili da ceto medio della periferia milanese, con un lavoro, uno o due figli, un marito, un mutuo: e della festa della donna (non sono andato a chiederglielo esplicitamente, quindi posso sbagliarmi: ma non credo) non sapevano davvero cosa farsene.

    02/03/2008

    Non conta vincere, conta far perdere

    Filed under: — JE6 @ 17:37

    C’è questo film, che immagino tutti voi avrete visto – Thank you for smoking. Che non è solo molto divertente, ben recitato, ancora meglio scritto. E’ soprattutto la rappresentazione terribilmente fedele del modo in cui al giorno d’oggi viene condotta quasi qualunque discussione, a qualunque livello e su qualunque argomento; il protagonista, lobbysta per conto delle multinazionali del tabacco, si trova a spiegare la sua tecnica al figlio, un bambino di sì e no dieci anni, e per farlo gli dice “non importa dimostrare che tu hai ragione; quello che conta è dimostrare, o far pensare, che l’altro ha torto”. Cosa c’è da aggiungere, dico io?
    MyMovies

    Inflazione

    Filed under: — JE6 @ 10:37

    Siamo così in tanti ormai, che non è più da snob non guardare Sanremo.

    29/02/2008

    In quota azzurra

    Filed under: — JE6 @ 11:31

    Siccome il mondo va alla rovescia, oggi sono le donne ad organizzare le loro feste e le loro cene – e se gli va invitano gli uomini, basta che non disturbino e non allunghino le mani.
    Insomma, finisce che alla mia veneranda età faccio il cicisbeo di una affascinante bloggeuse che ha avuto l’amabilissima sconsideratezza di invitarmi: potrei questa sera non definirla la miglior dama possibile? Poi, d’accordo: non ho fatto la barba, sono in jeans e non ho messo la cravatta. Ma santodio, è pur sempre una cena di geek, no?
    Girl Geek Dinner, Andrew Golub, Wikipedia – Special guest: Ninna

    28/02/2008

    Ritratto in 98 parole

    Filed under: — JE6 @ 14:27

    Quante, appunto, ne servono alla Maestrina per descrivere il sottoscritto e tutti quelli come lui (e come lei), felici schiavi del BlackBerry.
    Maestrini per caso

    Questioni di genere

    Filed under: — JE6 @ 10:45

    Qualche giorno fa una lettrice/commentatrice mi ha scritto facendomi sapere che tra le varie acrobazie intellettuali e verbali che avevano costellato la famigerata intervista di Giuliano Ferrara a Daria Bignardi era rimasta affascinata anche dalla tesi (non nuova, direi – ndr) che si debba considerare “l’aborto di genere maschile perché in molti casi esercizio di una facoltà degli uomini e non delle donne”.
    A volte scrivere serve giusto a prendere il tempo necessario per depurare i propri pensieri dalle incertezze della conversazione. Così ho potuto fermarmi qualche minuto per rispondere alla mia interlocutrice una cosa semplice e forse banale, ma che penso da tanto tempo e che qui riporto: “la faccenda dell’aborto “maschio” la ritengo una sciocchezza intellettualoide. Ho l’immensa fortuna di non avere avuto esperienze dirette della questione, ma non sono così fuori dal mondo da non essere mai venuto in contatto con la tragedia; mi è capitato anche di recente, non più di un paio di mesi fa. E so che non si può generalizzare, so che il maschio è non di rado espulso dalla faccenda – il che è sia colpevole nei confronti del maschio responsabile, sia ulteriormente diseducativo nei confronti del maschio irresponsabile.”
    Credo che a voce non mi verrebbe meglio – anzi, ne sono sicuro. Poi, magari, è una scemenza colossale, ma questo è un altro discorso.

    23/02/2008

    Barbarismi

    Filed under: — JE6 @ 11:06

    Per una mezz’ora abbondante, ieri sera, ho pensato che l’intervista che Giuliano Ferrara stava rilasciando a Daria Bignardi si stava tramutando nel più potente e preciso boomerang elettorale per l’Elefantino che io mi potessi augurare. Durante quella mezz’ora ho creduto che ad ogni parola, ad ogni tamburellamento di dita, ad ogni alzata di sopracciglio corrispondesse un voto in meno. Poi ho realizzato che è la stessa cosa che penso da quindici anni a questa parte, ogni volta che sento parlare Silvio Berlusconi.

    Non che avessi bisogno di conferme al riguardo, ma il disprezzo contenuto nelle parole e nel tono di voce con cui Ferrara ha apostrofato la Bignardi (“Ma dove vivi! In uno studio televisivo…”) lo hanno rivelato ancora una volta per quello che era, è e sempre sarà: uno spocchioso intellettuale di sinistra della peggior specie. Io non so se Daria Bignardi sia o meno una sciuretta della Milano dell’happy hour progressista e modaiolo: le quattro volte che l’ho incontrata di persona, per un fuggevole saluto ed una ancor più rapida stretta di mano, non me ne ha dato l’impressione – nè per atteggiamento personale nè per i luoghi nei quali ci trovavamo. Ma questo non vuol dire nulla, ovviamente. So però che ieri sera la sciuretta mi dava l’impressione di essere quella che vive nel mondo, e il Torquemada fogliante sembrava essere stato da poco estratto a forza dall’esilio nella biblioteca del monastero del “Nome della rosa”.

