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28/04/2005
Adesso, non state a chiedere il perchè e il percome sono arrivato su quella pagina, chè si tratta di una informazione ininfluente.
Venga messo agli atti che il titolare, qui, è profondamente affascinato dal fatto che una inviata de “La vita in diretta” “appena può scappa in Lapponia svedese per partecipare ai rally su ghiaccio, ama i Beatles e il papa Giovanni Paolo II”. Che donna.
“… le profezie finiscono per avverarsi. Non si raggiungono buoni risultati con il pessimismo“.
Fino a qualche tempo fa, credevo che fosse Antonio Cornacchione a fare una specie di imitazione di Silvio Berlusconi. Mi sbagliavo, è esattamente il contrario.
15/04/2005
Leggo, nei commenti a questo post di Shangri-La che parla del modo in cui alcuni (quorum ego, direi) hanno commentato le emozioni seguite alla morte del Papa, queste due frasi: che senso ha parlare in questi termini di un’esperienza che va vissuta per essere compresa? (Boscimane) – si parli dopo aver esperito, da vicino o da distante (Shangri).
Quasi in contemporanea, nei commenti ad un post dove il titolare, qui, mostrava segni di alterazione nei confronti delle curve ultrà degli stadi nostrani, Dado prima scrive per capire almeno un po’ ci vuole partecipazione, e poi ribadisce no il calcio non è di tutti, troppo comodo… il calcio è di chi lo vive, chi lo sente e chi ne prende parte attivamente.
Non so. A pelle, anch’io direi che è bene conoscere prima di esprimere un’opinione, a maggior ragione in un’epoca nella quale tutti parliamo di tutto, sempre e comunque. Ma mi pare che qui si voglia fare (e far fare) un altro passo: si sa solo ciò che si è vissuto. Si conosce solo ciò che si è toccato con mano. Ripeto, non so. Ma questo mi pare, come dire, un po’ troppo.
08/04/2005
Io non ho nulla contro le manifestazioni di piazza, e nemmeno contro certe forme pacifiche di venerazione di una persona.
Credo però che la venerazione debba fondarsi, almeno, sulla conoscenza del suo oggetto. Mi chiedo quanti, tra i tre (quattro? cinque?) milioni di pellegrini-turisti che si sono riversati su Roma facendo decine di ore di coda per entrare in San Pietro e rendere omaggio alla salma del Papa defunto, conoscono veramente Giovanni Paolo II.
Non parlo dell’uomo, chè quello, come ben sappiamo, è inconoscibile: e, tutto sommato, dato il ruolo, si tratta anche di una conoscenza non particolarmente importante.
No, parlo della conoscenza del Papa inteso come figura pubblica, delle sue parole, delle sue idee. Mi chiedo quanti, fra quelli che hanno affrontato lo stesso tipo di viaggio e fatica che fanno due milioni di pellegrini mussulmani ogni anno andando alla Mecca (guardando i quali, molti di noi scuotono la testa con un misto di stupore e di commiserazione), hanno mai letto un’enciclica papale, quanti hanno mai ascoltato un discorso del Papa dalla prima all’ultima parola (non i quindici secondi passati dal telegiornale), quanti sanno dire come il Papa la pensava su questioni come aborto, sacerdozio femminile, rapporti tra i sessi, quanti possono prendere una lavagnetta e scrivere in modo consapevole le cose buone e quelle meno buone fatte-dette-scritte da Giovanni Paolo II.
Credo che siano pochi, sul serio. Io per primo, intendiamoci. Ma, se non altro, a Roma non ci sono andato, non chiedo ad alta voce l’immediata santificazione di Karol Woytila (in effetti, lo ha già fatto Bruno Vespa, mi si dice), sono – benchè cattolico – solo normalmente dispiaciuto per la morte di una persona della quale riconosco l’importanza storica ma della quale non so abbastanza per usare la straordinaria serie di superlativi che si sono abbattuti su lettori e telespettatori come un’invasione di locuste.
