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23/03/2015
Anni fa mi resi conto, leggendo uno studio, che facevo parte di quel cinquanta per cento di soggetti che se prende in mano una rivista o un quotidiano inizia a sfogliarla dal fondo; penso che a questa mia abitudine non fosse estraneo il posizionamento delle pagine sportive e degli spettacoli, che sono le prime che leggo a meno di undicisettembri. Perché per leggere Crosetti uno debba arrivare ancora oggi a pagina quarantasette è una cosa che sfugge alla mia comprensione: e non perché Crosetti sia imperdibile sempre e comunque, ma perché scrive (lui e molti altri che fanno il suo mestiere) di cose e persone che quasi sempre dicono di un paese e di un tempo almeno quanto viene fatto da politici e megamanager. Un giorno si capirà che Madonna e Michael Jordan sono storia e cultura e identità allo stesso modo di Hopper e Nixon, che Puskas nella storia dell’Ungheria non è secondo a Liszt e in quella della Spagna a Goya, un giorno si riscriveranno i sussidiari e Crosetti andrà in pagina due, e sarà sempre troppo tardi.
09/01/2015
L’ho guardata quattro o cinque volte, l’intervista di due anni fa che Giovanna Pancheri di Sky fece al direttore di Charlie Hebdo. Un po’ perché rimanevo ipnotizzato guardandolo, sembrava che fosse appena uscito dal liceo e invece aveva quarantacinque anni, un po’ perché diceva questa cosa vera e fastidiosa, non mi interessa il rispetto, che è una cosa soggettiva, i limiti me li dà la legge francese. E alla fine nel mio piccolo penso che stia tutto lì, in una cosa che dimentichiamo costantemente, una cosa che si chiama legge e che nelle nostre società – pur con tutti i suoi limiti e imperfezioni – non è soltanto un insieme di vincoli, di limiti, di legacci, di non-si-può-fare-questo-e-quest’altro, ma è il punto di incontro (e di compromesso) fra tutti noi, quello che dobbiamo accettare e quello che vogliamo che venga accettato. La legge è umana e quindi, appunto, imperfetta: e infatti passiamo molto tempo a discutere di come modificarla, cambiarla, sostituirla. Ma c’è, in ogni momento. In ogni momento la legge siamo noi: io, tu, voi, loro, senza distinzioni. Domani la legge sarà un po’ diversa, sarà altro perché noi cambiamo. Ma intanto c’è, con un valore infinitamente più grande di quello micidialmente povero che gli attribuiamo normalmente. Questo non impedisce a qualcuno di prendere un AK-47 e ammazzare dozzine di persone, ma ricordarcelo dovrebbe servire a tutti gli altri – vogliamo dirlo? a noi -, per non farci perdere tempo, e energie, e farci concentrare sulle cose importanti, quelle che dicono chi siamo, e come stiamo al mondo.
19/11/2014
Ieri guardavo le foto di quei ragazzi occidentali che si sono arruolati con Isis, le barbe lunghe, gli occhi induriti e soprattutto quegli sfondi giallastri, di deserto pietroso e triste, stavo lì a farmi le solite domande, ma cos’hanno in testa questi, ma perché devi aver voglia di tagliare la testa a un tuo simile, cosa ti porta a lasciare la periferia, per quanto squallida, di Marsiglia o di Birmingham per andare in un posto così, facendo magari il percorso inverso di qualche tuo avo che scappava dalla povertà per cercare fortuna e benessere e tranquillità in una città europea o americana, ero lì che li guardavo come alieni che ti fanno paura quasi più perché non li capisci che per le loro azioni, poi mi è venuta in mente questa frase – La fine della guerra, che si dice prossima, mi fa grigie queste ore, con il pensiero che la parte eroica della mia vita è ultimata -, ho pensato che l’ha scritta un tipo che si chiamava Carlo Emilio Gadda, non esattamente il prototipo del Rambo tricolore, quando mancavano meno di tre settimane alla notte di Caporetto e dopo due anni di guerra, una guerra nella quale si era buttato volontario e che voleva continuare a combattere, uno che come tutti gli artisti veri sapeva dire quello che in tanti sentivano senza riuscire ad esprimerlo e allora niente, ho guardato ancora un po’ quelle fotografie, quelle facce, e non ho più saputo cosa pensare, e ho chiuso la pagina.
