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23/12/2004
Adesso, una signora con la seconda di giro-petto, come fa a portare un due-tre etti di plastico a bordo di un 767?
Repubblica.it
Preso da un commento chez Brodo, scritto da Brodo medesimo:
“un imbecille è un imbecille, una rosa è una rosa è una rosa – non bisogna aver paura delle parole”.
Voi, sinceramente, quanto spesso apostrofate la gente con gli aggettivi che in cuor vostro ritenete davvero appropriati?
22/12/2004
Mi capitò di scriverne qualche mese fa, e mi imbattei nel prototipo di colui che sostiene che gli animali ti danno almeno tanto amore quanto sono capaci di darne gli umani, aggiungendo poi, a mo’ di chiosa, la sibillina frase “un cane ha un qualcosa che…“. Che cosa, devo ancora capirlo.
Comunque, non posso dire di essere rimasto sorpreso nel leggere che in Italia, come in altri paesi occidentali, il numero degli animali domestici è ormai superiore a quello delle personcine con meno di 15 anni. Da noi, il fenomeno è più evidente, dato che abbiamo il tasso di fertilità più basso della terra: tra cani e gatti, si arriva a 14,5 milioni, bimbetti e adolescenti si fermano a 8.
Non so quanto sia ozioso provare a riflettere sui motivi di questa situazione. Brutalmente, mi verrebbe da dire: cani e gatti rompono meno gli zebedei, in ogni senso. Sbaglio?
Repubblica.it
13/12/2004
Ieri, al Salone del libro usato, Marcello Dell’Utri non sembrava molto allegro.
11/12/2004
Il suo avvocato condannato a undici anni per corruzione.
Il suo ultraquarantennale amico e stretto collaboratore condannato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Lui, condannato per corruzione, salvato solo dalla concessione delle attenuanti generiche che dimezzano i termini di prescrizione.
Qui il problema non è la mancanza di un Elliot Ness de noantri, è la quantità di Bostik che cosparge il retro dei pantaloni di Caraceni del PresDelCons.
07/12/2004
Ieri sera ascoltavo Maria De Filippi, a “Otto e mezzo”.
Nella ridda di inutili amenità che si sono ascoltate, ho sentito la Maria nazionale affermare, con convinta sicurezza, che la televisione “non deve educare”.
Ho pensato che si può seriamente provare ad educare qualcuno, o almeno contribuire alla sua educazione, solo se si ha un’idea del mondo, una visione delle cose, della vita della quale non ci si vergogna.
Ma questi sono tempi di pensiero debole: così, nel pantano del non far fare ad altri ciò che nemmeno noi siamo in grado di fare, ci finiamo tutti.
06/12/2004
L’unico vero contenitore di pubblicità su carta che entra in casa Squonk è il Magazine del Corriere della Sera.
Non ci sono molte parti da salvare, a dire il vero: Salvati, Verderami, D’Orrico, Sabelli.
Ma la sezione veramente imperdibile è quella dove si affastellano le fotografie che ritraggono i partecipanti alle mille feste/presentazioni/cenedigala che infestano questo sciagurato paese. I partecipanti, che si suppone facciano parte del cosiddetto bel mondo (altri lo chiamano jet set, ma ci siamo capiti, no?) sono sempre vestiti in modo a) improbabile, b) costosissimo, c) elegantissimo, d) sfarzoso, e) ridicolo, f) una combinazione dei punti precedenti. Hanno tutti nomi rispetto ai quali la Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare fa la figura della sciura Maria del Gratosoglio; ma non solo, hanno nomignoli presi dagli abitanti del canile municipale di Pessano con Bornago – roba da far rimpiangere le Jennifer Cazzaniga che sbertucciamo con tanta facilità. Passano la vita spostandosi da una colazione ad un brunch, da una sfilata alla presentazione di un libro, il tutto con sovrano disprezzo di colesterolo e trigliceridi.
Io guardo, leggo con passione, perchè ci sono poche cose che mi attraggono quanto queste parate dell’inutile; e, ogni tanto, mi pento di non essere mai stato – e di non essere oggi – un comunista polpottiano. Chissà, magari in un’altra vita.
26/11/2004
Sembra che le nonne americane si stiano attrezzando in gran numero con sistemi di videoconferenza che dovrebbero consentir loro di tenersi in contatto con la prole sparsa ai quattro angoli del continente: “Voglio che [il nipotino, tre settimane di età] mi possa vedere, possa sentire la mia voce. Voglio potergli leggere delle storie, ed essere partecipe di alcune delle sue prime azioni”, dice Melody Wilt, parlando di sè e di suo nipote, divisi da dieci ore di strada.
Non ho un’opinione precisa in materia; a pelle, senza stare a scomodare Orwell (o Jon Endemol), e senza lanciarmi in considerazioni tecnico-economiche sull’affidabilità ed economicità della banda larga in Italia, l’idea di comunicare via webcam non mi attira particolarmente. Sarà che, in occasione dell’unica videoconferenza alla quale ho assistito, sono stato licenziato in diretta in compagnia di un’altra cinquantina di persone sparse in tredici nazioni.
Ma capisco. Ho la fortuna di abitare a cinque minuti di macchina dai miei genitori e dai miei suoceri, la gran parte dei miei amici abita in un’area di quindici chilometri quadrati, insomma, una grossa fetta delle mie relazioni umane non necessita di strumenti tecnologici per prendere forma.
C’è chi non ha analoga fortuna, e vorrebbe avere la possibilità di vedere in faccia la mamma, il nipote, la sorella, l’amica, l’ex collega, pur stando a centinaia di chilometri di distanza. Mi pare comprensibile.
Ci adatteremo, mi adatterò. Ci son cose peggiori nella vita.
New York Times
24/11/2004
Ieri ascoltavo l’intervento del direttore marketing di una famosa azienda di abbigliamento maschile. Parlava dei clienti di questa azienda, una di quelle che tutti conoscono ma che non tutti si possono permettere, nè in Italia nè negli altri cinquantanove paesi del mondo dove ha almeno un punto vendita.
Parlava dell’ordine medio annuo di questi clienti (diecimila euro), parlava dei clienti “top” (fino a trecentomila euro di acquisti all’anno), parlava di come questi signori devono essere curati con la massima attenzione (e ti credo).
Tornando a casa, pensavo a chi può spendere ogni giorno che Dio manda in terra ottocentoventidue euro in vestiti, che vita fa, che gusti ha, che libri legge, che musica ascolta, se mangia soltanto caviale e beve soltanto champagne, se va in bagno e lì fa le stesse cose che faccio io. Le risposte a queste domande retoriche credo di conoscerle, ma ogni tanto è bello crogiolarsi nella propria autocommiserazione.
22/11/2004
Nanni Moretti potrà vantarsi della sua vista lunga: secondo 120 direttori marketing intervistati da Eta Meta Research, il tubo catodico dovrebbe smetterla di ammannirci giovini baldi, palestrati e decerebrati; meglio, molto meglio “gli splendidi quarantenni con qualche filo bianco tra i capelli (…) in grado di parlare con proprietà di linguaggio“.
Calando un velo sull’aggettivo “splendido”, mi pare di avere tutti i requisiti per condurre un talk-show in seconda serata. Signor Costanzo, si faccia in là, per cortesia.
Repubblica.it
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