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29/11/2007
Non so voi, ma io non sentivo tutto questo bisogno di portarmi la Big Conversation in metropolitana.
ATM Milano, via La Stampa
25/11/2007
Quando danno degli ombelicisti autoreferenziali a noi blogger di periferia mi vien davvero da ridere, chè in confronto a politici, imprenditori, intellettuali più o meno de sinistra e giornalisti noi siamo modelli di apertura verso il mondo – leggete un po’, se non l’avete già fatto, il trittico Francesco Merlo – Filippo Facci – Mario Cervi a seguito della pubblicazione delle intercettazioni sulle liaisons dangereuses tra Rai e Mediaset (Cervi poi è fantastico, a fatti del 2005 risponde con ricordi dei primi anni Settanta e l’eskimo in redazione e lo strapotere della sinistra eccetera eccetera eccetera, e io che credevo che di piccoli soldati giapponesi in guerra non ne esistessero più).
Macchianera
23/11/2007
Non senza buoni motivi, aumentano a vista d’occhio i divieti di assistere a questa o quella partita di calcio. Visto che quella dei biglietti è una voce che conta sempre meno tra i ricavi delle società calcistiche, non varrebbe la pena di chiudere definitivamente e a tutti i cancelli di San Siro, del San Paolo e in generale degli stadi italiani, e far diventare ufficialmente il calcio quello che già è – uno sport televisivo, punto e basta?
22/11/2007
Nella veloce scorsa che ho potuto dare a Repubblica, ieri, mi sono balzate all’occhio due notizie che reputo notevoli e che invece non mi pare abbiano avuto grande spazio – a partire dallo stesso giornale sopracitato.
La prima è che a Baghdad si sta un po’ meglio, o un po’ meno peggio; non entro nei dettagli, l’articolo prende una pagina ed è la riduzione di un articolo più lungo del New York Times, ma il succo è quello: meno morti, un pochino più di normalità.
La seconda è che due gruppi di ricercatori hanno trovato il modo per creare cellule staminali come quelle embrionali (pluripotenti, mi pare che si chiamino), senza però dover usare gli embrioni.
Ora, sono entrambe buone notizie, credo che su questo ci possiamo trovare d’accordo. Rispetto alle quali però in molti storcono comunque il naso, perchè nell’irrefrenabile desiderio di contestualizzare e catalogare (politicamente, socialmente, economicamente) tutto e tutti queste notizie sembrano dare ragione agli “altri”: a Bush, ai neocon, a Giuliano Ferrara, al cardinal Ruini – ci siamo capiti.
Ci casco anch’io. Quando ho letto che i morti giornalieri di Baghdad sono passati da 35 a 5, il primo pensiero che ho avuto è stato “beh, cazzo, hai detto poco: cinque morti al giorno”. Mi sono un po’ vergognato di me stesso. Il fatto è che il miglioramento della situazione nella capitale irachena e la scoperta dei ricercatori sono buone notizie in sè che non necessariamente danno ragione a idee, politiche e visioni del mondo che ritengo sbagliate. Sono altro, e dovrei diventare capace di rendermene conto – sempre – e perciò di godermele per quello che sono: buone notizie, appunto.
14/11/2007
La tecnologia cambia la vita, ma non cambia le persone.
13/11/2007
Non sono mai stato un tifoso particolarmente sfegatato, e in anni recenti il mio interesse per il calcio è venuto ulteriormente scemando. Sarà per quello che la paventata fuga all’estero di quei pochi campioni che ancora giocano nel nostro campionato non mi terrorizza granchè: ho un divano molto comodo, e se proprio ne ho voglia posso anche spendere una manciata di euro al mese per vedermi la Liga spagnola o la Premier inglese.
