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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    06/07/2004

    GM****

    Filed under: — JE6 @ 10:04

    Dunque, se provo a usare GMail con Mozilla, questo dice che devo fare una connessione telefonica come se fossi a casa, nonostante i settaggi del proxy siano corretti – nonchè funzionanti per ogni altro sito.
    Se provo a usare GMail con IE, questo mi dice che i controlli ActiveX devono essere abilitati; peccato che già lo siano.
    Insomma, ho un giga da riempire e non posso farlo. Son cose, direbbe qualcuno di mia conoscenza.

    Un motivo, uno solo

    Filed under: — JE6 @ 09:46

    In questi grami tempi di non infrequenti delusioni letterarie (in particolare, quella descritta e discussa qui e qui), è un piacere riprendere, almeno temporaneamente, fiducia nelle magnifiche sorti e progressive della letteratura.
    Senza essere un capolavoro (termine fin troppo abusato, dal sottoscritto in primis), Se il fiume fosse whisky di T.C. Boyle è una bella raccolta di bei racconti brevi. Niente di più, niente di meno.
    Belle storie, che stanno in piedi, che ti tengono per le dieci-dodici pagine lungo le quali si sviluppano; bei personaggi dotati di anima, vicende e parole proprie; bella scrittura, con le frasi lunghe il giusto, i sostantivi e (soprattutto!) gli aggettivi usati secondo senso del ritmo e logica dell’espressione.
    A ben pensarci, poi, sono esattamente gli ingredienti di qualunque “buona scrittura”, quelli che io cerco in un quotidiano, in un tomo universitario, in un blog. Le cose, spesso, sono molto più semplici di come amiamo descriverle.

    04/07/2004

    Varie ed eventuali

    Filed under: — JE6 @ 22:05

    Facciamoci una vasca
    Cosa c’è di più noioso che mettersi a fare avanti e indietro in una piscina? Scriverne?

    Corte d’appello
    Saranno le recenti discussioni letterarie, ma il mio cuore di lettore si è intenerito, ed ha deciso di concedere un’altra possibilità a Don DeLillo. Ho comprato Great Jones Street. Seguendo il principio della diversificazione dei rischi, ho investito nove euro anche in John Fante. Chissà, forse avrei fatto meglio ad affidarmi ad una raccolta di Paperinik.

    Disabilita i commenti
    “Si tratta di un tipo di caduta incolume” (Loris Reggiani, Italia1)
    “Poggiali sorpassa di carisma” (Guido Meda, Italia1)
    “(Figo e Deco) non riescono ad inserirsi nelle loro caratteristiche” (Mauro Sandreani, RaiUno)

    02/07/2004

    Peccati

    Filed under: — JE6 @ 09:19

    Devo aver commesso qualcosa di innominabile, in una delle mie vite precedenti, se questa sera, invece di essere al concerto di Yes+PFM, mi troverò con le gambe sotto al tavolo della cena aziendale.
    VogheraRockFestival

    Rimproveri

    Filed under: — JE6 @ 09:17

    Mia figlia (treanniemezzo), ieri sera, alle 20.45: “Ecco, i maschi vogliono vedere sempre le partite, e non fanno vedere i cartoni alle bambine!”.

    01/07/2004

    Solone al Salone

    Filed under: — JE6 @ 08:57

    Arrivo in ritardo, ma questo commento di Don Gonio ad un post di Petunias’, indirizzato a Kiara, mi ha rallegrato l’inizio della giornata (e Kiara non c’entra nulla, sia chiaro – oddio)

    [come fosse un’arietta di Da Ponte]
    è il salone
    un’ossessione
    che non trova conclusione
    (….ed induce confusione)
    solo nel sen(n)o palpitante
    di fanciulla petulante

