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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    21/02/2006

    Dopo il liceo che potevo far

    Filed under: — JE6 @ 13:58

    A quanto pare, un’istruzione generalista è da preferirsi ad una di tipo specialistico, per sopravvivere nel mondo del lavoro moderno. E infatti, noi dell’istituto tecnico…
    Lavoce.info

    15/02/2006

    Ciccia e brufoli

    Filed under: — JE6 @ 17:27

    Da oggi (a pochi giorni dal suo quinto compleanno) al momento in cui le modelle e le veline eserciteranno il loro nefasto effetto sul cervellino di mia figlia spero che passi ancora un bel po’ di tempo; nel frattempo, provo a godermi il fatto che, pur facendo durare una cena per un periodo di tempo prossimo a quello di un’era geologica, la persona corta che abita in casa mia si incazza se le togli il piatto da sotto il naso prima che il piatto stesso sia stato adeguatamente ripulito.
    Ciò detto, non posso evitare di rabbrividire all’idea che, un giorno, si possa trovare a guardare un reality che definisce una ragazza alta 1.76 “troppo grassa” perchè pesa 52 chili; la vita è già abbastanza piena di sofferenze reali, aggiungerne di farlocche è davvero troppo.
    Corriere.it

    13/02/2006

    Facciamo 140 e non se ne parli più

    Filed under: — JE6 @ 16:04

    La sensazione è che dalle primarie in poi l’Unione stia perdendo diecimila voti ogni volta che comunica. L’ultimo passaggio è da anni settanta: duecentottattuno pagine di vuota burocrazia spacciata come programma contro 8 punti facili da capire per tutti.. Chi credete che faccia passare il messaggio? Qualcuno può riportare la sinistra nel 2006, per favore?

    Ci sono state molte battute sul fatto che il programma dell’Unione sia composto di 281 pagine. Considerando che il libretto d’istruzioni di un cellulare ha circa la stessa stazza e l’Italia è una cosa lievemente più complessa forse meriterebbe qualche ironia in più il fatto che dall’altra parte si pensa di risolvere tutto con un memo di otto punti. Neanche i giochi che trovi nell’uovo kinder hanno istruzioni così smilze.

    Blog Notes, Paferrobyday

    Ci vorrebbe un nemico

    Filed under: — JE6 @ 13:31

    Steve, amico, spero che sarai d’accordo che avremmo preferito qualche porcata cinematografica in più e un paio di guerre in meno:

    (…) Ho la sensazione che i registi siano molto più reattivi da quando è cominciato il secondo mandato di Bush. Credo che ognuno di noi stia cercando di dichiarare la propria indipendenza e di prendere posizione sulle cose in cui crede. Non c’è nessuno che ci rappresenta davvero, per questo adesso rappresentiamo quello che sentiamo e cerchiamo di rispondere agli attacchi”.

    Sarebbe a dire che Bush ha fatto bene al cinema?

    Spielberg: “Non solo Bush, direi. L’intero movimento neoconservatore”.
    Steven Spielberg, durante una tavola rotonda organizzata da Newsweek.
    Msnbc, via Dagospia

    OT – Con tutto il mio affettato e sovrano disprezzo per il genere, alla fine una tavola rotonda di quel tipo è un reality in sedicesimo. Così, succede che quando Bennet Miller dice “Io piango davanti alle buone azioni. Come alla fine di ‘Schindler’s List’, quando i sopravvissuti gli regalano un anello. Questo è il tipo di cosa che mi prende”, sono lì che dico “Beh, cazzo, Bennet, anch’io. Anch’io! E’ magnifico!” e poi mi vergogno un po’.

    Volatili

    Filed under: — JE6 @ 11:14

    Poco prima di pranzo, con una coppia di amici, che ad agosto andranno in vacanza dalle parti di Gallipoli. Il telegiornale parla dei cinque o sei cigni morti di aviaria. Lui: “Ummadonna, ci siamo”. Lei: “Ah, quest’estate niente pollo, laggiù”.