24/07/2014
Poi, sarà lo spirito dei tempi, ma tutto questo entusiasmo, questo orgoglio per una rottamazione, ecco.
17/07/2014
Tutti a dire che il romanzo è morto, ma il fatto è che abbiamo bisogno che qualcuno ci romanzi la realtà perché altrimenti com’è che si tira avanti, non importa quanto sesquipedale sia la fesseria che hai ascoltato, basta che sia detta bene, basta che suoni bene, sufficientemente epica, sufficientemente sofferta, sufficientemente madonna-davvero-quanto-ha-ragione, così non stai a pensarci più di tanto quando leggi “vincere consuma psicologicamente” o qualcosa di simile perché in fondo tu che ne sai, sei mai stato a prenderti insulti e applausi da ottantamila persone in territorio franco, no, e allora, allora cosa ti costa crederci.
28/06/2014
Non alza nemmeno gli occhi dal piatto mentre lo fa, non crede di dire niente di particolare, sta semplicemente commentando la qualità di una panetteria, ci sono andata l’altro giorno e il pane faceva davvero e lì si ferma, giusto per una frazione di secondo, io direi schifo, direi che quel pane faceva schifo e non mi sentirei in colpa, lei invece continua e dice faceva pietà, e scuote appena la testa mentre aggiunge perché non si dice di peggio del pane, e in quella pausa microscopica e in quelle pochissime parole messe tra parentesi c’è tutta una educazione, una dignità, una consapevolezza delle cose, una storia di generazioni e fatiche, c’è tutto quello che lei ha vissuto e io no, tutto quello che lei ha dentro e io non ho, tutto quello che lei è e io non sono se non in misura tenue e sfibrata anche se lei è mia mamma, in quella pausa microscopica e in quelle pochissime parole c’è dentro qualcosa che mi piacerebbe tanto avere ed essere a costo di essere fuori dal mio tempo e dal mio mondo, qualcosa che con me si è stinto e che quando lei non ci sarà più sarà scomparso del tutto.
29/04/2014
Che poi io son convinto che un giorno da Berlusconi dev’essere faticoso, ma anche solo dodici ore da Brunetta devono essere devastanti.
25/09/2013
Un po’ per il lavoro che faccio facevo, un po’ per pura esperienza quotidiana, mi sono abituato a trattare con il massimo scetticismo le opinioni della gente che conosco e a (tentare di) respingere l’idea che esse siano rilevanti e diffuse; perché se fosse per loro, per quelli che conosco e frequento e ascolto o leggo, il governo Letta avrebbe il tre per cento di gradimento, il Milan sarebbe una grande squadra, non esisterebbe un lunedì senza The Newsroom, il PD sarebbe un partito quantomeno di centrosinistra (o, a seconda dei giorni, di destra liberista fuori tempo massimo), il Corriere venderebbe due o trecento copie e tutte in zona Solferino-Moscova, i Massimo Volume sarebbero primi in classifica, cose così. Non che quelle opinioni o quei gusti siano sbagliati, anzi (oddio, si fa per dire, l’elenco l’ho truccato un po’, ci sono non meno di tre voci buttate lì solo per il gusto della caciara); se vogliamo il problema è proprio quello, il pensare pigramente che, considerandoli giusti, siano perciò condivisi e quindi rappresentativi: il che si rivela, ogni volta, una fregatura di proporzioni colossali, o almeno pari a quelle dell’illusione che l’ha generata. E così sto lavorando sulla soluzione definitiva: prendere ciò che sento e che mi pare giusto e condivisibile come una specie di reverse benchmark, eliminando al tempo stesso le categorie di buono e cattivo, di giusto e sbagliato. Così prima o poi un’elezione, un Emmy, un campionato lo vinco anch’io.
02/07/2013
Arriva un momento nella vita che si diradano i fidanzamenti, i matrimoni, le nascite, i battesimi, e al loro posto arrivano i funerali. L’8 luglio chiude Altavista.
Paferrobyday
23/05/2013
Non so cosa fosse più terrorizzante ieri sera, se il passante di Woolwich che non scappa da un assassino che se ne sta ancora lì con una specie di ascia grondante sangue in mano per riprenderlo con lo smartphone, o l’assassino stesso che non fugge perché vuole essere ripreso e trasmesso, o io che sto a guardare come se fosse una puntata di CSI.
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