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10/05/2007
Magari mi sfugge qualcosa, ma se è vero che esiste una “stretta correlazione tra il benessere materno e quello infantile”, come recita la presentazione del Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo stilato da Save the Children, come si spiega che i bambini italiani stanno al primo posto nella classifica del benessere, e le loro madri solo al diciannovesimo? Non è che in Italia vale la correlazione inversa (ipotesi che, guardandosi un po’ in giro, non pare essere particolarmente campata in aria)?
Save the children
09/05/2007
Questo blog si unisce alla accorta e velata critica che il titolare di Wittgenstein muove alle ballerine.
Wittgenstein
Qui, invece, per critiche meno velate ed accorte. Anyone else?
Pare di sì.
Noantri, Cips
07/05/2007
Oggi è giornata di citazioni, legate tra loro da un filo nemmeno tanto sottile. Poi verrà il momento di tirare questo filo, lasciare da parte vergogne inutili e dannose e presentarsi per ciò che si è davvero.
La deriva spettacolare della cultura, per cui si deve ricorrere a un guitto sia pure geniale come il toscanaccio Benigni per scoprire che Dante è Dante, non è una bella cosa: è segno dei tempi, di un provincialismo demagogico imbottito di luoghi comuni, di un chiacchierare a vanvera e superficialmente snob. La moda di Dante non fa bene a Dante (…) Demagogia per demagogia, allora, che venga scelto come Ministro non un attore ma uno dei tanti insegnanti, dalla scuola materna alle superiori, che quando parla di scuola sa cosa vuol dire, davvero, stare in classe, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno. A insegnare Dante, e non solo.
Contaminazioni
Ma voglio legalità, voglio la cultura della legalità in questo benedetto Paese, voglio che chi sbaglia paghi.
Ci vogliono quasi settanta righe di (auto)giustificazioni per dire la verità, ma alla fine questa, o almeno una sua parte non irrilevante, viene detta. Sapete una cosa? Siamo [1] in tanti, siamo di sinistra, e voteremmo Sarkozy anche adesso, ad avercene uno sottomano.
Repubblica.it
[1] E, sembra, non siamo nè gggiovani, nè vecchi barbogi nostalgici di “quando c’era lui”. Qualche esempio? Il Dottor Brodo, qui. E il Dottor Sasaki, con il quale da un po’ condivido via mail l’insofferenza per come si sta sputtanando l’agglomerato di edifici che sta sotto la Madonnina, qui.
30/04/2007
Ieri pomeriggio, attraversando Piazza Duomo [1], mia moglie serenamente notava: “Fa stranezza, sentir parlare italiano”. Pochi minuti dopo, al termine di Via Dante [2], ci siamo trovati di fronte a un gazebo della Lega, che pompava a manetta “Corazon Espinado” e sul quale campeggiava il fantastico striscione “Umberto, Milan te voeur ben”.
[1] Quello della Madonnina
[2] Sempre Milano, sì.
20/04/2007
Leggo che la colonna sonora dell’ultimo congresso DS, preparata dal compagno deejay Luca Sofri, comprendeva Springsteen, De Gregori, Bennato, Bertoli, Battiato, Mina, Rolling Stones, Fratelli d’Italia. Lui tutela la sua onorabilità ricordando che “nella playlist consegnata c’erano anche i Blue Nile, i CSI, i Jam, i Divine Comedy e Frank Black, per fare degli esempi“. Dimostrando buonsenso, il compagno deejay ha accontentato una platea ampia e variegata: come provano a fare quelli che mettono in piedi i palinsesti di Rai e Mediaset, in fondo.
Wittgenstein
16/04/2007
Mi chiedo chi è più ridicolo tra il presidente della Consob che scrive a Beppe Grillo accusandolo di turbative di mercato, Beppe Grillo con la sua demagogia stantia (i proprietari siete voi! i dipendenti sono loro!), il piccolo azionista che crede a Beppe Grillo, il grande azionista che si crede Dio, il manager che si crede Gesù, io che son qui a fare queste classifiche Hornby-style.