Ho letto gli stralci del testamento di Giovanni Paolo II che sono stati pubblicati dai giornali; fatta la tara all’eloquio tipico dei religiosi (a meno che non si chiamino – chessò – Don Andrea Gallo), mi sono fatto l’idea che lui, se sta guardando – come credo – ciò che sta succedendo a Roma e in parecchi altri posti del mondo, sta scuotendo la testa. Un po’ come facciamo noi, suoi (presunti) fedeli quando guardiamo i pellegrini che soffocano sotto cinquanta gradi davanti alla pietra nera della Mecca.
Sullo stesso argomento, bel pezzo di Lester; che guarda le cose da un altro punto di vista, un po’ diverso dal mio. E, sinceramente, non ha tutti i torti. Chissà, la verità (se ne esiste una, in questo caso) sta forse nel mezzo.
07/04/2005
Io ho visto, con i miei occhi, maggiorenti della blogosfera – nonchè del sistema economico nazionale – dimenticare il cellulare a casa e affrontare la giornata di lavoro con la serenità di un neonato.
Oggi ho compiuto la stessa nefanda azione, e sono in uno stato di agitazione che mi rende un diapason umano.
29/03/2005
Magari non sono capace di capire uno scherzo, ma leggere su questo blog un paio di commenti firmati da Gesu e Melchizedek e che, per carica di off-topic, potrebbero essere stati scritti da qualcuno tra coloro che stazionano davanti alla casa di riposo dove Terri Schiavo sta passando gli ultimi giorni della sua vita, beh, è una cosa che mi dà un po’ di inquietudine.
21/03/2005
Mancavo dallo Stadio (e da uno stadio tout court) da otto anni, forse nove, e ci mancavo in compagnia di mio padre da circa venticinque. Insomma, avevo ricordi abbastanza sbiaditi. Oggi, sono un po’ più freschi e nitidi, per quel che valgono.
La legge Basaglia
L’abitante della curva, ambiente mitologico che consiste in una frazione più o meno ampia dello stadio e che raccoglie coloro che si presume siano i sostenitori più fedeli ed appassionati della squadra di casa, è, mediamente parlando, un babbeo. Il cosiddetto “capo” lo è con la lettera maiuscola. Non saprei come altro definire un signore che va allo stadio, sostenendo spese di ogni genere, e sostanzialmente non guarda la partita, in quanto impegnato a tenere in mano un megafono, dettare lo slogan del momento, aizzare i pestatori di tamburi, stendere e poi ripiegare gli striscioni. Il tutto, con le spalle rivolte al campo.
Lo zoo (1)
L’abitante della curva riceve un volantino che invita a combattere il razzismo negli stadi.
La partita viene preceduta dalla lettura di un appello e dalla proiezione di un filmato sullo stesso argomento. Si noti che una delle star del filmato è anche il giocatore più rappresentativo della squadra di casa, il quale è un bel ragazzone di colore.
La squadra ospite mette in campo a sua volta un giocatore dalla pelle scura. Il quale, ogni volta che toccherà il pallone, verrà salutato da un coro proveniente dalla curva e dai suoi abitanti: il testo recita “Buh! Buh! Buh!”.
Lo zoo (2)
Ogni stadio è diviso in zone, che accolgono diversi tipi di spettatori, tra loro omogenei: la curva per gli ultras, la tribuna stampa per i giornalisti, il ghetto per i tifosi della squadra ospite, la tribuna d’onore per i facoltosi e così via. Dati i peculiari comportamenti aggressivi della maggior parte di questi gruppi, le zone sono tra loro divise da barriere fisiche, consistenti in grandi strutture metalliche dotate di reti o di pareti di plexiglass, al fine di tenere tra loro separati soggetti che potrebbero accoltellarsi da un momento all’altro, senza nemmeno una ragione (valida o meno). Le parti esterne di queste grandi gabbie sono conformate in modo da impedire la vista di almeno il 50% del campo; ça va sans dire, il prezzo del biglietto pagato da coloro che siedono in quelle zone non è proporzionalmente decurtato.
