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11/06/2005
In cabina (elettorale) io ci vado, e voto. Almeno tre sì, e forse quattro. Che non mi si metta insieme al Cicoria, ecco.
07/06/2005
Casi della vita, quelli che ti fanno passare davanti ad un cartellone 6×3 con il faccione di un noto dj che ti consiglia dove andare a fare la spesa. Guardandolo, come ti capita di fare tutte le sere (perchè tutte le sere passi davanti a quel cartellone), pensi che quel signore è probabilmente più vicino ai cinquanta che ai quaranta, sta in radio da quando c’era ancora Nicolò Carosio, ha figli e fors’anche nipoti, eppure è un sempregiovane. O, meglio, fa il sempregiovane. Le trasmissioni per i ventenni, gli spot girati in mezzo a ragazzi e ragazze che ballano sulla spiaggia ed hanno la metà dei suoi anni, cose così.
Casi della vita, quelli che ti fanno leggere un post dove si racconta di una adolescenziale caduta del signore in questione, e che ti fanno pensare che tout se tien, che forse, se devi essere giovane per sempre, ti può venire in mente di indossare gli stessi panni (anche mentali) di quei ragazzi ai quali ti rivolgi e con i quali ti mischi ogni santo giorno. Quei ragazzi che, magari, si aspettano che tu, almeno ogni tanto, parli e scrivi e fai per quello che sei: un adulto.
03/06/2005
Qualcuno mi bollerà sicuramente di vetero-maschilismo mascherato da un finto atteggiamento di condivisione di diritti e doveri all’interno del nucleo familiare. E chissà, magari è proprio così.
Comunque, nel preambolo di un lungo pezzo scritto da Alessandra Di Pietro e Paola Tavella (femministe, libertarie e di sinistra, come da loro dichiarazione) per spiegare le ragioni della loro astensione in occasione del referendum sulla legge 40, leggo una frase che mi lascia un po’ perplesso.
Cito: “Le tecniche di fecondazione assistita sono pesanti, invasive, grezze, ancora poco sicure e ignote nelle conseguenze (…) consegnano la procreazione nelle mani della tecnica e la sottraggono nei fatti, nel simbolico e nell’immaginario, al potere femminile che la governa con amore e saggezza fin dagli inizi del mondo“.
Non so. Amore e saggezza femminili non sarò certo io a negarli (e le eccezioni confermano la regola, diciamo). Ma in quelle parole io leggo una contrapposizione di principio tra donna e uomo che non solo rifiuto (e fin qui, fatti miei) ma che mi pare sempre meno fondata nella vita quotidiana, almeno quella che passa sotto i miei occhi. Sbaglio?
Letture (via Shangri)
01/06/2005
Io non ho nulla contro Valentino Rossi (non è vero: non lo sopporto, e poi è uno che fa pubblicità alla Nastro Azzurro, santiddio), nè contro Vasco Rossi, Francesco Guccini, Luciano Ligabue, Paolo Conte e compagnia cantante e sgommante.
Ma tutta questa fregola di insignirli con lauree honoris causa, francamente non me la spiego se non come una diversificazione delle politiche di marketing delle università italiane. Resta da vedere se i titoli accademici dati a casaccio non si tramuteranno, prima o poi, in boomerang che andranno a colpire il recruiting direttamente sul setto nasale: ci saranno pure degli studenti che diranno “beh, se l’hanno data anche a ValeRossi, quella laurea probabilmente non vale un cazzo“.
Acidosignore
27/05/2005
Ammetto, non ho mai letto nulla di Antonio Moresco (e non mi sento in colpa; non ho ancora letto i classici russi, per dire). Quindi, non posso dire se sia un signore immodesto, superbo e affetto da manie di grandezza, oppure semplicemente una persona che si prende sufficientemente e giustamente abbastanza sul serio da considerare davvero importante il suo ruolo nella società. So solo che io, di fronte ad una frase come “L’idea iniziale, perseguita da me e da altri in totale buona fede, che ci potesse essere, qui ed ora, in questi anni, almeno in una parte di scrittori, intellettuali e artisti italiani una naturale predisposizione al riscatto e alla presa di coscienza della propria responsabilità nei confronti di se stessi e del mondo e della propria forza (…)” mi fermo e mi dico “Beh, cazzo, addirittura la propria forza, nientemeno”.
