Da un po’ di tempo, il vostro eroe sta incrociando la penna con Massimo Mantellini, sulla spinosa questione della legge sulla privacy. Questa è tornata alla ribalta due giorni fa, grazie al nuovo provvedimento che il Luddista Maximo (non Mantellini: si chiama Stefano Rodotà) ha emanato in merito ai nuovi elenchi telefonici.
Qui e qui trovate cosa ne pensa Massimo.
Qui sotto, invece, posto il commento che ho lasciato chez Manteblog: a imperitura memoria, ed allo scopo di affossare il numero di accessi di questo blog.
Massimo, il punto che ti sfugge è che una regola, per avere senso e valore, deve essere applicabile, anche nella sua sanzione.
Tra l’applicazione corretta dell’opt-out system e l’applicazione corretta dell’opt-in system l’unica differenza consiste nel consentire o meno alle aziende di fare una prima comunicazione informativa, che ti (ci) mette a conoscenza della loro esistenza, della loro proposta.
L’intero approccio della legge italiana è stupido per questo motivo: a seguirlo, ci si impedisce a priori di conoscere e valutare. Non tutti hanno le capacità ed il tempo di mettersi a cercare ciò che gli interessa, navigando la rete piuttosto che le Pagine Gialle.
E poi: sinceramente, il fatto che una persona intelligente continui a prendere lo spam come esempio della bontà dell’approccio opt-in è sconfortante. Prima di tutto, perchè gli spammer delle leggi se ne fottono allegramente: per loro, opt-in e opt-out pari sono; cioè, non esistono. In secondo luogo, lo spam è un fenomeno che riguarda l’ambito della comunicazione elettronica, non quello della comunicazione cartacea, alla quale, però, si vuole comunque applicare lo stesso tipo di normativa. Le nostre cassette della posta non sono certamente intasate, Massimo: il numero di comunicazioni commerciali pro capite che un italiano medio riceve via posta è quattro volte inferiore a quello della Germania e sei volte inferiore a quello di Olanda e USA.
Vuoi qualche altro esempio? All’estero esistono interessanti forme di collaborazione tra istituzioni ed aziende per combattere lo spam: la Direct Marketing Association americana finanzia l’operato dell’FBI per rintracciare i big spammer, proprio perchè è chiaro a tutti che non si può mettere sullo stesso piano un’azienda onesta ed un delinquente. Oppure: in Gran Bretagna esiste un efficientissimo servizio, gestito da tutte le aziende che operano nel settore del marketing diretto, che consiste nella creazione di una lista nazionale delle richieste di cancellazione, utilizzabile da tutte queste aziende per evitare di inviare posta (e fax, e telefonate, e e-mail) a chi ha espressamente dichiarato di non volerle ricevere. Meno messaggi, maggiori ritorni, minori rotture di scatole. Basta il buon senso, ed un po’ di conoscenza. Ma noi, figurati: siamo italiani.
PS – Mettere sullo stesso piano gli spot televisivi e il direct mailing, perdonami, è segno di non conoscenza della materia. E non parlo di teoria della pubblicità, credimi.