    Al mercato

    Filed under: — JE6 @ 08:56

    A commento di questo post, riceviamo da Una domanda, anzi due e volentieri pubblichiamo:
    Ma non sarebbe più corretto leggere tutto il libro prima di tirare in ballo TUTTI gli autori dell’antologia tirando le somme sulla sciatteria generale della letteratura italiana, mondiale, Leonardo, Giotto, Dio, l’Universo e tutto il resto? E poi, che male c’è a scrivere pagati? Lo scrivere è o non è un lavoro? E allora, quale moralismo ti spinge a considerare con sospetto questi racconti solo perché SAI che sono stati pagati? Tutti i racconti sono pagati, poco o tanto. E se non lo sono, DOVREBBERO esserlo. (Che cosa ti hanno fatto gli scrittori perché debbano condurre una vita non pagata, sottopagata, povera e grama? Forse questo: loro sono stati pubblicati e tu no, è un’ipotesi probabile. Quasi tutto il rancore della rete verso gli scrittori parte da questa premessa disonesta; disonesta in quanto non dichiarata). Tutti i racconti americani, inglesi e gran parte degli europei che leggiamo sono stati pagati. Possono essere sciatti o no. Ci sono molte schifezze anche fra i racconti angloamericani (cito loro perché è il mercato letterario più pagato del mondo). Ma tu sei più mercificato della mercificazione che denunci: SICCOME sono pagati, scrivi, dovrebbero essere scritti bene!
    E, altrettanto volentieri, rispondiamo:
    Caro/a Una domanda, grazie del commento. Senza ironia.
    Cerco di spiegarmi meglio, perchè credo che tu abbia capito poco del mio post: e questo, naturalmente, è colpa mia, non tua.
    Leggere tutto, prima di giudicare: hai ragione. Peraltro, trattandosi di una raccolta di autori diversi, ognuno di questi si è giocato le sue carte nelle dieci pagine a sua disposizione, e quindi il giudizio può essere compiutamente dato almeno per quelli che, fino a quel momento, il lettore ha avuto modo di leggere. Comunque, l’obiezione di metodo è abbastanza fondata (non del tutto: con quale metro, ad esempio, si giudica un serial? Si aspetta la fine della quattordicesima puntata, oppure si può esprimere un parere dopo aver visto la seconda?); per quello che ti può interessare, ti dico che, di sette racconti, se ne salva uno, il che conferma il giudizio iniziale.
    Andiamo oltre. Tu scrivi che sono guidato da un moralismo che mi fa considerare con sospetto questi racconti, perchè so che sono stati pagati. Ascolta, ho quasi trentott’anni, faccio marketing da dieci, ho un livello di intelligenza e cultura medio – ergo, quel tanto che basta per sapere che buona parte di ciò che si legge/guarda/ascolta è realizzato su commissione. La cosa non mi fa nè caldo nè freddo: leggo/guardo/ascolto e poi dico “mi piace/non mi piace”. Tutto lì.
    Il punto che, mi pare, ti è sfuggito è un altro. Quel libro si presenta come un’operazione pubblicitaria; gli scrittori si prestano, dietro compenso, a fare i testimonial di quell’operazione; in cambio, ricevono a) soldi e b) la possibilità di esprimersi con una certa libertà (almeno, questa è la mia impressione: non ho letto marchette palesi). Bene. Io, da lettore, ho l’impressione che questi scrittori abbiano preso i soldi – loro diritto, e mi auguro che siano stati ben retribuiti, come dovrebbe essere per ogni lavoratore – ed abbiano dedicato a quel lavoro una mezz’oretta del loro tempo, mica tanto di più. Sono racconti brutti, sciatti, tirati via in fretta: sapendo cosa c’è dietro, viene da pensare ad un approccio “prendi i soldi e scappa”.
    Niente di più, caro/a Una domanda: qui non c’entra nulla la realizzazione su commissione, c’entra la qualità di ciò che è stato stampato e pubblicato. Che, per me, è bassa assai. Se leggi con un filo di attenzione in più il post (e so che puoi farlo), non trovi giudizi morali, bensì “estetici”; e infatti, scrivo “c’è modo e modo di guadagnarsi i soldi”, mica ho scritto che avrebbero dovuto lavorare gratis.
    A presto.