    [Per inciso, con il senno di poi mi è dispiaciuto che alla signora Bignardi non sia venuto in mente di ribattere al suo ingombrante ospite, chiedendo dove avesse vissuto lui negli ultimi dieci o quindici anni: a me risulta in una redazione di giornale e in uno studio televisivo, ma magari mi sbaglio]

    Un trascurabile effetto collaterale della tirata ferraresca sulla Milano debosciata di cui Daria Bignardi sarebbe la degna rappresentante catodica è stato quello di avermi fatto sentire, per la prima volta dopo moltissimo tempo, orgoglioso di essere milanese.

    Venendo ai contenuti, finalmente ho avuto modo di sentire dalla viva voce del progettista in cosa consiste il programma della lista pro-moratoria; ma dire che io lo abbia capito sarebbe una disdicevole menzogna. Nel calderone mi pare che entrino la condanna delle pianificazioni familiari di stato in Cina, l’uso dei contraccettivi nei paesi occidentali – in primis la Francia -, l’eugenetica, gli aborti delle immigrate in Italia e Dio solo sa ancora cos’altro. Purtroppo, nella parte di discussione sul perchè le immigrate – più o meno clandestine – abortiscono, l’analisi fatta da Ferrara mi è parsa decisamente più credibile di quella fatta dalla Bignardi.

    [Continua?]

    14/02/2008

    Anche io, per dire

    Filed under: — JE6 @ 13:42

    Leggendo l’intervista a Flavio Briatore pubblicata sul Magazine del Corriere della Sera di oggi non ho potuto evitare di pensare che con le domande giuste può fare bella figura praticamente chiunque.

    10/02/2008

    L’erba del vicino

    Filed under: — JE6 @ 08:09

    Da queste parti non si sono mai nascosti l’amore per l’estero, per ciò che sta oltre confine, e l’invidiosa ammirazione per risultati concreti e atteggiamenti personali che si toccano con mano incontrando americani e tedeschi, spagnoli e sloveni, lettoni e portoghesi.
    Questa ammirazione è, appunto, invidiosa: perchè si nutre della spiacevole sensazione di spreco che prende allo stomaco nel vivere quotidianamente in questo paese: spreco di noi stessi, delle nostre capacità. della nostra intelligenza, delle nostre risorse. E’ una sensazione che porta a dire, per contrappasso, che l’erba del vicino è certamente più verde: e a dirlo con ancora maggiore convinzione; ma anche con minore lucidità.
    Perchè lo sappiamo che ognuno ha i suoi guai. Sarkozy si arrende ai tassisti nè più nè meno come Bersani e Veltroni; i belgi ci impiegano sei mesi – sei – per fare un governo; i laburisti inglesi convivono con lo scandalo dei peerages venduti agli amici e agli amici degli amici – una cosa di fronte alla quale l’occupazione militare della sanità campana fatta dai mastelliani è un giochetto da educande. E potremmo andare avanti di questo passo, a lungo, se avessimo tempo e voglia.
    Io provo sempre un imbarazzo fortissimo nel dover parlare della politica italiana quando sono all’estero: mi vergogno, sinceramente. Ma vedo che anche gli altri hanno il mio stesso atteggiamento, con pochissime eccezioni – quelle, appunto, che confermano la regola. Sarà che è facile parlare male dei politici e della politica, non so. Ma è così, credetemi. Ed è pensando a questo imbarazzo, a questo fastidio, a questa repulsione che a me pare di avvertire a quasi ogni latitudine che sento un fastidio crescente per il modo – come si dice: provinciale? ecco – in cui moltissimi seguono eventi anche importanti come le primarie americane. Per Barack Obama c’è più entusiasmo a Milano che a Chicago, e si arriva a sostenere una sciocchezza imbarazzante come quella secondo la quale la politica americana è meno dipendente dalla televisione di quanto non sia quella italiana solo perchè non ne possiamo più di Vespa e Mentana e Floris (e praticamente chiunque altro). Cerchiamo in casa altrui ciò che crediamo di non avere e non poter avere in casa nostra: senza sapere o, peggio, senza voler vedere che gli altri fanno lo stesso. E facendo la figura degli adolescenti capricciosi: che forse è proprio quello che siamo.

    07/02/2008

    Al passo con i tempi – Reprise

    Filed under: — JE6 @ 14:08

    A me l’associazione dei laureati della Bocconi che annuncia lo sbarco su Facebook fa la stessa impressione di Daniele Bossari che dice “collegatevi dal vostro terminale e scriveteci”.
    Alumni Bocconi