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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    12/09/2006

    Loretta Moggi

    Filed under: — JE6 @ 13:21

    Simona Ventura non è esattamente il personaggio televisivo che gode delle mie maggiori simpatie, ma forse questa volta, ricordando che la sua trasmissione è solo un varietà, ha mostrato un po’ più di intelligenza, senso della realtà e della misura di molti altri – ministri in testa – che si stanno scannando per ritagliarsi il solito quarto d’ora (quotidiano) di celebrità.
    Corriere.it

    11/09/2006

    Come prima, più di prima (ti amerò?)

    Filed under: — JE6 @ 12:58

    Ieri sera ascoltavo un gruppo di maschi adulti commentare la giornata calcistica (1). Le solite cose: quello è un paracarro, il centrocampo non tiene, come ha fatto a non vedere quel fuorigioco, eccetera. Come se nulla fosse, come se Moggi, Pairetto, Bergamo, Galliani, Della Valle, come se le retrocessioni, i processi farlocchi, gli arbitri compiacenti, i sorteggi pilotati, le vergini in grisaglia, come se tutto questo non fosse mai esistito – come se in due mesi tutto e tutti fossero passati attraverso la Grande Catarsi Estiva.
    E’ stata l’ennesima e non necessaria conferma del fatto che – come già qui si scriveva qualche tempo fa – alla gente, in fondo, (non) gliene importa nulla del fatto che una gara sia truccata, che un atleta sia pieno di steroidi da scoppiare: quello che conta è che sia una bella gara, che l’atleta tiri più forte, salti più in alto, corra più veloce. Come e perchè, sembra essere un dettaglio trascurabile.
    Repubblica.it, Squonk

    (1) Il titolare, qui, vista la sua “fede” juventina, ha pensato bene di tenersi ai margini della discussione, iniziando ad apprezzare i vantaggi della propria nuova condizione di paria del tifo.

    08/09/2006

    Spezzami il cuore

    Filed under: — JE6 @ 11:52

    Quando sono giù di morale, mi leggo i risultati dell’ultima ricerca scientifica arrivata agli onori dei magazine, e subito mi risollevo facendomi due risate.
    Oggi, ad esempio, scopro che secondo Zhenmei Zhang, dell’università di Bowling Green (Ohio) e Mark D. Hayward, dell’università di Austin, i maschi divorziati muoiono prima rispetto ai non divorziati per cause non legate al muscolo cardiaco, ma se si risposano hanno un cuore più sano rispetto ai monogami. Questa sera, a casa, simulerò un infarto e dirò a mia moglie che è colpa sua, lo dicono i ricercatori americani.
    Corriere.it

    07/09/2006

    L’incredibile e triste storia del best-seller romano

    Filed under: — JE6 @ 13:20

    Mettiamo le mani avanti: io, “Tre metri sopra il cielo” non l’ho letto (1) e credo che non lo leggerò, avendo ancora in arretrato Dostoevskij e un centinaio di altri classici – almeno non entro i prossimi tre lustri.
    A meno che non decida di cercare di capire come può un libro ispirato ad un soggetto di apparente inquietante clamorosa pochezza (2) diventare un tale best-seller, che allora potrei, da buon uomo di marketing, giustificarmi dicendo che bisogna leggere ciò che legge il mondo, per capire il mondo stesso – il passo successivo, naturalmente, sarebbe dedicarsi alla visione di “Wild West”, per completare l’opera.
    Wikipedia, Feltrinelli, Repubblica.it

    (1) Peraltro, anche il presunto protagonista del libro non ha letto il libro medesimo, il che mi fa sentire – se mai ne avessi avuto bisogno – definitivamente in pace con la coscienza.
    (2) Per capirci, ecco alcune perle: “In piazza Jacini mica giocavano a biliardino, lì abbiamo fatto la guerra, abbiamo combattuto il nostro Vietnam e la gente ci ha lasciato la pelle”. Oppure “La generazione nata tra il 1960 e 1965 è stata una generazione maledetta. Il nostro gruppo è stato come un bel fiore che nel tempo ha perso i suoi petali, uno ad uno. In tanti sono morti, altri sono latitanti, ma tutto è stato fatto perché avevamo un credo: noi abbiamo dato la vita per i nostri ideali”. E il gran finale: “io non ho studiato e le cose che ho imparato le ho apprese dalla strada, dalla vita”.

    Sulle barricate?

    Filed under: — JE6 @ 11:22

    Mio padre è andato in pensione all’età di 56 anni. Vent’anni fa. Mio suocero è andato in pensione all’età, se non ricordo male, di 54 o 55 anni, più o meno una quindicina di anni fa. Entrambi godono di ottima salute, per fortuna, e mi auguro con tutto il cuore di vederli invecchiare ancora a lungo.
    Detto questo, non mi posso nascondere che sto lavorando per garantire il sostentamento di mio padre e/o mio suocero (il che mi fa piacere) sapendo che io non potrò mai contare su un analogo trattamento da parte di mia figlia e che, anzi, più garantirò il sostentamento di mio padre e/o mio suocero più metterò a rischio un qualsiasi mio sostentamento futuro.
    C’è poco da fare, la questione delle pensioni non è una questione di finanza: è una questione di scontro per la sopravvivenza tra generazioni – fino a quando una non andrà in piazza gridando “noi non vogliamo più pagare per voi” non ci sarà riforma che tenga.