Repubblica.it
13/04/2007
Io, più che delle microcittà etnicamente omogenee e scarsamente comunicanti l’una con l’altra che compongono le metropoli moderne, mi preoccuperei della nostra cronica incapacità di far sentire come giuste e di far rispettare a tutti le norme di base della convivenza civile secondo i canoni della cultura occidentale – sapete, quelle cose banali come non parcheggiare in doppia fila, rilasciare lo scontrino, pagare il biglietto del treno o della metropolitana.
11/04/2007
Adesso, far pagare il biglietto ad uno che prende il treno è sinonimo di “giro di vite“.
Repubblica.it
[Post lungo e noioso; uomo avvisato, eccetera]
Chi di noi, quindi, coerentemente a quando chiede ricambio e competitività, è disposto, oggi, a sottoscrivere un patto che lo impegni, raggiunta l’età dei 60 anni, a lasciare o non accettare un ruolo di leadership (cariche primarie della politica e dell’economia) continuando ad offrire il suo impegno nei ruoli di vice, di numero due, di saggio, di consulente o di qualsiasi altra posizione che consenta alla società di avvantaggiarsi e non disperdere la sua esperienza?
Il Sommo Marquez sostiene che la prima frase dice già moltissimo del libro che va ad aprire: il tono, lo stile, i contenuti. Posso non fidarmi di Gabito – nonostante la sua insana passione per Fidel Castro? No. E allora.
A me, in termini generali, del ricambio interessa poco. Non lo ritengo importante in sè: la gente, anche se lentamente, invecchia; e non mi risulta che siano state trovate soluzioni per l’immortalità. Quindi, presto o tardi, tutti siamo costretti a lasciare il posto ad altri.
La competitività è già più importante, ma non ci si deve sforzare molto per capire che non ha a che fare con il ricambio, bensì con la capacità e con la possibilità data alla capacità di esprimersi pienamente o quasi. Invece, siccome questo è un paese che ama innamorarsi dei massimi sistemi senza preoccuparsi delle fondamenta (il federalismo! il ponte sullo stretto! senza se e senza ma!), ecco l’infatuazione per una proposta che ha come unica ratio il mero valore della gioventù. Andando a compulsare l’elenco dei sottoscrittori della proposta medesima io ho l’impressione che gli unici davvero interessanti sono quelli realmente vicini al famigerato limite dei 60 anni: per intenderci, Luca Josi – “padre” dell’iniziativa – ha quarant’anni, il che significa che lascerà campo (semi)libero fra vent’anni. Venti. Anzi, nemmeno, visto che si scrive che il vero oggetto del Patto sono quei “dieci-quindici incarichi posti ai vertici della politica di un Paese” e quindi, se Josi non (ri)entrerà in politica e non diventerà Presidente del Consiglio il Patto che oggi lancia e invita a firmare non lo riguarderà in prima persona.
Annoia doverlo ripetere per l’ennesima volta: il problema non è l’età di chi occupa certe posizioni (che sono molte più delle dieci-quindici di cui sopra), ma la sua capacità e, ben più in generale, la concreta possibilità di emergere data a chi bravo lo è davvero, per motivi che non abbiano a che fare con il nepotismo, l’appartenenza, la cooptazione in cambio dell’obbedienza. Vogliamo fare qualche esempio? Allora, giusto per seguire l’onda dell’attualità (ahahaha), tra Craxi e Martelli io sceglierei ancora oggi l’originale, e non il giovane delfino. Brin e Page sono due sbarbati, ma quando c’è stato bisogno di rendere Google adulta si sono affidati a un signore che potrebbe essere tranquillamente loro padre. Apple, quando era nella palta, è andata a bussare a casa di uno che veste lupetto-jeans-sneakers, ma che non è proprio di primo pelo.
Si dirà: beh, da qualche parte bisogna pure iniziare. Forse. Forse il Patto Generazionale è meglio che niente (piuttost che nient, l’è mei piuttost). Io, che ho quarant’anni, so di essere contornato da un buon numero di sessantenni che mi auguro rimangano in pista il più a lungo possibile, perchè sono – semplicemente – più bravi di me, e pure del novantanovepercento dei trentenni nei quali mi imbatto per lavoro. E penso che la famosa competitività di cui alla prima riga trae molto maggior beneficio da uno solo dei punti dei lenzuoli di Bersani piuttosto che da belle iniziative di facciata, ideate da chi non ne ha bisogno e quindi fa bella figura. A gratis.
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