L’inflazione
E’ cosa nota che l’inflazione è una convenzione, è una media delle medie, è il pollo di Trilussa elevato al cubo. Sarebbe interessante il calcolo del costo della vita e del tasso d’inflazione all’interno dello Stadio dove, per dire, una bottiglietta di the da mezzo litro costa quattro (4) Euro. Il vostro cronista non ha avuto cuore nemmeno di chiedere la quotazione per un Cornetto Algida.
L’aeroporto
All’ingresso dello stadio, gli spettatori vengono accolti da addetti al volantinaggio che li omaggiano con materiale cartaceo di ogni foggia e consistenza (soggetti di ieri: pubblicità del digitale terrestre e appello contro il razzismo negli stadi – vedi sopra). Una stima empirica fatta dal vostro cronista consente al medesimo di valutare che non meno del 65% dei volantini di cui sopra assuma, durante la partita, la forma di aereo di carta, il quale, grazie alla forma medesima, raggiunge una o più nuche appartenenti agli spettatori sottostanti. Ciascun spettatore, quindi, viene raggiunto da un numero di aerei di carta che va dai tre ai tredici, nell’arco delle due ore che passa nello zoo.
“Ma perchè la domenica mi lasci sempre sola e non mi porti a vedere la partita di pallone”.
O benedetta ragazza, ma lo sai quanto sei fortunata?
18/03/2005
Ah, sempre per dire che i numeri possono avere un significato assai modesto, pare che, secondo Eurostat, i dati forniti dall’Istat relativamente ai nostri conti pubblici potrebbero essere affidabili quanto un’equazione di terzo grado svolta dalla persona di bassa statura che alberga in casa mia.
Repubblica.it
15/03/2005
Prescindendo dalla questione delle firme false per la presentazione delle liste candidate alle prossime elezioni regionali, continuo a chiedermi il motivo dello scandalo per l’atteggiamento benevolente del centrosinistra nei confronti della lista di Alessandra Mussolini.
Questa toglie voti al centrodestra? Bene.
Questa ha anche detto che mai nella vita farà accordi con il centrosinistra? Ancora meglio.
Ve lo ricordate Ralph Nader alle elezioni presidenziali americane del 2000? Non sono pochi quelli che ritengono che Nader abbia conquistato, tra i democratici, un numero sufficiente di voti a far perdere le elezioni ai democratici medesimi. Lui che certo non è di destra.
Io penso che George Bush tenga sul comodino la foto di Nader, e lo ringrazi ogni sera per avergli fatto quel gran regalo; non vedo perchè non dovrebbero fare altrettanto Prodi, Fassino e Rutelli*: peraltro, Alessandra è anche più gradevole alla vista, rispetto a Ralph.
* Lo so, lo so che la lista dei cosiddetti leader del centrosinistra è molto più lunga, ma facciamo a capirci, va bene?
12/03/2005
Oggi vestono inappuntabili grisaglie ministeriali, curano di avere il nodo della cravatta stretto al punto giusto, provano ad imparare cinquanta parole di inglese ed accavallano correttamente le gambe quando siedono di fronte a Bruno Vespa.
Ma basta titillarli un attimo, ed ecco emergere l’orgoglio di chi le prendeva e soprattutto le dava, di chi aveva maggiore consuetudine con la spranga che con i libri di scuola, di chi usava le scarpe con il tacco di ferro – e forse anche la punta era metallica, ma non per proteggersi da incidenti sul lavoro, bensì per causarli.
Eccoli, i nostri ministri e sottosegretari, governatori e assessori. Machi picchiatori, virilmente soddisfatti di esserlo stati e probabilmente colmi di rammarico per non potersi più sfogare, di tanto in tanto. Per fortuna c’è sempre un giornalista che gli permette di raccontare dei bei tempi che furono.
Posso far notare che il Magazine del CorSera sta diventando una raccolta di trash giornalistico, al confronto del quale il Sun sembra scritto da Woodward e Bernstein?
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