Citrosodina
Sarebbe ora di sfatare la leggenda secondo la quale le trattorie sulle provinciali che collegano i più sperduti villaggi di questo paese sono luoghi nei quali si può godere di una cucina non raffinata, ma gustosa e sana – ed economica, che male non fa.
Non sarò fortunato, e di sicuro non ho una rete di conoscenze tale da mettermi al riparo da questi brutti incontri, ma ormai ho una certa esperienza – rafforzata oggi in quel della Statale 232, provincia di Biella (esiste, santodio, esiste davvero: la provincia di Biella, dico) – di paste dozzinali fin troppo al dente, burro e salvia perchè l’unica altra alternativa è il brodo, e secondi che ti invitano a saltare direttamente al dolce, per poi trovarsi di fronte ad una sola possibilità: il tartufo bianco affogato al caffè.
Oggi, l’unica consolazione è stata trovarsi al banco per bere il caffè insieme ad una decina di arzille settantenni, partecipanti alla più classica delle gite a diciannoveenovanta, dirette verso un qualsiasi santuario, in un pullman sovraccarico di pentole che cercavano nuove padrone.