Un motivo, uno solo
In questi grami tempi di non infrequenti delusioni letterarie (in particolare, quella descritta e discussa qui e qui), è un piacere riprendere, almeno temporaneamente, fiducia nelle magnifiche sorti e progressive della letteratura.
Senza essere un capolavoro (termine fin troppo abusato, dal sottoscritto in primis), Se il fiume fosse whisky di T.C. Boyle è una bella raccolta di bei racconti brevi. Niente di più, niente di meno.
Belle storie, che stanno in piedi, che ti tengono per le dieci-dodici pagine lungo le quali si sviluppano; bei personaggi dotati di anima, vicende e parole proprie; bella scrittura, con le frasi lunghe il giusto, i sostantivi e (soprattutto!) gli aggettivi usati secondo senso del ritmo e logica dell’espressione.
A ben pensarci, poi, sono esattamente gli ingredienti di qualunque “buona scrittura”, quelli che io cerco in un quotidiano, in un tomo universitario, in un blog. Le cose, spesso, sono molto più semplici di come amiamo descriverle.
July 6th, 2004 at 09:51
Il primo racconto di quella raccolta – il cuoco spaventato dal critico gastronomico – mi ha letteralmente fulminato. Di suo ho letto anche Amico della Terra e America, sul romanzo si rivela più impegnato e meno accattivamente, però decisamente tutto da leggere.
July 6th, 2004 at 12:09
per finire ‘la mosca umana’ ho perso la fermata giusta della metro. e comunque, se sui blog si usassero le sign, la mia di questo periodo non potrebbe che essere ‘il modo in cui era sceso dalla macchina ricordava quello di un dignitario in missione dal pianeta rockabilly.’
July 6th, 2004 at 12:54
TC Boyle è in grado di sostenere anche ben altre lunghezze, ti assicuro, ed uno dei miei contemporanei preferiti. America è consigliatissimo (scontato in libreria).
Ora sto leggendo Drop City (non ancora uscito in italia) e è un po’ presto per dirlo ma mi permetto di ipotizzare che sia decisamente rothiano. Anche come qualità di scrittura, e scusate se è poco.