    01/09/2006

    Prima Pavlov

    Filed under: — JE6 @ 15:06

    Il titolare, qui, è un ascoltatore piuttosto devoto di Prima Pagina. La qualità maggiore della trasmissione, per me, è senza dubbio la rotazione dei giornalisti che, per una settimana, hanno il compito di fare la rassegna stampa, per poi discuterne con gli ascoltatori (1). In un anno, Prima Pagina viene condotta da cinquantadue persone diverse, il che – grazie ad una certa consumata perizia nelle convocazioni – assicura varietà di personalità, impostazioni culturali, idee politiche. Pare poco, ma non lo è.
    Eppure, nonostante l’alternarsi al microfono di conduttori tra loro diversi come un hamburger di Burger King da uno di McDonald’s (2), giorno dopo giorno e settimana dopo settimana si ripete implacabilmente il rito del vaticinio in sedicesimo: viene letta l’intervista al ministro X, viene citata la dichiarazione del capogruppo al Senato Y, viene sillabato l’editoriale dell’opinionista Z, e si chiosa con la frase standard: che non mancherà di suscitare roventi polemiche nel dibattito politico (e/o culturale).
    Il fatto che non vi sia un solo conduttore capace di non rispettare questa regola, supponendo che non vi siano obblighi contrattuali al riguardo, fa pensare che sfuggirvi non sia possibile, proprio perchè quella frase non è una specie di semplice intercalare, ma è la previsione esatta di ciò che effettivamente succederà nel giro di poche ore. Fateci caso: editoriale critico il giovedì mattina, rinforzo da parte dell’avversario politico il giovedì pomeriggio, raffica di dichiarazioni pro e contro il giovedì sera, lettera di risposta da parte del criticato il venerdì mattina, rilancio del dibattito su un altro quotidiano il sabato, un altro paio di interventi di rilievo decrescente la domenica. Lunedì, pausa. Martedì, si riprende: intervista, reazioni all’intervista, editoriale di commento, smentita e/o chiarificazione da parte dell’intervistato, rilancio della polemica su un altro quotidiano, due-tre dichiarazioni di commento, stop. E così via. Pavlov, allo stato puro.
    Io, ogni volta che sento quella frase, avverto un incipiente attacco di orticaria; ma so che se mi trovassi davanti al microfono di Prima Pagina, finirei per tirare un lungo respiro, e poi pronuncerei le fatidiche parole: che non mancherà di suscitare roventi polemiche nel dibattito politico. Direi la verità, nè più, nè meno.
    RadioTre

    (1) Molti dei quali, come in qualunque trasmissione che consenta il loro intervento, tendono ad abbassare irreparabilmente il livello della trasmissione medesima, impiegando venti minuti a fare i complimenti al conduttore, salutare la redazione, tutti gli altri ascoltatori, lanciandosi poi in fluviali affermazioni – non domande, affermazioni – praticamente impossibili da fermare senza ricorrere alle cattive maniere. La telefonata in diretta è il più grande flagello della radiofonia moderna.
    (2) Se pensate che gli hamburger siano tutti uguali, l’unica cosa che riesco a pensare è che meritate Giovanni Rana. I suoi prodotti, non i suoi spot, naturalmente.

    Lo zoo è qui

    Filed under: — JE6 @ 10:50

    Il numero delle specie animali starà pure diminuendo, ma quelle ancora in servizio permanente effettivo si mettono d’impegno a farsi far del male. Così, in Norvegia devono costruire un recinto di venti chilometri per impedire alle renne di bivaccare nel centro di Hammerfest, e in Australia stanno pensando ad una campagna di trattamento anticoncezionale per canguri. La famiglia Angela si sta fregando le mani, sai le puntate di SuperQuark che riescono a farci sopra.
    Repubblica.it (la cosa dei canguri l’ho letta sugli schermi del servizio informazioni della metropolitana di Barcellona, andate sulla fiducia)

    30/08/2006

    Quanto costa fare finta di essere una star (part two)

    Filed under: — JE6 @ 08:53

    Desiderate volare usando le vostre ghiandole mammarie come mongolfiere ma siete a corto di fondi? Volete navigare usando le vostre labbra a mo’ di canotto ma la mamma scuote la testa e non vi stacca l’assegno?
    Niente paura, la Banca di Credito Cooperativo San Marzano di San Giuseppe vi mette a disposizione il Conto Rosa, che secondo Italia oggi è un “finanziamento agevolato per interventi di chirurgia estetica o serie di trattamenti di bellezza. Basta aprire un conto e presentare le normali garanzie per il mutuo, con il preventivo del medico che eseguirà il trattamento”.
    Grazie al cielo, mia figlia legge solo favole e fumetti, per il momento.
    BCC San Marzano di San Giuseppe (via Italia Oggi, per abbonati)

    02/08/2006

    Un nome è per sempre

    Filed under: — JE6 @ 16:57

    L’altra sera, il 51% della famiglia adulta mi raccontava del florilegio di nomi bizzarri dati ai figli dei suoi colleghi (non parlo di persone corte perchè in alcuni casi le vittime sono ormai adolescenti): Jonathan, Vijay e cose del genere. Mi stavo facendo persuaso che una generazione di infelici si stava preparando per la Grande Vendetta, ma poi ho letto che i genitori italiani non sono ancora completamente sciroccati, e che Francesco, Alessandro, Andrea, Davide e Marco vanno ancora per la maggiore, come Giulia, Chiara, Sara e Francesca. Il declino del mondo occidentale è rapido e irrefrenabile, ma un po’ meno di quanto credessi.
    Corriere.it

    27/07/2006

    Pump up the pilot

    Filed under: — JE6 @ 08:04

    In effetti, a certe donne l’uomo interessa solo quando si gonfia.
    Corriere.it