    10/02/2006

    L’ombelico dell’iPod

    Filed under: — JE6 @ 10:14

    Il fatto è che la nostra civiltà, se proprio vogliamo parlare in termini di noi e loro, è sempre più incapace di guardare fuori dal proprio ombelico. Non siamo più capaci di dialogare con nessuno eppure abbiamo la presunzione di voler portare la civiltà, la democrazia e gli iPod in casa d’altri (magari con le bombe). E poi ci stupiamo delle reazioni. Bah.
    Credo che Carlo tagli volutamente il concetto a colpi d’ascia, ma trovo che abbia più di una ragione. Non viaggio quanto capita a lui, ma il piede fuori dai patrii confini lo metto diverse volte all’anno; e ogni volta vedo cose, persone e comportamenti (figli della cultura e della storia) che mi lasciano ammirato, che mi fanno capire quanto di bello e buono (e brutto e cattivo, ovviamente) c’è fuori dalla porta di casa. Questo mi succede non solo quando vado negli Stati Uniti o in Germania o in Spagna: mi è capitato nei monti dell’Atlante o ad Ankara vecchia, per dire. Mi fermo, perchè capisco che sto imboccando una deriva alla “oh quanto è buono il buon selvaggio”. Però, temo che quella presunzione di cui scrive Carlo derivi spesso da una ignoranza immersa nella buona fede: e, sinceramente, è proprio questo che mi fa paura.
    Brodo Primordiale

    08/02/2006

    Deregulation

    Filed under: — JE6 @ 11:48

    Uno dei lasciti di questi giorni di vignette stampate e bandiere bruciate mi sembra essere la consapevolezza che non si può legiferare su tutto, e che – purtroppo e per fortuna – c’è ancora grande spazio per la responsabilità personale. Viviamo in una parte di mondo nella quale è permesso fare quasi tutto: se e come, sta a noi – quello è il problema, credo senza soluzione.

    07/02/2006

    Can you tell me why?

    Filed under: — JE6 @ 16:33

    Io non ho ancora trovato un buon motivo per cui dovrei precipitarmi a comprare prodotti danesi (non ho nemmeno motivi per non comprarli, intendiamoci).
    EmmeBi

    06/02/2006

    Black on black?

    Filed under: — JE6 @ 17:57

    Abito nero.
    Scarpe nere.
    Camicia bianca, probabilmente button-down (con i buttons non necessariamente allacciati).
    Cravatta nera o rossa?

    03/02/2006

    Azione, e reazione

    Filed under: — JE6 @ 21:43

    [Post a rischio: qui, seppure in assenza di blazer blu con bottoni dorati, si rischia di passare per Piero Ottone]
    Da queste parti – nei paesi occidentali, dico – si è cresciuti con il culto della libertà di espressione. Tutti hanno il diritto di dire tutto. Non che manchino le eccezioni: vilipendio della religione, oltraggio alla bandiera, oltraggio a pubblico ufficiale, cose così. Insomma, libertà con juicio, si potrebbe dire.
    Comunque sia. Il fatto è che le persone non sono nè neutre, nè sante. Ad azioni fanno spesso corrispondere reazioni, che spesso non corrispondono all’insegnamento evangelico che invita a porgere l’altra guancia. Mi insulti? Ti insulto. Mi tocchi su qualcosa o qualcuno che mi è particolarmente caro? Magari ti mollo un ceffone. Succede.
    Succede anche che vi siano persone più suscettibili di altre, ed è più probabile sia che queste reagiscano a quelle che ritengono essere delle provocazioni, sia che le reazioni siano più forti rispetto alla media o al comune sentire. Non è una giustificazione ai loro comportamenti, ma è una constatazione inevitabile.
    Se disegno o autorizzo la pubblicazione di una vignetta che sbeffeggia Maometto, lo faccio con pieno, pienissimo diritto. Esercito, appunto, la mia libertà di espressione, che è uno dei cardini della società nella quale vivo e nei cui valori credo. Ma sarei uno sciocco e/o un incoscente se pensassi che quella mia azione non è destinata a generare una reazione, che potrebbe riguardare me e, molto probabilmente, diverse altre persone. Se anche queste sono disposte a sopportare le conseguenze delle mie azioni, nessun problema; ma, se non lo sono, forse un minimo di scrupolo dovrei pur farmelo, libertà di espressione o meno: non credo che Monsieur Voltaire si rivolterebbe nella tomba, per questo.