Ma poi, chissà, forse ha ragione lui ed io sono uno che, a furia di pensieri deboli e poco stupendi, ha perso la capacità di sognare e di sperare che un mondo migliore sia possibile.
Nazione Indiana
Vivendo a Milano, non ho modo di giudicare l’operato di Walter Veltroni come sindaco di Roma. I miei insider preferiscono Francesco Cicoria Rutelli, pur riconoscendo a Uolter una grande attenzione alle questioni culturali ed un innegabile talento di organizzatore di eventi. Sarà per questo che ieri ha fatto una pregevole figura come spalla di Fiorello e Baldini a Viva Radio 2.
Sul serio: bravo, sciolto, simpatico, con la battuta pronta. Doti non fondamentali, forse, per fare il sindaco, ma preziose per garantirsi un futuro come entertainer. Cercavo di immaginarmi Albertini, al suo posto. Vabbeh.
Update. Tanto per restare in tema, Edmondo Berselli oggi su Repubblica (via Attentialcane): Bisogna introdurre nella razionalità del messaggio politico una scintilla di creatività capace di accendere anche l’emotività pubblica.
Sotto questa luce, Veltroni non ha rivali, perché è un interprete straordinario della politica post-materialista, basata sulle passioni e le tendenze più che sugli interessi. La sua propensione a innamorarsi di missioni antropologicamente impegnative e il suo essersi defilato in Campidoglio (un “gran rifiuto”?) gli avranno attirato le ermetiche ironie di Francesco De Gregori (“Chiudi la porta e vai in Africa, Celestino”), ma la sua popolarità capitolina sembra in grado di trasmettersi anche a tutto un paese che sente ancora il bisogno di mobilitazioni psicologiche e di utopie.
Mentre per il torinese Fassino la politica è ancora un riflesso quasi automaticamente “fordista”, un ritrovarsi nelle fabbriche e fra compagni, e il suo cattolicesimo (“la fede dei padri mai perduta”) contiene un’ombrosità giansenista, per Veltroni la politica è un illuminarsi di notti bianche, in una Roma illuminata dai fari dei concerti, e il credo personale è l’adesione per sentimento a figure interpretate in chiave progressista, da Martin Luther king a don Milani.
25/05/2005
Stiamo passando qualche minuto di relax guardando “la carovana del Giro d’Italia” passare sotto le nostre finestre. Trovo affascinante il fatto che il numero di automobili, pullmini e mezzi vari a quattro ruote che precede e segue i ciclisti sia largamente superiore a quello delle biciclette in gara.
E’ da un po’ che sto cercando di disintossicarmi; non guardo partite di calcio in televisione, nonostante tenga una squadra che qualche soddisfazione ai suoi tifosi riesca a darla abbastanza frequentemente. Sarà stupido, ma guardare il calcio mi mette ansia. Così, questa sera mi guarderò una puntata di Homicide; tanto, il risultato mi verrà comunicato dalle grida del pensionato cardiopatico che abita al piano di sopra.
23/05/2005
Durante il week-end, un po’ sul serio e un po’ per celia, si è fatto spesso riferimento all’efficientismo milanese.
La cosa mi è tornata alla mente essendo stato oggi coprotagonista di una conversazione che verteva sui massimi sistemi, e della quale riporto uno stralcio (il resto è coperto dal segreto istruttorio):
Blogger A (toscano): I più attivi i milanesi e poi, nel weekend, è tutto un fuggi fuggi.
Blogger B (milanese; cioè, ecco, insomma): Esportiamo l’efficientismo milanese come le scimmie esportano Ebola.
18/05/2005
Questa mattina (o era notte? Voi, come definite le 5.20 AM?) il Professor Alessandro Cecchi Paone teneva, per i corsi “Nettuno”, una lezione su Tecnica del documentario turistico. Era decisamente più credibile Robin Williams nei panni di un alieno che arriva sulla terra in un’astronave a forma di uovo (Italia1, qualche minuto dopo).
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