Gazzetta.it
12/11/2007
Immaginiamo per un momento che il povero Gabriele Sandri, dee-jay e tifoso della Lazio, si fosse messo in macchina – domenica mattina – non per andare San Siro ad assistere a Inter-Lazio, ma per andare al Forum di Assago, o al Rolling Stone di Milano, a vedere un concerto, poniamo dei Linkin Park. E immaginiamo che a un autogrill vicino ad Arezzo i fans dei Linkin avessero incrociato un’auto di fans, poniamo, dei 30 Second to Mars, un gruppo rock rivale dei Linkin (premiato, a scapito dei Linkin, agli ultimi Mtv Awards). Immaginiamo che tra i due gruppi fosse scoppiata una scaramuccia, poi degenerata in rissa; e immaginiamo che l’agente di una volante, assistendo da lontano alla colluttazione, fosse impazzito, avesse estratto la pistola, sparato due colpi e colpito a morte – com’è davvero, incredibilmente successo – il povero Gabriele Sandri. A quel punto, attorno a mezzogiorno, la notizia dell’accaduto incomincia a diffondersi; e tutti i giovani e gli appassionati di musica che si sono messi in strada per andare ai concerti in programma quel pomeriggio, e poi la sera, vengono a conoscenza dell’accaduto. Immaginiamo tutto questo e chiediamoci: con la musica al posto del calcio e il concerto al posto della partita, cosa sarebbe successo? Avremmo assistito alle scene da guerra che sono scorse davanti ai nostri occhi nella disgraziata e tragica domenica 11 novembre oppure no?
Paolo Ziliani
Io non credo che la scienza debba essere seriosa, ma penso che non si dovrebbe far sbertucciare, perchè la credibilità conta, e non poco. Così, io me li vedo questi ricercatori della University of Pittsburgh and California destreggiarsi tra Omega 3 e Omega 6, e farsi quattro risate al bar del campus mentre categorizzano le donne come “clessidre” o “pere” – e mi chiedo “ma lavorare, no?”.
Repubblica.it
06/11/2007
Massimo Gramellini, oggi su La Stampa:
Non riesco a togliermi dalla testa il tassista di Lecce intervistato nei giorni scorsi dal Tg3 a proposito della presenza in quella splendida città barocca della non meno splendida e barocca Monica Bellucci. «Si tratta di una delle migliori attrici italiane, però dovrebbe imparare a recitare», esordiva spigliato e senza la minima ambizione ironica il campione della Gente Comune. Poi, evidentemente ancora non sazio, rincarava la dose: «La Bellucci è tutta contorno e niente fumo».
A questo punto vorrei capire dove e quando abbiamo sbagliato. Come sia possibile che un giovane uomo, cresciuto in una nazione che gli ha garantito almeno otto anni di istruzione finanziati dalla collettività, possa mettere il contorno al posto del fumo e il fumo al posto dell’arrosto, non riesca a cogliere l’incongruenza logica fra l’essere una delle migliori attrici (falso) e il non saper recitare (vero), ma soprattutto sia capace di inanellare tali sfondoni dinanzi a una telecamera senza trasudare imbarazzo, neanche una gocciolina. Di quale delle duecento riforme scolastiche susseguitesi nell’ultimo mezzo secolo sarà figlio cotanto cervello? E per quale motivo i nonni del tassista di Lecce, che a differenza del nipote si fermarono probabilmente alla terza elementare, non avrebbero mai pronunciato una castroneria simile? Alla prima domanda, l’unica risposta credibile è: tutte. Alla seconda, che magari i nonni erano quasi ignoranti come lui, ma non se ne vantavano ancora. Avevano troppo rispetto e timore delle parole per pattinarvi sopra con sciagurata disinvoltura.
La Stampa (grazie alla signorina Molecole)
Ogni volta che passo dalle quelle parti rimango affascinato dalla fantasia, varietà e lunghezza delle descrizioni professionali di questi biglietti da visita elettronici che sono i profili di LinkedIn: “Intellectual property, Information Technology and Services Consultant and Contractor“, “Blogger, Programmer Freelance, ICT Consultant, Security Evangelist“, “Inventor, Journalist, Blogger, Marketing guru, Serial Entrepreneur, Innovator, Futurist, Mac Evangelist, Gourmet Chef” – e mi fermo a immaginare le carte di identità del futuro, altezza 174 centimetri, occhi marroni, stato civile coniugato, professione Provisioning and Deployment Engineer and Customer Service Supervisor (o Marketing, Communications and International Business Development, o Emerging Telecom Markets Guru, Business Visionary, Strategic Pathfinder, International Business Extraordinaire).
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