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    14/05/2004

    Prof, lei è rimandato

    Filed under: — JE6 @ 09:17

    Lei dice che gli studenti universitari daranno un voto ai professori. Come accadrà?
    “(…) sulla base d’un formulario elaborato con il Comitato Nazionale di Valutazione Universitaria, registreremo la soddisfazione degli studenti rispetto all’impegno e alla presenza dei docenti nella didattica, negli esami, nell’attività di orientamento”.
    In alcune università già si fa.
    “Sì, ma questa valutazione non rimarrà senza effetti, come invece è accaduto finora: nel senso che ne terremo conto nell’erogazione dei finanziamenti. Oggi i soldi agli atenei vengono dati solo in base al numero degli iscritti. Ora il sistema cambierà: il numero degli studenti sarà solo uno degli indici, gli altri saranno la valutazione sulla ricerca, cosa che non era mai stata fatta e i cosiddetti indicatori qualitativi, ossia il tasso degli abbandoni, la durata degli studi, la capacità della facoltà di dare sbocchi professionali: in questa fascia inseriamo anche le pagelle degli studenti ai docenti. (…)”.

    Francamente, io credo che un sistema nel quale il controllore viene giudicato dal controllato sia destinato ineluttabilmente al fallimento.
    Letizia Brichetto Moratti, su Repubblica.it

    7 Responses to “Prof, lei è rimandato”

    1. lester Says:

      Però non c’è nessuna azienda che non misuri la customer satisfaction. E lo so che l’università non è un azienda, ma io all’università mi sentivo capacissimo di giudicare quanto un professore fosse presente e disponibile per la didattica. Poi, come tutti i dati, può essere usato bene o male.

    2. Squonk Says:

      Appunto. Io e te non c’eravamo, ma i tempi del “sei politico” non sono così lontani. Nel progetto della Moratti, le singole facoltà potranno definire gli stipendi dei professori. Non escludo, anzi ritengo probabile, che questi cresceranno in proporzione con il numero degli studenti iscritti e successivamente laureati. Il numero degli iscritti potrebbe legarsi alla “docilità” dei docenti, e la struttura universitaria potrebbe allentare le maglie per accrescere il numero degli studenti capaci di terminare gli studi in tempi non biblici. In tutto questo, un meccanismo di valutazione dei docenti fondato sull’approvazione da parte degli studenti mi pare proprio il tassello mancante per creare il puzzle di un’università ancora più in vacca di quella che già ci ritroviamo.
      Non scordare che non sono molti i ragazzi capaci di preferire un 18 dato da un bravo professore ad un 26 dato da una schiappa…

    3. Auro Says:

      mi sono laureata con una tesi basata su un progetto europeo sull’autovalutazione delle università in Europa. molti dei piani e delle procedure valutative riguardavano proprio la valutazione dei docenti e della didattica da parte degli studenti. era il 1999, ma il progetto era cominciato nel 1997. inutile dire che l’apporto dell’Italia nell’output era minimo, anzi minimale. credo cha la cosa di per sè sia fattibile, ma che se lo si vuole veramente trasformare in uno strumento efficace, sia anche una bomba che nessuno vorrebbe e saprebbe gestire.

    4. simona Says:

      Sergio, in realtà questa è una delle poche cose positive della riforma Moratti. In alcune sedi già si fa: i questionari sono ovviamente anonimi e gli studenti esprimono giudizi di vario tipo, dalla chiarezza dell’esposizione all’efficacia del materiale didattico proprosto. Poi sta all’Università fare dei dati raccolti l’uso che crede. E’ ovvio che nelle Università private (es. quelle americane,ma anche inglesi, ma anche da noi) dove l’Ateneo può assumere e licenziare i docenti il giudizio espresso dagli studenti conta, e anche molto. Nella mia esperienza gli studenti che pagano rette salate vogliono imparare da persone brave e preparate e soprattutto presenti (ovvero i baroni che fanno fare corsi interi agli assistenti saranno penalizzati, si spera). Per l’Università è poi un ulteriore modo per valutare i docenti, magari non è il modo migliore, ma intanto è un modo.

    5. ecate Says:

      Sir, per come sono impostati gli attuali questionari di valutazione devo dar ragione a Simona: è utile (per l’anno successivo, of certo)sapere se buona parte degli studenti si attendono maggiore chiarezza nelle spiegazioni e indicazioni più precise sulle modalità d’esame. E’ (ripeto, per come sinora inteso e gestito) un modo anche per i docenti (quelli interessati, s’intende) per correggere il tiro. Ed è un modo introdotto dalla riforma Berlinguer (che ovviamente Donna Letizia vorrebbe distorcere a modo loro – onde i frequenti scioperi anche nel settore dell’Università).

    6. Squonk Says:

      Chi sia il genitore della proposta mi interessa poco, a dire il vero.
      Per come la vedo io, un conto è il questionario di valutazione dato dal singolo professore agli studenti del suo corso, e altro è lo stesso questionario utilizzato dall’università come elemento di valutazione del docente in questione.
      Io temo che quei questionari possano diventare delle armi improprie, specie se utilizzate da persone in generale poco preparate (gli studenti: e sono stato studente anch’io) o guidate da scopi che con l’educazione dei ragazzi hanno poco a che fare.

    7. ecate Says:

      Il rischio c’è senz’altro – e la c.d. ‘corporazione’ è indubbiamente meno equipaggiata di un tempo per far fronte alle distorsioni e strumentalizzazioni politiche di certe scelte. La licealizzazione è comunque un processo già in atto da tempo ed al quale non è facile ribellarsi (se non facendo alcune concessioni a quella che sinora – almeno al momento – è una mera formalità: ché non mi risulta che gli atenei pubblici prendano decisioni di sorta in base ai dati raccolti dai questionari di valutazione).

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