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    25/04/2009

    Mille cuori e una salamella

    Filed under: — JE6 @ 20:03

    A volte mi chiedo se sono di sinistra – o qualcosa del genere – perchè mi piace il panino con la salamella. Me lo sono chiesto anche un’oretta fa, girando per il piazzale che ospita “Partigiani per ogni quartiere”, manifestazione itinerante che di anno in anno, in occasione del 25 aprile, visita un quartiere milanese e lì allieta grandi e piccini con concerti, birra e, appunto, panini con le salamelle. Me lo sono chiesto perchè mi guardavo in giro e cercavo di capire quale fosse il motivo che ci aveva portati lì a centinaia, a migliaia. Il reggae dei T-Bone? Le facezie di Renato Sarti? I monologhi di Paolo Rossi? L’old-fashioned-style di Ricky Gianco? L’eterogeneità del pubblico me lo faceva escludere, visto che gli anziani del Gallaratese che si erano riversati in massa nello stesso parcheggio dove ogni martedì e venerdì vanno a comprare frutta e verdura non m parevano fan accaniti di hip hop e ska e metal e vecchio rcok’n’roll. Eravamo tutti divisi anche da chiare divergenti interpretazioni estetiche, a giudicare dal mix di abbigliamenti impiegatizi, rasta e figli-dei-fiori-fuori-tempo-massimo. Ho pensato allora che eravamo lì riuniti per festeggiare la Liberazione, il 25 aprile, la Resistenza: poi ho notato che il discorso di introduzione verteva sul concetto di “giornata di lotta” (senza peraltro specificare l’avversario) e che il microscopico stand dell’ANPI era stato relegato all’angolo più estremo dell’area espositiva, raggiungibile solo dopo esser passati davanti al banco del Partito dei Comunisti (“governo ai lavoratori”), a quello di Emergency, a due bancarelle di chincaglierie (“amache fatte e tinte a mano”), alla postazione degli anarchici, a quella del Comitato No Expo 2015, a quella della vendita di libri usati (corso di inglese in audiocassette, romanzo della serie “Beverly Hills 90210”, trattato sull’uso delle emozioni nella comunicazione verbale), ai pannelli di denuncia della nuova destra estrema – Comandante Bulow, ti hanno ricacciato nella macchia dicendo che oggi è la tua festa. Insomma, mi pareva che non ci fosse un solo valido motivo che ci unisse, a noi sinceri democratici stretti a coorte in memoria dei partigiani che ci liberarono da nazisti e fascisti. Poi ho visto la fila chilometrica che si muoveva lenta per fare lo scontrino e guadagnarsi così l’agognato e meritato panino con la salamella, e ho capito che il motivo era quello, era lì sotto i miei occhi, oleoso e profumato, tre euro per sentirsi tutti fratelli – io, mio suocero, il mio ex vicino di casa, il rasta, la pensionata dai capelli cotonati, la liceale, la famiglia piccoloborghese e quella alternativa: mille cuori e una salamella.

    3 Responses to “Mille cuori e una salamella”

    1. S.B. Says:

      Non so, io preferisco quando invece di ricordare e basta si parla anche delle resistenze presenti. Ovvio che alla salamella non si resiste 😉

    2. piero Says:

      Sir, le dirò una verità davvero scomoda: ieri, nel tardo pomeriggio, cercavo di riposare un po’ dopo una giornata in ufficio (si, anche il 25 aprile) e se avessi avuto la possibilità la salamella avrebbe avuto altre destinazioni rispetto a quella desiderata (abito abbastanza vicino a quel parcheggio)

    3. danilo Says:

      La salamella è importante, ovvio. Così come la lotta, anche se va bene non specificare l’avversario, in modo che nessuno si faccia male.
      Ma è che la gente è sola.
      Tutto qui.

      Nei paesi ci si trova al bar, e io che ho cinquantanni posso parlare, senza problemi, con i quindicenni, i trentenni e gli ottantenni. E lo faccio.
      Abbiamo cose da dire, io a loro e loro a me. Cose, anche, importanti, e anche stupide, a volte.

      Nelle città le classi di età sono separate. I luoghi di ritrovo sono diversi. Gli argomenti di discussione sono incompatibili. Eppure rimane il bisogno. Il bisogno, il desiderio, di _non_ avere un’età determinata. Specifica. Di non essere solo quella cosa lì.

      E se la salamella fa il miracolo, tanto di cappello, come dire.

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