Give peace a chance
David Weinberger, citato da [mini]marketing: Il marketing a un certo punto diventa guerra: marketing campaign, targeted marketing, saturation marketing, stategic marketing, marketing penetration. E’ una spiacevole situazione.
Sarà che sono un tipo abbastanza pacifico, ma non ho mai pensato al mio lavoro in questi termini, e ho avuto la fortuna di lavorare in aziende nelle quali le metafore guerresche o i proclami bellicosi non erano banditi: semplicemente, non facevano parte della cultura dell’azienda stessa.
L’idea del marketing come guerra mi pare una sciocchezza colossale, per un motivo piuttosto semplice: la competizione tra aziende non è un incontro di basket o una partita di tennis, o vince uno o vince l’altro, tertium non datur. Possono avere successo tutti, o comunque molti, e possono averlo in contemporanea; non necessariamente il buon risultato di A può essere ottenuto soltanto al prezzo del cattivo risultato di B, non necessariamente il concorrente è un nemico, non necessariamente ci dobbiamo considerare pedine di una specie di ridicolo Risiko.
Mi piacerebbe che questa idea fosse un po’ più diffusa; ma, non so come, ho l’impressione che faccia comodo (soprattutto a quelli che non fanno questo mestiere) evitare che questo accada.
[mini]marketing
November 9th, 2007 at 15:32
credo che Weinberger intendesse War Marketing nei confronti del consumatore: visto come una preda da cacciare (target) da studiare nei comportamenti (behavioural), campaign (come campagna di caccia)…
PS: basta link dai, lo sai che voglio scendere (smettere) 🙂
November 9th, 2007 at 16:26
Come sappiamo, l’idea di marketing è guerra è assolutamente obsoleta rifacendosi ai primi trattati di strategia militare applicata alla strategia aziendale/di marketing e risale [in Italia] ad almeno 20 anni fa. Nell’ultimo decennio questi concetti sono stati modernizzati con il passaggio al guerrilla marketing che concettualmente potrebbe rappresentarne l’evoluzione. Il buon risultato di A ai danni di B – per riprendere le tue parole – è da ricercarsi in mercati maturi in cui è possibile crescere solo “rubando quota” al concorrente.
Ciao.
Pier Luca Santoro
November 10th, 2007 at 12:51
[mini], non sono così sicuro dell’interpretazione di Weiberger: se anche fosse quella, la considero una sciocchezza, e spesso infondata.
Pier Luca: hmm; quello dell’automobile è un settore maturo, eppure basta guardare i numeri per capire che Fiat può ottenere ottimi risultati senza che questi coincidano – necessariamente – con i cattivi risultati di un suo concorrente anche diretto.
November 11th, 2007 at 15:31
Infatti, questo avviene in un mercato che [artificialmente grazie alle “rottamazioni”] quest’anno cresce. Il mio riferimento era a mercati stabili non in crita.
Un abbraccio.
Pier Luca Santoro
November 11th, 2007 at 15:32
crita = crescita. Sorry.
PLuca